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1500 in piazza contro il rigassificatore: "Un'altra bella risposta della città a chi calpesta la democrazia"

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offshore_20_marzo

Il video di tutto il corteo

Alle 18 le facce dei membri del comitato contro il rigassificatore offshore erano soddisfatte e sorridenti. Niente era scontato quest'oggi al corteo perchè era ormai quasi due anni e mezzo che il Comitato non provava una risposta di piazza per ribadire il No al rigassificatore. Era il 13 ottobre 2007 e quasi 3000 persone affrontarono la "lunga marcia"  fino in Suese, a Stagno, dove c'era il presidio permanente e dove stavano costruendo la base terminale delle condutture di gas. Ma a quel tempo i lavori erano appena iniziati e l'umore della piazza era sempre fiducioso. Oggi invece c'era il rischio che la rassegnazione del "tanto ormai lo fanno" lasciasse a casa molta gente. E invece così non è stato perchè anche oggi almeno 1500 persone hanno sfilato per le vie cittadine con il solito spirito delle altre volte, per ribadire il NO a questo pericoloso mostro marino.

A manifestare c'era un mondo variegato, almeno 1500 persone (reali, visto che ultimamente da Livorno a Roma, dalla Cgil a Berlusconi il vizio di sparare cifre ridicole è diventato una patologia) molte famiglie con figli piccoli, partiti (Rifondazione, Verdi, PCL, Sinistra Critica tutti rigorosamente senza bandiera), Greenpeace, gli anarchici, i Carc, i centri sociali, una delegazione No Tav e l'Assemblea 29 giugno di Viareggio oltre a moltissime persone accorse con "adesione individuale" a questo appuntamento che aveva uno spirito ecologico che andava anche oltre la specifica situazione del rigassificatore. Infatti lo striscione di apertura recitava "Livorno non è una pattumiera" riprendendo una vertenza cittadina su inceneritori, centrali a biomasse e tutte quelle nocività che fanno di Livorno la seconda città più inquinata d'Italia dopo Taranto.

Durante il corteo sono state ripetute più volte le 10 domande "scomode" che il comitato rivolge alle istituzioni.

Il corteo è terminato laddove era partito, in Piazza del Municipio, simbolo di questa amministrazione sempre "generosa" con poteri forti e inquinatori. Naturalmente non poteva mancare il solito inutile e eccessivo dispiegamento di forze dell'ordine che è diventato ormai un segno distintivo della gestione del questore Zito. Le forze dell'ordine hanno bloccato le scale del Municipio per non permettere a nessuno di attaccarci striscioni ricevendo un lancio di cartaigienica che ha avvolto la scalinata.

Insomma, una bella giornata per la città che si dimostra ancora viva.

P.s: Il Tirreno questa mattina ha scritto "1.000 in piazza" rimanendo come consuetudine molto basso rispetto ai dati reali. Peccato che appena una settimana fa in occasione dello sciopero della Cgil ha titolato in locandina "10.000 in piazza con la Cgil". Chi era ad entrambi i cortei avrà potuto tranquillamente notare che nei momenti di maggiore afflusso al corteo potranno esserci state 2000 persone a quello dell'offshore e, a stare larghi, forse 3000 a quello della Cgil. Per Il Tirreno invece il rapporto è 10 a 1. Ancora una volta c'è la dimostrazione di come Il Tirreno sia un giornale 10 volte di parte, sempre naturalmente dalla parte dei poteri consolidati della città (in questo caso Cgil e istituzioni).

Il Corriere di Livorno invece ha scritto 500 in corteo. Anche loro avevano scritto in locandina "In10.000 con la Cgil". Insomma, essere di parte (del più forte) può essere anche legittimo, così si diventa ridicoli. Non serviva certo questo esempio, ma una conferma fa sempre bene.

red. 20 marzo 2010

 

Ultimo aggiornamento Domenica 21 Marzo 2010 14:34

Rigassificatore: 10 domande "scomode" per le istituzioni

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offshore-grande-bugiaDIECI DOMANDE SCOMODE AI NOSTRI AMMINISTRATORI E RAPPRESENTANTI A CUI PRETENDIAMO RISPOSTA

Ad oggi, anno 2010, a distanza di ben 8 otto anni dalla presentazione del progetto, il terminale gas offshore, con la scandalosa sentenza del consiglio di Stato, sembra avviarsi al suo compimento.
A questo punto se davvero il buonsenso andrà a perdere e la realizzazione del progetto si fa così vicina, è giusto che ai cittadini venga data notizia di tutta una serie di informazioni:

Questo e molto altro i cittadini livornesi hanno il diritto di sapere in particolare da Lamberti, ex sindaco di Livorno, da Cosimi, sindaco di Livorno, da Cinuzzi, ex dirigente ASA, da Manacorda, ex presidente ASA, da Filippi, senatore della Repubblica, da Nocchi, ex segretario CGIL, da Strazzullo, attuale segretario della CGIL, da Bussotti, ex assessore all’ambiente del Comune di Livorno, da Kutufà, presidente della Provincia e da molti altri che in questi anni hanno architettato questa serie di menzogne.
Visto che non si vergognano almeno abbiano il coraggio e  la decenza di rispondere. O faranno come Berlusconi?.

I cittadini livornesi hanno il diritto di sapere:

1) Che fine hanno fatto i 200/300 nuovi posti di lavoro, fra occupazione diretta e indotto, che dovevano essere creati dall’impianto OLT?

2) Che fine hanno fatto i risparmi fino al 10% sulle bollette del gas per i livornesi e per gli altri utenti di ASA?

3) Che fine hanno fatto i benefici per l’ambiente dovuti alla riconversione a metano della centrale ENEL del Marzocco?

4) Che fine hanno fatto le promesse di riconvertire al Cantiere di Livorno la gasiera-terminale?

5) Che fine hanno fatto gli altri progetti di rigassificatori offshore che si diceva erano in fase realizzativa in tutto il mondo visto che oggi in Dubai si vantano di essere il primo cantiere a trasformare una gasiera in nave terminale galleggiante per la rigassificazione del GNL e la SAIPEM parla di Livorno come di una grande sfida per una tecnologia innovativa e quindi mai provata?

6) Che fine hanno fatto i timori di incidente catastrofico che nel 2001 avevano fatto negare l’autorizzazione ad una boa per navi gasiere destinate al Costiero Gas di Livorno: perché per la Provincia e il Comune di Livorno una boa per scaricare GPL era rischiosa mentre non lo era un terminale che vede due enormi gasiere affiancate per una settimana a scaricare milioni di litri di GNL con una tecnologia del tutto sperimentale con gravi rischi aggiuntivi?

7) Che fine hanno fatto le necessità di tutela del santuario dei cetacei che nel 1999 spinsero il Ministero dell’ambiente a stoppare la discarica in mare dei fanghi di dragaggio del porto di Livorno se ora esattamente nello stesso sito la SAIPEM sta posando le tubazioni destinate a portare il gas dal terminale a terra con la conseguente rimessa in circolo di tutte quelle porcherie?

8) Che effetto hanno avuto i rilievi dell’ARPAT che nel 2003 giudicava superficiali le relazioni tecniche sulla sicurezza presentate da OLT?

9) Che fine hanno fatto gli accordi fra il sindaco di Livorno Lamberti e quello di Genova Pericu, con i quali Genova scaricava su Livorno il progetto di rigassificatore presentato dal pluricondannato Belleli, progetto giudicato a ragione pericoloso e inquinante, e in cambio si accollava gli oneri dei debiti fallimentari di ASA?

10) Che fine ha fatto la commissione internazionale voluta nel gennaio 2007 dalla Regione Toscana con una spesa di 120.000 euro: i lavori stanno andando avanti ma coloro che avrebbero dovuto certificare la sicurezza dell’impianto non sono stati messi in condizione di operare perche la OLT non ha ancora presentato il rapporto sulla sicurezza e quindi nessuno è oggi in grado di sapere come funzionerà il rigassificatore, quale impatto avrà sul mare e sull’aria, quale saranno i rischi di incidente cui si va incontro, quali i piani di emergenza da predisporre.

Il Comitato contro il Rigassificatore Offshore di Livorno

Ultimo aggiornamento Domenica 21 Marzo 2010 12:43

Mobilità urbana e polveri sottili: servono ben altre misure. I comunicati

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inquinamento_atmosfericoNon è da ieri che Livorno (e la sua provincia, con Rosignano e Piombino) è una delle “capitali” delle polveri sottili e dell’inquinamento atmosferico. Nell’Inventario Regionale Emissioni (IRSE) del 2000 su 1919 tonnellate di PM10 da fonti puntuali in Toscana, Livorno e provincia ne sopportano 1105 tonnellate. Alle polveri primarie vanno aggiunte quelle derivanti da ossidi di azoto (particolato secondario), ancora più consistenti. Nell’aggiornamento 2005 all’IRSE si legge che “Per gli ossidi di azoto, così come per il materiale particellato fine primario PM10, la Provincia di Livorno presenta un’emissione per abitante pari a quasi il doppio rispetto al dato regionale.”

A questi inquinanti vanno ovviamente aggiunti tutti gli altri, tra cui benzene, mercurio, diossine, IPA, ossidi i zolfo, ecc. Questo insieme (tratto da dati ufficiali del Ministero dell’Ambiente) colloca Livorno al secondo posto – dopo Taranto – come città più inquinata d’Italia.

Prendersela con il traffico, come fa l’ordinanza del sindaco n. 28870 del 16 marzo, anziché con le cause reali, perpetua l’equivoco e si caratterizza come un tentativo patetico di dimostrare  che si fa qualcosa (in attesa che la legislazione riallarghi le maglie dell’inquinamento ammesso), mentre in realtà si continua a chiudere gli occhi e si fa il contrario. Si autorizzano due nuove centrali elettriche senza filtri anti-emissioni, e senza che Comune e ASL dicano una parola.

E si continua a tacere  sulle emissioni delle navi in porto: se è vero quanto scrive il Guardian, autorevole quotidiano britannico laburista, del 9.4.2009

http://www.guardian.co.uk/environment/2009/apr/09/shipping-pollution)

una grande portacontainer inquina quanto 50 milioni di auto …

Quindi,anziché misure “propagandistiche” per due giorni sul traffico si potevano (e si possono) prendere misure sperimentali di allontanamento accelerato di navi dalle banchine e – sul versante industriale fisso – di riduzione anche minima della produzione delle tre centrali elettriche della città e della raffineria. Invece siamo in attesa di due nuove centrali elettriche .

18.3.10

Maurizio Marchi

(Resp. prov.le Medicina Democratica)

***

Mobilità urbana e inquinamento: continua il gioco dell'oca!

LIVORNO _ Il Comune di Livorno adotterà misure cautelari per rimediare ai superamenti dei limiti previsti per le Pm10 – polveri sottili (8 eccessi in poco più di un mese e mezzo e la normativa dice che si può sforare solo 7 volte l'anno!).

Eppure non dovrebbe essere una sopresa, afferma il portavoce dei Verdi di Livorno Stefano Romboli - visto che storicamente la provincia di Livorno è soggetta a particolare attenzione per i suoi livelli di criticità per le Pm10 (come evidenziato pure dal Piano regionale di risanamento e mantenimento dell'aria 2008 – 2010).

Ancora una volta emerge la superficialità con cui l'amministrazione comunale intende provvedere: sconti sui bus e parcheggio gratuito per ora, poi si vedrà.

A parte che l'inquinamento veicolare incide per il 30% circa sulla formazione delle Pm10, sconcerta come il concetto di salute passi decisamente in secondo piano. E' il quadro complessivo della sanità toscana che non convince: sui quasi 7 miliardi di euro che la Regione Toscana investe sulla sanità, solo 6,5 milioni sono stati spesi nel 2009 per il piano di risanamento della qualità dell'aria. Sembra venir meno la priorità del concetto di prevenzione.

 

La provincia di Livorno risulta avere dopo Taranto il primato delle emissioni inquinanti (classifica di Peacelink).

In Toscana è la prima per inquinamento atmosferico (dai dati ARPAT risulta che nella nostra provincia ci sia il 43% del totale) e in particolare per le emissioni di ossidi di carbonio, azoto, zolfo e Pm10 (dati IRSE – l'Inventario Regionale delle sorgenti di emissionne in aria ambiente).

Logica conseguenza del fatto che nella provincia livornese si trovano 8 delle nove maggiori centrali per la produzione dell'energia elettrica della Toscana e si produce l' 85% dell'energia toscana. A questo si aggiungono le emissioni delle navi, le  centrali a biomasse e gli inceneritori.

E infine l'inquinamento dovuto al traffico veicolare che incrementa la quantità delle Pm10.

La città è dominata dai mezzi privati a motore (tra i 5 comuni italiani capoluogo di provincia con più di 200 motocicli per mille abitanti), anche a causa della scarsa attenzione alla mobilità sostenibile, scarsa promozione e diffusione della cultura della mobilità “dolce” rappresentata dal trasporto pubblico e collettivo e dall'uso della bicicletta (scarsa qualità e funzionalità delle piste ciclabili, carenza di rastrelliere ecc)

Livorno non presenta un vero piano del traffico e infatti la prima giunta Cosimi non ha mai realizzato il Piano Urbano della Mobilità, anzi ormai da anni la città è vittima di una mancanza di programmazione seria e coerente finalizzata ad un ripensamento generale dello “spazio città”.

Il centro è un insieme disarticolato di spazi pedonali (pochi) che comunque non vengono rispettati (piazza Cavour) e di strade con altissima pericolosità per pedoni e ciclisti (altissimo il numero di pedoni vittime di incidenti anche sulle strisce pedonali).

Il quadro è completato dalla realizzazione dei parcheggi in pieno centro (Odeon, ex Peroni) anziché delimitarli fuori dal centro e concepirli come parcheggi “di scambio” con mezzi alternativi.

I dati dell'inquinamento – conclude Romboli - dovrebbero suggerirci la necessità di cominciare a pensare seriamente in termini di una conversione ecologica coerente ed organica, invece di perseverare nella prospettiva industriale e sviluppista, secondo il modello condiviso dal PDL e dal centro sinistra: tragicomico pensare di disincentivare l'uso dei veicoli a motore con gli sconti sui biglietti ATL!

Livorno, 18 marzo 2010                 

L'Ufficio Stampa Verdi di Livorno -  Livorno LIbera

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Marzo 2010 20:07

Caso Lonzi, la vergogna continua: la Procura annuncia l'archiviazione. L'indignazione della madre.

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lonzi_marcelloIl caso Lonzi è archiviato. Questa è la vergognosa decisione della Procura di Livorno e del Pm Giaconi circa la morte di Marcello Lonzi nel carcere delle Sughere di Livorno nell'ormai lontano luglio 2003.

La notizia ha iniziato a circolare già da questa mattina quando i giornalisti hanno chiamato la madre, Maria Ciuffi, per annunciarle la triste notizia. Un fulmine a ciel sereno, visto che Maria stava raccogliendo soldi proprio per controbattere all'ultima perizia medico-legale dell'Università di Siena e attendeva la relazione del suo medico legale di fiducia che avrebbe smontato punto per punto quella della collega senese.

Invece la Procura ha deciso anche senza la seconda controperizia. Ma la cosa ancora più strana e grave è che la madre e gli avvocati erano stati convocati dal pm Giaconi il 25 marzo prossimo per la chiusura delle indagini, mentre i giornalisti sono venuti a saperlo già oggi rendendo inutile a questo punto l'incontro del 25.

Nelle 19 pagine che la Procura ha inviato all'avvocato Dinelli che assiste Maria Ciuffi, il Pm Giaconi ha ripercorso tutta la storia del caso dal 2003 ad oggi arrivando alla conclusione che la morte è avvenuta per insufficienza cardiocircolatoria mentre le costole rotte sono dovute al tentativo di rianimazione. Secondo Maria Ciuffi invece da questa relazione mancano alcune testimonianze chiave e non vengono messe in evidenza le omissioni e le contraddizioni che ci sono state in questa vicenda.

Maria Ciuffi in questo momento è una donna distrutta, che vede sfumare 7 anni di battaglie, tuttavia ha annunciato che non si arrenderà e già dalle prossime ore potrebbe annunciare clamorose proteste fino anche al ricorso a Strasburgo.

Da parte nostra riteniamo scandaloso che questa morte non abbia trovato nemmeno un processo dove essere accertata e che in ogni caso non ci sia nemmeno un imputato non tanto per omicidio (indagato per omicidio era il compagno di cella che tuttavia Maria Ciuffi ha sempre ritenuto estraneo), ma nemmeno per omessa vigilanza (erano indagati due guardie). Insomma, se qualcuno sperava che si andasse ad un processo per reati minori tanto per far vedere che si cercava quantomeno un po' di verità, è andato anch'esso deluso. La linea scelta è stata quella dell'insabbiamento all'italiana, la stessa del Moby Prince e la stessa che probabilmente colpirà anche il caso Cucchi la cui morte è stata da poco derubricata a "disidratazione".

red. 18 marzo 2010

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Marzo 2010 13:42

Livorno: blitz contro rigassificatore, denunciati attivisti Greenpeace

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rainbowarrior2Per il blitz effettuato ieri in difesa del “Santuario dei Cetacei” tre attivisti di Greenpeace sono stati denunciati dalla Digos di Livorno. I tre ieri hanno preso d’assalto una nave posacavi che stava effettuando i lavori di realizzazione del rigassificatore offshore autorizzato al largo della costa tra Pisa e Livorno ed hanno scritto con della vernice bianca “Balene finite” sulla fiancata dell’imbarcazione.
Per realizzare il loro raid i tre hanno naturalmente violato l’ordinanza di interdizione del traffico navale intorno alla piattaforma, emessa dalla capitaneria di porto e si sono anche resi colpevoli di “violenza privata” per aver scalato la gru esterna alla nave posacavi.
Il terminal di gas off-shore si trova proprio al centro della zona conosciuta come Santuario dei Cetacei, che è sottoposta a una speciale protezione garatìntita da un trattato internazionale tra Italia, Francia e Principato di Monaco.

tratto da  www.italiavela.it
17 marzo 2010

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