Saturday, Feb 28th

Last update:09:12:44 AM GMT

You are here:

COMUNICAZIONE E MEDIA

Il Nazareno televisivo. Mediaset vuole gli impianti Rai

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 

Il Nazareno televisivo. Mediaset vuole gli impianti Rai

tratto da http://contropiano.org

Ora si capisce meglio perché Renzi abbia così fretta di concludere con la "rifoma della governance della Rai", al punto da minacciare la presentazione di un decreto legge che ha costretto persino la fin qui silente presidente della Camera, Laura Boldrini, a emettere un cauteloso "ohibò!"

Il Cda di Mediaset, ieri, ha dato il via libera alle condizioni dell'offerta della controllata Ei Towers su Rai Way "per costruire un'aggregazione nazionale dell' infrastruttura di trasmissione televisiva". Mediaset pertanto voterà a favore di una proposta di aumento di capitale nell' assemblea di Ei Towers prevista il 27 marzo. 

La parte cash corrisponde al 69% della valorizzazione di ogni titolo della società delle torri della Rai. La componente azionaria il restante 31%, spiega una nota emessa dopo il board di Ei Towers cha ha approvato all'unanimità l'operazione. Senza accennare minimamente alla presenza o meno di Berlusconi nella riunione.

L'acquisto, se l'Opa andrà in porto, verrà integralmente finanziato da un "primario istituto di credito internazionale". L'opas partirà dopo un'assemblea degli azionisti fissata per la fine di marzo, avrà una durata tra i 15 e i 40 giorni e dovrebbe concludersi comunque entro l'estate.

L'obiettivo è esplicito, dichiarato: la "creazione di un operatore unico delle torri broadcasting" per "porre rimedio all'attuale situazione di inefficiente moltiplicazione infrastrutturale dovuta alla presenza di due grandi operatori sul territorio nazionale". La società delle torri del gruppo Mediaset assicura in ogni caso che "continuerà a garantire l'accesso alle infrastrutture a tutti gli operatori televisivi" e "aprirà sempre più la propria infrastruttura, in prospettiva agli operatori di Tlc".

Poco chiaro? Basta cambiare i termini: in questo momento esiste una "inefficiente e costosa" duplicazione della rete infrastrutturale - le torri che fanno rimbalzare il segnale fino a coprire l'intero territorio nazionale - una di proprietà della Rai (quella più efficente, secondo tutti gli esperti di telecomunicazioni) e una in capo a Mediaset. 

L'obiettivo è di fonderle in una sola, di proprietà Mediaset, che avrà così il monopolio della rete. Un po' come avere la prorietà della rete autostradale, di quella della telefonia fissa, di gas, elettricità, acqua, ecc. Tutti "monopoli naturali", perché è praticamente insensato duplicare - a costi spaventosi - una rete che già, bene o male, funziona.

Le uniche eccezioni infrastrutturali sono appunto quella televisiva e della telefonia mobile, dove esiste una minima pluralità di reti (due per le tv, quattro o tre e mezzo per i cellulari).

Mediaset vuole il monopolio Ma garantisce, bontà sua, che permetterà anche alla Rai - previo prezzo da concordare, probabilmente altissimo perché se c'è monopolio il prezzo lo fa il proprietario - di utilizzare quei ripetitori. Se sorgeranno problemi, spegnerà il segnale Rai?

Normalmente, in un regime di mercato aperto, le reti infrastrutturali sono proprietà di una società pubblica, cui i doversi operatori privati concorrenti pagano un identico prezzo d'affitto. Se invece la rete è di proprietà privata è inevitabile che venga prima o poi utilizzata per stroncare la concorrenza. Che in campo televisivo è sostanzialmente ridotta alla sola Rai (più La Stee, va bene...).

Questo è il "patto del Nazareno". La parte "hard".

25 febbraio 2015

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Febbraio 2015 13:12

La Repubblica, clamorosa figuraccia su Isis: Lercio usato come fonte

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 10
ScarsoOttimo 

isis maglia napolitratto da http://www.newspedia.it

19 febbraio 2015: Lercio usato come fonte delle ultime notizie sull’Isis? Succede anche questo. Ed è La Repubblica a cascarci, portandosi dietro altri siti di informazione. A svelarlo è lo stesso Lercio, sulla sua seguitissima pagina Facebook. Qualcuno lì a La Repubblica ha preso per buono una “bufala” inventata da Lercio un anno fa. Ecco cosa si legge sulla pagina Facebook di Lercio:

“Avete presente la foto dell’ostaggio dell’Isis con la maglietta del Napoli che sta girando in questi giorni? Ieri Repubblica ha voluto tranquillizzare tutti rivelando che “…non si tratta di un ulteriore messaggio intimidatorio diretto al nostro Paese. Solo un caso, dunque, che la vittima indossasse la maglia del Napoli, particolare probabilmente dovuto al fatto che in quelle zone lavorano diverse associazioni umanitarie, tra cui la Onlus Dribbla la povertà, che distribuiscono le divise delle squadre più famose al mondo”.
Questa spiegazione è stata ripresa da molti siti di informazione:

http://www.ilroma.net/…/isis-minaccia-litalia-siamo-sud-di-…

http://napoli.fanpage.it/ecco-perche-un-uomo-con-la-maglia…/

http://www.lastampadelmezzogiorno.it/…/15176-iracheno-con-l…

Ecco, volevamo dire alla redazione di Repubblica e a tutte le altre che la Onlus “Dribbla la povertà” non esiste. Nessuna associazione distribuisce magliette di calcio nel Terzo Mondo. Ce lo siamo inventato noi un anno fa. E’ tutto scritto in questo articolo di Vittorio Lattanzi che vi invitiamo a rileggere.

Ringraziamo Matteo Bianchini per la segnalazione e Ciccio Grana per lo screen.

http://www.lercio.it/ecco-perche-africa-ce-sempre-qualcuno…/

L’articolo in questione è presente anche nel nostro librohttp://www.rizzoli.eu/libri/un-anno-lercio/ “

20 febbraio 2015

AddThis Social Bookmark Button

Cronache del calcio renziano/2: il marketing politico e i media sugli incidenti di Roma-Feyenoord

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 6
ScarsoOttimo 

roma feyenoord piazzaAppena due giorni fa scrivevamo un po' di cronache del calcio renziano, tra fallimenti di società e dichiarazioni improbabili di dirigenti e presidenti. Parlavamo di uno sport in declino, in mezzo alle dichiarazioni roboanti del presidente del consiglio sulla “ripresa”, in senso economico s’intende, del paese. Oggi vale la pena di commentare le cronache del pre-partita di Roma-Feyenoord (l’incontro come al solito ha regalato uno stadio Olimpico semideserto). Cronache nelle quali gli incidenti che possono accadere quando in trasferta, all’estero, vanno più di 30 persone sono state rappresentate come battaglia di epocale memoria. Elevate in modo, oltre che attirare un pò di affusso sui siti e preparare il cartaceo del giorno dopo, da permettere al povero sindaco Marino di soddisfare qualche bisogno di marketing politico dopo la vicenda di Roma capitale. Già perchè oggi, come ieri quando questo concetto era sconosciuto, il marketing politico positivo lo si ottiene se si invocano misure draconiane contro i teppisti, gonfiare un pò di movimento concitato, elevando gli incidenti a battaglia epocale, e, solo allora, si riesce a fare marketing forcaiolo. Dove il sindaco convoca, a leggere le agenzie di stampa, l’ambasciatore olandese nemmeno fosse un capo di stato per una serie di incidenti tra tifosi e polizia.

Abbiamo letto di città “messa a ferro e fuoco” e poi visto una fontana scheggiata che, per quanto affare grave, non è sintomo di una guerra civile. Abbiamo sentito, sui media, parole come “devastazione” ma tra le bottiglie viste per terra e le rovine fumanti di una capitale c’è, oggettivamente differenza. Non per il sindaco Marino, convinto di capitalizzare consenso parlando come se dovesse sovraintendere la riedizione del D-Day. Ci sono state “falle nella sicurezza” ha dichiarato pubblicamente il primo cittadino di Roma come se dovesse controllare gli areoporti da Isis. E’ evidente che una qualche birra di troppo genera sempre qualcosa, in una piazza piena di poliziotti. Ma, visti anche i filmati, questo qualcosa, ed è un problema di credibilità dell’informazione, non può essere ingigantito come se fosse un corpo a corpo di dimensioni epocali. Abbiamo visto un filmato dove un tifoso olandese, evidentemente non convinto dei mezzi usati dalla polizia in tutta la vicenda, era andato a protestare contro le forze dell’ordine ed è stato fermato dai tifosi olandesi. Tutti a volto scoperto, senza oggetti contundenti nè personali nè ricavati dalla piazza. Per essere black bloc, come il sensazionalismo della stampa italiana ha detto riprendendo quello della stampa olandese, questi tifosi ci sembrano perlomeno di quelli che hanno lasciato le tattiche di guerriglia a Rotterdam. Se qualsiasi incidente deve essere trasformato in catastrofe, specie quando c’è il calcio di mezzo (sport in declino ma sempre carne pregiata quando si tratta di usarlo come strumento di consenso per le politiche di polizia), figuriamoci poi se tutti non si buttano dietro ai brandelli di marketing politico magari sfuggiti al sindaco Marino.

Un dirigente del Pd ha definito i tifosi olandesi “animali”, evidentemente si è sentito libero di cercare quel consenso pulsionale e forcaiolo che, in altre occasioni, non può essere evocato così facilmente. Il ministro Franceschini ha parlato di “pene esemplari” giusto prima di tornare alla discussione sulla depenalizzazione del falso in bilancio, un unicum europeo. Sono fioccate le richieste di dimissioni del ministro Alfano e c’è solo da stupirsi che il ministro della difesa non sia stato chiamato in causa.

Infine ecco lui, “il bomba” in persona, Matteo Renzi. Ovviamente ha detto che, per le partite in trasferta, gli italiani “queste cose non le fanno”. Giusto per solleticare l’immaginario degli “italiani brava gente” che solletica l’orgoglio nazionale. Beh, poco più di un anno fa sono stati arrestati 149 laziali a Varsavia. Teppisti che hanno messo a ferro e fuoco la capitale della Polonia? No, secondo buona parte della stampa italiana, specie quella geograficamente più vicina alla squadra, si è trattato di forzature della polizia polacca e di violazione dei diritti civili dei tifosi laziali in trasferta. Con un partito “Fratelli d’Italia”, che sa tanto di nazionale che scende in campo, che si è schierato in prima linea in difesa dei tifosi laziali. Con toni e accenti simili, se non identici, a quelli che la stampa olandese, quella più vicina al Feyenoord che non può usare toni sensazionalistici, sta utilizzando in queste ore parlando dei propri tifosi. Scherzi del marketing politico: a seconda di dove siano spazialmente collocati i tifosi, e in quale tipo di trasferta, gli stessi soggetti e gli stessi atti passa da essere affare di “animali” a questione di “diritti civili violati”. Se oggi il ds del Feyenoord dicesse, come ha fatto quello della Lazio a Varsavia poco pià di un anno fa, “la polizia ha preso tanta gente che non c’entrava niente”, come sarebbe accolto dal sindaco Marino? Ci sarebbe da aspettarsi la severa interrogazione all’ambasciatore olandese, minimo, per una frase del genere.

Il marketing securitario, che si basa sulla richiesta pubblica di “’più polizia efficiente” qualsiasi cosa accada poi, come si vede, non ha bisogno che gli episodi accadano. Ha bisogno invece di accanirsi su dettagli, ingrandire gli effetti, creare un eco mediale di panico. Eco reso possibile dagli innumerevoli argomenti in cui i media trasmettono contenuti a reti unificate (militare, finanza, Papa Francesco e, appunto, calcio). Accaduto questo al marketing securitario non resta poi che precipitarsi a dichiarare la miglior misura forcaiola del momento, per le agenzie di stampa, e vinca il più creativo. Così funziona il governo del tifo nel calcio renziano. A cosa sia accaduto veramente ci si penserà un’altra volta, se tornerà comodo. A seconda di chi va in trasferta e dove, naturalmente. Nell’epoca del calcio del “bomba” tutto questo altro non è che normalità spicciola. Intanto non un atto del governo, Del Rio ha la delega allo sport, sul caso Parma. Perchè la regolarità del campionato non è minacciata dalle bottigliate dei tifosi olandesi. Ma dal rischio, per dirne solo una, che il Tardini non apra per lo sciopero degli steward che non riscuotono da mesi. Per adesso gli addetti allo stadio di Parma sembra abbiano promesso pazienza. Il calcio di Renzi è questo.

Redazione, 20 febbraio 2015

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Febbraio 2015 14:20

Libia, tra tragedia e farsa

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 

La reazione dei media italiani, l’agenda del governo, la reale situazione sul campo

Libia-nave-italiaCristiano Tinazzi - tratto da http://www.qcodemag.it

I media italiani sembrano completamente impazziti. Articoli che raccontando di tagliagole scatenati e terrore per le strade di Tripoli, ci rendono una versione terribilmente naif di quello che sta avvenendo in realtà in Libia. Un po’ come nel 2011, quando si era un pugno di inviati in Tripolitania e dall’Italia arrivavano notizie pazzesche che, però, non avevano nessun fondamento sul terreno.

La strada per la quale voglio accompagnarvi oggi non è un esercizio di dietrologia complottistica, ma una analisi fredda e (spero) logica dei fatti che ci hanno portato a ingigantire in maniera abnorme delle notizie reali. Ho una opinione che potrà essere o meno condivisa, ma che, per esperienza pregressa sulla Libia, trovo abbastanza aderente alla realtà. Premetto che non voglio assolutamente sottostimare la presenza dello Stato Islamico nel Paese. Ma andiamo per gradi.

Prova di analisi di lettura

13 febbraio

Il Ministro degli Esteri Gentiloni rilascia dichiarazioni allarmanti sulla situazione in Libia dopo che l’Ansa, dal Cairo, pubblica un lancio d’agenzia nel quale la Farnesina invita tutti gli italiani a lasciare il Paese.

La nota però è del 1 febbraio, come si può leggere sul sito della Ministero degli Affari Esteri ‘Viaggiare Sicuri’. Passano quindi dodici giorni senza che nessuno faccia notare l’avviso. Il 13 però avviene qualcosa: a Sirte appaiono uomini armati che occupano una stazione radio e lanciano proclami pro-Isis.

Sirte, ex città natale di Gheddafi, non è nuova a omicidi mirati e attentati da parte di gruppi radicali, per chi segue quasi quotidianamente le vicende libiche. È una delle roccaforti di Ansar al-Sharia, gruppo jihadista che rientra nell’orbita della coalizione ‘Alba Libica’, contrapposta alle milizie dell”Operazione dignità’ del generale Haftar.

È fatto anche abbastanza noto, che poco fuori Sirte si trovino suoi campi di addestramento. Nell’ottobre 2013, una esplosione elimina sette miliziani di Ansar. Non è chiaro il motivo ma molti siti che si occupano di intelligence parlano di un attacco Usa con un drone. A Sirte non ci sono solo gli uomini di Ansar, ma anche quelli di Misurata e di milizie loro alleate. Torniamo ad oggi: uomini armati, dicevamo, occupano alcuni edifici pubblici e una radio. La notizia che viene diffusa dai media italiani è che Sirte sarebbe completamente in mano allo Stato Islamico.

14 febbraio

L’ambasciata italiana si prepara a chiudere. La scena ricorda l’evacuazione della nostra ambasciata nel marzo 2011. Stesse modalità. Anche in quel caso era pronta a salpare una nave nel porto di Tripoli ma tutto il personale diplomatico, insieme a qualche giornalista, alla fine lasciò la capitale con un C-130 dell’Aeronautica militare italiana.

Il ministro della Difesa Pinotti rilascia una intervista dove si dice pronta ad inviare 5mila uomini in Libia, anche se poi corregge il tiro e ammette che «sono solo ipotesi».

Intanto Gentiloni fa sapere che il governo riferirà per il giorno 19 in aula sulla situazione libica. Tanti politici italiani chiedono un intervento militare. E il vicepresidente della commissione Difesa del Senato, il leghista Sergio Divina, si spinge fino a chiedere a Pantelleria «l’invio di battaglioni specializzati nella lotta al terrorismo e la Marina a schierare le fregate a protezione delle acque territoriali. Sirte e Derna in mano all’Isis vuol dire – ribadisce Divina – il Califfato a 200 km come la distanza tra Napoli e Roma».

Divina mescola il problema dei migranti con il possibile arrivo di terroristi via mare. Molti non aspettavano che questo momento per criminalizzare i disperati che arrivano via mare. La gara a chi rende più vicino l’Isis è partita. Sirte è a 600 chilometri circa da Lampedusa. Via mare, non terra. La stessa Pinotti riferisce nell’intervista sopra citata che lo Stato Islamico sarebbe a «350 chilometri dalle coste italiane». Gentiloni parla invece di «200 miglia marine», che sono 371 chilometri, riferendosi entrambi probabilmente alla distanza marittima tra Tripoli e Lampedusa. Ma Sirte è a circa 500 chilometri a est di Tripoli. E Tripoli è ad almeno 500 chilometri dalla Sicilia. Via mare.

15 febbraio

Le notizie che vengono dalla Libia, riportate dalla stampa italiana sono sempre più allarmanti. Si parla di Sirte in mano ai miliziani dell’Isis, di possibilità di colpire l’Italia con degli Scud, mentre arriva la notizia delle terribile esecuzione di 21 copti egiziani e delle minacce all’Italia: «Siamo a sud di Roma».

L’Ansa riferisce addirittura di volantini dell’Isis che annunciano la marcia su Misurata. La Stampa, in uno degli articoli più insensati e privi di fondamento intitolato Libia, gli italiani: “Tagliagole in strada, è il terrore”, raggiunge il suo apice, raccontando di fantomatiche presenze dell’Isis a Tripoli presto seguita da «bandiere nere dell’Isis a Tripoli» di altre testate radiotelevisive.

L’autore dell’articolo, che di Libia ha visto forse molto poco, intervista Bruno Dalmasso, il custode del cimitero italiano di Tripoli, che è un personaggio interessante per la sua storia personale ma non dal punto di vista politico su cosa succede o non succede in città. È anziano e non è un analista, ma va bene lo stesso se dice: “Chi comanda ormai a Tripoli – dice Dalmasso – sono le bandiere nere, quelli dell’Is. In città vedi molti stranieri, siriani o iracheni che magari si sono tagliati le barbe o i capelli ma poi quando si tratta di accoltellare o sparare sono in prima fila».

Sempre per l’autore dell’articolo Tripoli sarebbe «una città fantasma». A ruota le televisioni nazionali intervistano uno degli italiani rientrati dal Paese che afferma: »La situazione a Tripoli è critica…E l’Isis è già da un pezzo che è a Tripoli, lo ha detto anche la televisione».

Se lo dice la televisione…allora è tutto a posto. L’Huffington Post pubblica un discutibilissimo articolo sull’impiego dei nostri militari in Libia. Irreale. Chiunque sa benissimo che mandare truppe in un Paese con una guerra civile in atto e che tra l’altro non ha richiesto nessun intervento esterno, non ha nessun senso pratico ed è irrealizzabile dal punto di vista normativo internazionale.

È un solo mero esercizio di retorica, quello sfoggiato da Gentiloni e dalla Pinotti. Nei fatti non c’è nessun modo per mandare truppe straniere nel Paese. E di sicuro non basterebbero 5mila uomini. Quindi analisi su chi si sarebbe già scelto di mandare con corpi e supercorpi alla ‘marines’ fanno molto ridere. Gli italiani non metteranno mai piede in Libia.

In ultimo Wired ci regala una perla indimenticabile, paragonando Lampedusa a Kobane, articolo che vi consiglierei di leggere per farvi due grasse risate e capire cosa voglia dire non avere il minimo senso della geografia in questo mare di allucinazioni collettive: «La situazione è seria: l’Italia è vicinissima alla Libia, l’isola è l’avamposto nazionale, è esposta al mare e presidiata prevalentemente per accogliere migranti o disperati; certo non per fronteggiare l’eventuale attacco delle milizie nere. Inoltre in Libia ci sono gli SS-1 Scud, missili sovietici a corto raggio con una gittata che va dai 300 ai 450 chilometri»…

Quindi, dopo aver analizzato gli eventi e la copertura mediatica, ci rimane il motivo per il quale si è scatenato un tandem di illazioni sia da parte della comunicazione pubblica che dei media italiani. Se date un’occhiata alla stampa estera, non c’è nulla o quasi a parte la notizia della chiusura della nostra ambasciata.

Per la stragrande maggioranza dei media internazionali Sirte non è caduta in mano all’Isis, anche perché non ci sono stati combattimenti di rilievo. Non ci sono ‘marce’ su Misurata e a Tripoli a parte una lunga sparatoria a Fashloum tra una milizia e dei sostenitori di Haftar non è successo niente di diverso da quello che succede da mesi. D’altronde solo un cretino potrebbe pensare che una milizia, che sia l’Isis o altre, possa «marciare su Misurata» senza problemi, visto che si scontrerebbe con la formazione militare più potente e più agguerrita della Libia.

L’Italia ha sempre mantenuto una equidistanza tra le due fazioni principali in campo. L’ambasciatore Buccino è anche andato a Ginevra nelle scorse settimane per partecipare ai round negoziali per i colloqui di pacificazione nell’ambito della missione Onu Unsmil (United Nations Support Mission in Libya, richiesta nel 2011 dalle autorità libiche e più volte prorogata).

È ovvio che la comparsa di gruppi legati all’Isis, probabilmente fuoriusciti dall’ombrello di Ansar al Sharia, e le successive azioni su Sirte, seguite all’attentato a Tripoli contro l’Hotel Corinthia, hanno spostato il baricentro italiano verso il governo esiliato a Tobruk, da qui la partenza dell’ambasciatore e del corpo diplomatico.

Abbiamo preso posizione con Tobruk senza dirlo ufficialmente e utilizzando il problema (reale) della sicurezza per allontanarci in maniera plateale e senza dover fornire ulteriori giustificazioni. Il timore è che il nostro interesse non sia soltanto concentrato sul governo di Al Thani, ma, molto più probabilmente suo più potente alleato, ovvero il generale ribelle Khalifa Haftar. Haftar ha il supporto delle forze armate egiziane e probabilmente sta guadagnando credibilità presso le cancellerie occidentali. L’uomo sul quale giocare l’ultima carta.

17 febbraio 2015

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Febbraio 2015 01:14

Rainews24, l'altoparlante dei nazisti ucraini

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

Rainews24, l'altoparlante dei nazisti ucraini

tratto da http://contropiano.org

Nei giorni scorsi la rete all news della Rai, pagata con i soldi del canone e gestita come una clava come arma di propaganda al servizio del Pd renziano da Monica Maggioni, ha mandato in onda ripetutamente un servizio realizzato dall'inviata in Ucraina, Lucia Goracci. Un servizio scandalosamente omissivo sulle responsabilità dei nazionalisti ucraini e sul colpevole sostegno occidentale ai crimini di guerra compiuti dalle bande armate di estrema destra. Una versione di parte di quanto sta accadendo in Donbass al quale ci siamo purtroppo abituati, in particolare da parte dei media appartenenti alla sfera di influenza del Partito Democratico. Ma stavolta la Goracci - e chi la dirige - l'ha fatta ancora più grossa, visto che ha utilizzato immagini di propaganda realizzate dal Battaglione Azov. Una forza militare e politica di estrema destra e apertamente neonazista che ha potuto così contare su una forse insperata tribuna, pagata oltretutto con i soldi che dovrebbero sostenere un servizio di informazione pubblico e obiettivo e non certo le farneticazioni dei combattenti ucraini che si richiamano a Stepan Bandera. La scandalosa marchetta non è sfuggita al vignettista e giornalista Vauro Senesi, autore negli ultimi mesi di numerosi reportage dall'Ucraina e anche dai territori sottoposti ai bombardamenti e ai sanguinosi attacchi da parte delle truppe governative e dei battaglioni punitivi, tra i quali l'Azov il cui simbolo - il famigerato dente di lupo - campeggiava ben in vista nel servizio della Goracci.
Qui di seguito il link della corrispondenza e poi la breve lettera inviata da Vauro a il Fatto Quotidiano sulla videnda:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f8916949-1427-4348-be5f-deff797d04a4-tg1.html

L'ineffabile inviata di Rai news 24 Lucia Goracci ci aggiornava ieri sulla situazione ucraina da Kramatorsk. Vicino all'inquadratura della nostra Lucia con microfono a gelato di ordinanza in mano scorrevano, in un riquadro più grande, immagini di militari in azione. Immagini filmate e firmate, con tanto di emblema fisso,in risalto su l'angolo in alto dell'inquadratura, dal famigerato battaglione Azov della Guardia Nazionale Ucraina. Lo scudo con il simbolo delle ss incrociate a mo' di svastica sul sole nero nazista. Lo stesso simbolo (detto dente di lupo) della divisione SS Das Reich nella seconda guerra mondiale alla quale l'Azov si ispira. Non un commento, non un cenno, da parte della giornalista o della redazione di Rai news sulla provenienza del video, né tantomeno su cosa il battaglione Azov sia. Nonostante, in un dettagliato rapporto, Amnesty International abbia denunciato violazioni di diritti umani e crimini di guerra perpetrati proprio dall'Azov. Del resto se gli USA si apprestano ad armarlo ulteriormente ed ad addestrare i suoi miliziani perché dovremmo scandalizzarci che la TV di stato italiana mandi tranquillamente in onda i suoi filmati di propaganda neonazista? À la guerre comme à la guerre. À la Goracci comme à la Goracci.

Vauro Senesi

13 febbraio 2015

vedi anche

Il Corriere della Sera e la strana Onlus attiva in Birmania

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Febbraio 2015 20:03

Pagina 1 di 117