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COMUNICAZIONE E MEDIA

Bio_Factory, a Livorno uno spazio per lavorare insieme...da indipendenti

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biofactory

Il Coworking è uno stile lavorativo che prevede la condivisione di un ambiente di lavoro, solitamente un ufficio, mantenendo un'attività indipendente. Esso attrae solitamente professionisti che lavorano col computer a casa, ovvero persone che, per l'attività che svolgono, da anni lavorano in relativo isolamento. L'attività di Coworking è, in altre parole, il raduno di un gruppo di persone che, pur lavorando in modo indipendente, condividono dei valori e sono interessati alla sinergia che può avvenire lavorando a contatto con altre persone, anziché ognuno/a a casa propria. "Un modo di produrre" che grazie al progetto pensato da Bio Factory sarà possibile praticare anche a Livorno negli spazi di via Lamarmora 8, sede della neonata associazione. Sabato 20 dicembre 2014 è fissato l'Open Day e a partire dalle 15.30 sarà possibile effettuare una e visita guidata dell'intero spazio Bio_Factory, circa 400mq da girare e da scoprire. Di seguito il resto del programma della giornata: 

ORE 16.15

Presentazione dello spazio Coworking da 10 postazioni.

ORE 17.00
Presentazione, nelle diverse stanze, di LABORATORI e CORSI aperti.

ORE 19.00
Aperitivo con musica:
LET'S CONNECT!


I LABORATORI:

MI RILASSO CON TE
di Lisa Massei.
corso di rilassamento per genitori e operatori del settore dell’infanzia e dell’adolescenza. Pochi minuti di rilassamento da soli e/o con i propri figli, possono aiutare ad affrontare impegni quotidiani con una consapevolezza diversa. In occasione di un compito o di una interrogazione, prima di andare a scuola o appena tornati da scuola prima di fare i compiti.

VIVERE IL COLORE
di Carlotta Pardini.
Incontri individuali e di gruppo di PITTURA e ARTE TERAPIA per Adulti
Attraverso la pittura ad acquerello, il disegno a carboncino ed i pastelli, si avrà l’opportunità di investigare e promuovere la trasformazione delle proprie tematiche emozionali favorendo così la libera e sana espressione di Sé.
Incontri individuali e di gruppo di PITTURA e ARTE TERAPIA per Bambini
Il mondo del colore e delle forme vivifica la fantasia e l’immaginazione; attraverso il gioco e spunti narrativi, i bambini verranno accompagnati alla scoperta degli strumenti pittorici fondamentali. laboratorio è previsto per bambini da 5 a 11 anni

BASTA UN POCO DI MUSICA… E TUTTO BRILLERA’ DI PIU’
di Velerio Ianitto
Lo scopo di questo laboratorio è di far sentire e trasmettere ai bambini e ai genitori che la musica è un linguaggio universale che parla all’anima ed è espressione e creazione.
Valerio Ianitto.

MUSICALI SI NASCE
di Velerio Ianitto
Tutte le donne a partire dal quarto mese di gravidanza - ed i papà – che nutrono il desiderio di dedicare un po’ di tempo a loro stesse e di incontrare il proprio bambino attraverso un dialogo sonoro e profondo.

"GRUPPO MARTE"
di Carlotta Pardini e Marco Picello
Corso di pittura e teatro per giovani adulti dello spettro autistico sovvenzionato dalla Fondazione.

"LA FOTOGRAFIA E LA RAPPRESENTAZIONE PITTORICA NEL TEATRO"
dI Simona DI Luise, Marco Picello, Dunia Di BiAGIO e Francesca Giari
“Conoscere se stessi e il contesto sociale attraverso la fotografia e la rappresentazione pittorica nel teatro” per minori con disturbo dello spettro autistico

SPORTELLO PROBLEMI DI COPPIA E RELAZIONE GENITORIALE
di Velerio Ianitto
Il servizio prevede un incontro informativo gratuito, individuale o di coppia, con un mediatore familiare sulle tematiche inerenti alla coppia, alla famiglia, ai figli o alla separazione/divorzio.

IL GIOCO PERDUTO (costruzione di giochi antichi rivolto a bimbi da 6 a 11 anni)
di Matteo Cecchi e Marco Picello
Certe volte ci soffermiamo a guardare i bambini che giocano e ci viene da pensare che alcuni dei loro passatempi siano “vecchi come il mondo”. Quando pensiamo questo non abbiamo tutti i torti,perchè le origini del gioco e del giocattolo si perdono nella notte dei tempi.

IL LABORATORIO DI COCCINELLA (laboratorio creativo per disabili adulti e bambini)
di Rosa Manganiello e Matteo Cecchi
Una leggenda narra che la coccinella fosse il simbolo dell 'antica dea italica Lucina,dea della Luce e del Parto. Noi vogliamo intendere il parto come parto della mente,creatività e fantasia,come capacità di produrre qualcosa per se e per gli altri.

MANGIAMO LE IDEE (corso di teatro per bambini da 6 a 11 anni)
di Marco Picello
Il corso di teatro per bambini offre la possibilità di poter fare un'attività espressiva in libertà. Se il teatro viene offerto nelle scuole,spesso un bimbo è indirizzato a farlo,ma se gli viene proposto come possiblità pomeridiana verrà o non verrà! Bè noi si spera di si!

IL VIAGGIO
(corso di teatro per adulti)
di Marco Picello
Un laboratorio teatrale che mira alla creazione di un gruppo che lavori in armonia e ascolto reciproco. Un lavoro fisico e vocale dell'attore e sull'attore. Dopo i primi incontri conoscitivi si lavorerà su una storia-guida fino all'estate.

ATTORNO AL FUOCO!
(corso di narrazione per adulti)
di Marco Picello
La narrazione come arte di raccontare storie. Storie sotto l'albero,davanti al camino,in riva al mare,in mezzo al mare. Una persona che racconta e una che ascolta. Non serve altro,a parte un grande lavoro di studio sulle strutture narrative. Diretto a insegnanti,genitori,educatori e a chiunque abbia voglia di imparare un'arte antica.

 

Redazione

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Dicembre 2014 20:18

Lettera di Öcalan agli Yezidi

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alttratto da Rete Kurdistan

Il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan ha inviato una lettera indirizzata alla popolazione yezida.Nella lettera salutato il popolo yezida,dicendo che hanno rappresentato la ricchezza della fede nella cultura curda.Ha aggiunto che le antiche terre del Medio Oriente continuano a subire massacri,la guerra e il genocidio.

Nella sua lettera il sig. Öcalan ha sottolineato che il capitalismo,lo stato nazione e l’industrializzazione, hanno portato caos e distruzione nella regione.Ha affermato che gli attacchi genocidi sul popolo yezida dovrebbero essere valutati da tale prospettiva storica e filosofica.Ha aggiunto che la resistenza,l’onore e l’amore per la libertà della popolazione Yezida hanno mostrato la strada all’umanità.

Öcalan ha sottolineato l’importanza della protezione della cultura,del credo e dell’identità del popolo curdo contro le politiche di negazione,assimilazione e di annientamento in corso,aggiungendo che ora sono diventate la pietra miliare della prossima vittoria della libertà.

Ha dichiarato che il popolo Yezida è stato preso di mira a causa del suo possesso della forma più pura dei valori dei curdi.Ha Aggiunto che la carenza di organizzazione tra il popolo curdo e le loro mancanze di governo dovrebbero essere indirizzate come problemi che devono essere superati.

La lettera del leader curdo ha proseguito:”I massacri a Sinjar e i tentativi di mandare le donne yezide nei mercati di schiave,i rifugiati che vivono in condizioni aspre e i luoghi sacri che sono stati schiacciati dimostrano chiaramente la necessità e il dovere di un autogoverno”.Ha aggiunto che non c’era dubbio che tale organizzazione non ha portato dietro di se solo Isis,il burattino delle forze egemoniche,sulle proprie ginocchia,ma ha anche scosso gli eserciti regolari dei suoi burattinai.

Öcalan ocalan ha affermato che ha sperato che la sua soluzione per una nazione democratica e la sua teoria di modernità democratica avrebbero dato un contributo agli sforzi per superare le avversità nella regione.

Ha concluso la sua lettera salutando il popolo yezida,prima e inanzitutto l’eroismo delle donne, ribadendo che, nonostante le sue condizioni il suo cuore stava battendo insieme a loro mentre onorevolmente hannno resistito al genocidio.ANF –

ANKARA 12.12.2014

 

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Salvini, il nuovo prodotto dello show bipolarista

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Salvini oggiLoris Caruso - tratto da Il Manifesto

Il nuovo pro­dotto è pronto. La poli­tica in crisi di con­senso deve pro­durre lea­der, ven­derli e pro­durne di nuovi, per ali­men­tare lo spet­ta­colo dello scon­tro bipo­la­ri­sta e il flusso illusione-disillusione su cui si basa. Il nuovo pro­dotto è natu­ral­mente Mat­teo Sal­vini. I nuovi pro­dotti poli­tici ven­gono sem­pre lan­ciati da mas­sicce cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie, ma forse la cam­pa­gna per la pro­du­zione e per la pro­mo­zione di Sal­vini non ha pre­ce­denti. D’altra parte si par­tiva da con­di­zioni dif­fi­cili: una Lega al 3 per cento. L’avventura era par­ti­co­lar­mente affascinante.

Il segre­ta­rio della Lega è inin­ter­rot­ta­mente in tele­vi­sione, spesso due volte al giorno, dalla cam­pa­gna elet­to­rale per le euro­pee. Non può essere solo per­ché «fa audience» (fa audience?). Dopo, ci si pro­duce in con­ti­nue ana­lisi sul per­ché la Lega cre­sca nei son­daggi, cele­brando le doti del lea­der, le sue abi­lità comu­ni­ca­tive, la sua bra­vura ad inter­cet­tare gli umori popo­lari. La Lega cre­sce per­ché Sal­vini è in tele­vi­sione due volte al giorno. Una parte secon­da­ria del merito va anche alla sua capa­cità di indi­vi­duare poche chiare que­stioni per posi­zio­narsi sul mer­cato (No all’Euro e all’immigrazione). Ma nes­suno se ne accor­ge­rebbe se non ci fosse la prima condizione.

Si può imma­gi­nare quali siano gli effetti spe­rati di que­sta cam­pa­gna di suc­cesso. Par­tiamo dal set­tore di mer­cato che deve con­qui­stare: il suo prin­ci­pale desti­na­ta­rio sono i ceti popo­lari, cioè il prin­ci­pale tar­get di tutte le più recenti cam­pa­gne per il lan­cio dei lea­der, che infatti sono cre­sciuti elet­to­ral­mente innan­zi­tutto in quell’area.

Primo effetto: la Lega, nel suo nuovo vestito lepe­ni­sta, è in grado di spo­stare il discorso sulla crisi dal piano sociale a quello della sicu­rezza. Una fun­zione fon­da­men­tale, men­tre rie­merge in Ita­lia una dia­let­tica sociale che riguarda il lavoro e le con­di­zioni di vita dei set­tori popo­lari. A que­sto si aggiunga la cam­pa­gna, lan­ciata dal Cor­riere e ripresa dai talk show, sulle case occu­pate. Primo risul­tato: la rap­pre­sen­ta­zione è quella di un mondo popo­lare infil­trato dalla cri­mi­na­lità e il cui pro­blema prin­ci­pale sono gli immi­grati. Il suo secondo e terzo pro­blema sono i poli­tici e i sindacati.

Secondo effetto: Renzi è stato in que­sti mesi il mono­po­li­sta del mer­cato poli­tico. Ma la rap­pre­sen­ta­zione spet­ta­co­lare dello sport poli­tico non regge se non c’è un nemico, l’antagonista, lo sfi­dante, il cat­tivo. A che cosa appas­sio­narsi altri­menti? Il mer­cato è com­pe­ti­zione, il pro­dotto vin­cente deve essere sfi­dato dal pro­dotto che lo sosti­tuirà. In più: nella pros­sima cam­pa­gna elet­to­rale l’ex mono­po­li­sta potrà dire che biso­gna votare Pd per evi­tare il pericolo-Lega. Così, men­tre l’elettorato di sini­stra sarà ten­tato di votare un nuovo pos­si­bile sog­getto poli­tico, si potrà ancora ricor­rere alla magia del voto utile.

Il tema cen­trale è dun­que lo spo­sta­mento del con­flitto sociale su altri piani. Il prodotto-Grillo e il prodotto-Renzi l’hanno spo­stato sul piano delle oppo­si­zioni tra vec­chio e nuovo, tra sistema (poli­tico) e anti-sistema, tra Casta e anti-Casta. Adesso biso­gna tro­vare qual­che nuovo ter­reno di gioco, non si può fare sem­pre la stessa gara (il pub­blico si anno­ie­rebbe e guar­de­rebbe altrove). Ed ecco rie­mer­gere la questione-sicurezza, eterna Fenice che risorge nei momenti di pos­si­bile muta­mento poli­tico. Il Cor­riere della Sera a que­sti rea­lity par­te­cipa sem­pre con entu­sia­smo e da pro­ta­go­ni­sta: il brand della Casta, come la cam­pa­gna sulla lega­lità nelle peri­fe­rie, è nato sulle sue colonne.

Con­tem­po­ra­nea­mente, tutti i media cele­brano dalla mat­tina alla sera la messa can­tata delle virtù dell’impresa. Gli impren­di­tori licen­ziano, chiu­dono, delo­ca­liz­zano, non pagano i dipen­denti, li for­zano a dimet­tersi, ren­dono le aziende luo­ghi invi­vi­bili (si trovi qual­cuno che è con­tento del suo lavoro) e privi di libertà, non inve­stono in ricerca, cor­rom­pono i poli­tici, cer­cano uni­ca­mente posi­zioni di mer­cato pro­tette (la meri­to­cra­zia è per qual­cun altro, è com­pe­ti­zione tra i desti­na­tari di que­ste cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie). Ma la rap­pre­sen­ta­zione una­nime degli impren­di­tori è quella degli eroi (in prima fila, nella messa can­tata, c’è Sal­vini). Nei talk show cir­cola costan­te­mente anche una nuova figura: il gio­vane star­tup­per, magari emi­grato in Ame­rica per aprire un’impresa inno­va­tiva che dà tanti posti di lavoro a gio­vani di talento (agli altri no, se non hai talento puoi stare a casa). Lo stur­tup­per, vestito a metà tra il vir­tuoso dello ska­te­board e il pro­prie­ta­rio di un Fondo inve­sti­menti, occupa più o meno la posi­zione del Mes­sia: lo si mette al cen­tro dello stu­dio, lo si cele­bra, gli si chiede a bocca aperta «Cosa dob­biamo fare?», si punta il dito verso la tele­ca­mera e, soprat­tutto se si è un gior­na­li­sta del Cor­riere della Sera, si dice: gio­vani, avete capito? Dovete fare così.

In que­sti anni si è esa­ge­rato a cele­brare la fine della cen­tra­lità del con­flitto di classe in società che erano e restano capi­ta­li­sti­che. Que­sto con­flitto si pre­senta sem­pre in forme spu­rie, cam­bia nel tempo, a volte è dif­fi­cile da leg­gere, ma incide sem­pre in modo deter­mi­nante sulla poli­tica. Molte cose rile­vanti pos­sono essere lette a par­tire da que­sta chiave, che ovvia­mente non è mai esau­stiva. Per esem­pio, può essere letta così tutta la tra­iet­to­ria che va dal Pci al Pd: il suo spo­sta­mento dalla cen­tra­lità del lavoro alla cen­tra­lità dell’impresa è il nucleo fon­da­men­tale di ogni suo cam­bia­mento. Oppure le vicende poli­ti­che che vanno dal 2006 a oggi: la cam­pa­gna per la lotta alla Casta e per la dif­fu­sione dell’antipolitica, lan­ciata men­tre in Par­la­mento c’erano 150 rap­pre­sen­tanti della sini­stra radi­cale; la crea­zione, nello stesso periodo, del Pd, con la pro­mo­zione del Vel­troni inno­va­tore che cor­reva da solo; la grande coa­li­zione Pd-Forza Ita­lia; Renzi; Sal­vini. Non si pos­sono leg­gere que­sti eventi senza con­si­de­rarli anche un momento del con­flitto di classe dei ric­chi con­tro i poveri (e con­tro i loro rap­pre­sen­tanti), con­tem­po­ra­neo all’esplodere di una crisi finan­zia­ria, eco­no­mica e sociale quasi-permanente.

Un nuovo sog­getto poli­tico della sini­stra può solo ripar­tire da que­sto luogo, da que­sto tema e da que­sti sog­getti. Dagli alleati e dagli avver­sari che può avere in que­sto con­te­sto. Biso­gna farlo in modo inno­va­tivo, certo, ma senza più indu­giare su alibi come «la società è cam­biata», «non ci sono più le grandi fab­bri­che», «ormai gli ope­rai votano a destra».

23 novembre 2014

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Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Dicembre 2014 12:05

Torino. La mostra sui rifugiati palestinesi conferma la subalternità delle istituzioni ai diktat di Israele

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Torino. La mostra sui rifugiati palestinesi conferma la subalternità delle istituzioni ai diktat di Israele

tratto da http://contropiano.org

La mostra ”Il lungo viaggio della popolazione palestinese rifugiata”, in corso presso il Museo Diffuso della Resistenza di Torino, è una mostra di eccezionale valore morale, culturale e politico. É una storia di verità, basata su una quantità notevole di fotografie straordinarie e su alcuni video, della epopea del popolo palestinese, cacciato dalla sua terra, derubato delle sue case e delle sue proprietà, una storia iniziata il 29 novembre del 1947 con la risoluzione 181 dell’Assemblea Generale dell’ONU.

Si è scatenata contro la Mostra una campagna di stampa violenta e mendace, alimentata da dichiarazioni della Comunità Ebraica di Torino che sembrava addirittura intenzionata a chiedere la chiusura della mostra. La direzione del Museo si è prodigata e contraddetta in dichiarazioni, secondo le quali sembrerebbe che la mostra sia arrivata a Torino per caso.

Ancora una volta a Torino, dopo l’esperienza di Settembre Musica e di Torino Danza si è fatto strame del principio dell’autonomia della cultura, come documentato nel dossier di ISM-Italia all’indirizzo www.ism-italia.org/?p=4267.

Per tener conto delle proteste della Comunità Ebraica di Torino era stata anche organizzata (e poi annullata) una tavola rotonda su L’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA), un titolo generico che non ne lascia neanche capire l’oggetto, se non fosse per i nomi dei relatori, il sindaco della Città di Torino, Piero Fassino, Filippo Grandi, già Commissario Generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’impiego dei rifugiati palestinesi del Vicino Oriente (UNRWA); Claudio Vercelli, ricercatore di storia contemporanea presso l’Istituto di studi storici “Gaetano Salvemini” di Torino, indicato, secondo il presidente del Museo, dalla Comunità Ebraica di Torino. Modera l’incontro: Lucia Goracci, inviata a Gaza per RaiNews24, introduce: Pietro Marcenaro, Presidente del Museo Diffuso della Resistenza. Ma un ultim'ora della direzione del Museo informa testualmente: "La tovala (sic!) rotonda è stata rinviata Il Museo comunica che, per ragioni di ordine organizzativo, la tavola rotonda sull'attività dell'UNRWA e sul l'assistenza ai rifugiati, prevista per il 2 dicembre alle ore 18, e stata rinviata. Si comunicherà la nuova data appena possibile."

Una ulteriore conferma del degrado morale, culturale e politico della città di Torino.

 A conferma della violazione del principio dell’autonomia della cultura e, contemporaneamente, del servilismo delle istituzioni politiche e culturali torinesi verso l’arroganza della Comunità Ebraica, recentemente, all’ingresso delle sale della mostra, è stato affisso questo comunicato:

 «La mostra, che il museo ospita, che è stata inaugurata a Roma nei locali della Camera dei Deputati, è stata curata e organizzata dall’UNRWA. Dell’UNRWA i contenuti della mostra riportano lo sguardo e il punto di vista. È giusto che i visitatori siano informati che la Comunità Ebraica Torinese, che è tra i soci del Museo e che ne ha sempre costituito una componente viva ed essenziale, ha espresso una indignata protesta contro i contenuti della Mostra criticandone il carattere unilaterale, fazioso e pregiudizialmente anti-israeliano. Di fronte a questo contrasto il Museo non può che proporsi come spazio d’ascolto, di dialogo e di comprensione tra posizioni diverse. L’amicizia per Israele e la difesa del suo diritto alla sicurezza e il riconoscimento del popolo palestinese a un proprio Stato non si escludono l’una con l’altro. È bene ricordarlo in un momento in cui il terrorismo rinnova la sua minaccia in Israele e in tutto il Medio Oriente».

Il comunicato è, con tutta evidenza, il frutto di un compromesso tra il Museo e la Comunità: noi non chiediamo la chiusura della mostra, ma il Museo deve informare i visitatori della nostra indignata protesta. Nulla viene detto sulle ragioni per le quali la mostra avrebbe un carattere unilaterale, fazioso e pregiudizialmente anti-israeliano. Si tratta di accuse gravissime che, nella loro gratuità, vanno respinte. Dato e non concesso che la comunità ebraica torinese abbia il diritto di interferire con una iniziativa culturale che deve godere, per definizione, di piena autonomia, sta a questa stessa comunità l’onere della prova. L’onere di provare appunto la faziosità e l’unilateralità dei contenuti della mostra. Un compito forse impossibile da assolvere perché la verità – per chi vuole vederla – è sotto gli occhi di tutti. Ma per questo non è affatto necessaria una tavola rotonda. Questa testimonia piuttosto la subalternità delle istituzioni politiche e locali nei confronti della comunità ebraica. E a queste ci rivolgiamo per conoscere le ragioni per le quali lo Stato di Israele dovrebbe godere – unico al mondo – di una ‘extraeticità’, un diritto a sottrarsi alle sue responsabilità nei confronti di un popolo che ha estromesso dalle sue terre a partire dal 1948. Questa extragiuridicità non risulta sancita da nessuna norma di diritto, nazionale o internazionale.

Scarica il dossier

ISM Italia  - Sezione italiana dell'International Solidaruty Movement

30 novembre 2014

vedi anche

Intervista a Rosa Schiano, "imputata" di solidarietà con la Palestina

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 02 Dicembre 2014 12:08

Campagna di raccolta fondi per i profughi da Kobanê e Şengal, oggetto di attacchi da parte di Isis

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save kobaneCome già in altri paesi, seguendo le indicazioni del KNK (Congresso nazionale Kurdo) e di rappresentanti dei cantoni del Rojava, anche in Italia l’Ufficio di Informazione del Kurdistan insieme a Rete Kurdistan Italia lancia una campagna di raccolta fondi per sostenere i profughi e alleviare le condizioni nei campi dove sono stati accolti.

Per evitare le spese di bonifico su conti esteri, abbiamo pensato di mettere a disposizione il conto corrente italiano dell’associazione Senzaconfine per la raccolta. In questo modo non verranno sprecati soldi in inutili spese bancarie, mentre tutto quanto arriverà sarà usato per gli scopi prefissati. Trasferiremo prontamente i soldi a Heyva Sor (Mezzaluna Rossa curda) che li userà per provvedere alle necessità dei profughi di Kobanê e di Şengal. Per maggiori informazioni sulle attività di Heyva Sor nell’area, si legga qui (in inglese):

Il conto corrente per l’Italia è il seguente:

Conto intestato a: Associazione Senzaconfine

presso Banca Popolare Etica – Roma

IBAN: IT91W0501803200000000111215

Specificando la causale: per Kobane

HEYVASOR-CROCE ROSSA KURDA

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Ultimo aggiornamento Martedì 02 Dicembre 2014 01:25

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