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COMUNICAZIONE E MEDIA

Media e polizia attaccano, Milano risponde

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tratto da http://www.infoaut.org

È stata una settimana molto intensa nei quartieri di Milano. Corvetto, Giambellino, Ticinese, San Siro. Il governatore della Lombardia Maroni ha trovato, di fronte a sé, una risposta che non si aspettava. Ciò che ha contraddistinto sette giorni di lotta strada per strada è stato proprio il livello di coinvolgimento delle famiglie sotto sfratto (la Regione ha annunciato duecento sfratti per “farla finita con l’abusivismo e ripristinare la legalità”): in interi quartieri si è diffuso un senso di intolleranza verso queste operazioni di polizia portate avanti con una brutalità consueta, ma che ha assunto l’aspetto di un attacco militare alle zone di resistenza quotidiana di decine di famiglie.

Oggi, al centro sociale Cox18, si è svolta un’assemblea partecipatissima (300 persone, gente accalcata dentro e fuori) che ha discusso a lungo sulle iniziative di risposta da mettere in campo all'attacco portato contro le situazioni di lotta che si muovono sul terreno dell'occipazione delle case e la resistenza agli sfratti. Tra queste,la proposta di una giornata di mobilitazione generale sull’abitare per sabato 6 dicembre, nel capoluogo lombardo. Un'ulteriore ipotesi, vedrebbe questa giornata seguita, domenica 7, da un’assemblea al mattino (sempre a Milano) e un’ulteriore mobilitazione contro la passerella politico-imprenditoriale-finanziaria della prima della Scala (sempre il 7 dicembre), cui sarà presente anche Renzi. Due giorni per esprimere, assieme alle tante famiglie occupanti e sfrattate presenti in assemblea, la rabbia che il piano sgomberi di Maroni (che sembra già corso ai ripari, iniziando a moderare i toni bellicosi di una settimana fa) ha provocato e continuerà a provocare. Nei prossimi giorni i comitati milanesi discuteranno queste proposta nelle loro assemblee.

Sul breve periodo si tenterà invece, a partire dalla settimana entrante, di coordinare sul territorio anche le risposte agli eventuali sgomberi. Una prima proposta concreta, assunta dall'assemblea, è quella di una giornata di lotta e mobilitazione diffusa nei quartieri in cui operano comitati anti-sfratto per gioved' 27 novembre. Giovedì 4 dicembre si terrà un'altra giornata di iniziative coordinate nei diversi quartieri milanesi,

sgombero-milano-02

L’assemblea al Conchetta non ha mancato di elaborare un’analisi della situazione attuale, dove la battaglia contro l’art. 5 resta prioritaria intorno al problema casa, con l’opposizione alle politiche amministrative di stacchi di luce e altri servizi alle occupazioni, contro l’infamia dei sanitari divelti dalle amministrazioni negli appartamenti vuoti al fine da rendere impossibile la riappropriazione concreta delle case. L’assemblea (che si è aperta con la proiezione di un video-racconto della settimana che si è appena conclusa) ha anche rilanciato la partecipazione degli occupanti e delle famiglie sotto sfratto allo sciopero generale previsto per il 12 dicembre.

Media e polizia all’attacco

La celere si è mossa nella settimana passata, a Milano, con una certa decisione, gestendo la piazza senza esitare a colpire con violenza donne, uomini, bambini gettati fuori dalle loro case con i propri averi. I comandanti nella piazza si erano presentati fin dalle prime ore, il primo giorno, minacciando di morte gli sfrattati e solidali presenti: e alla fine il morto l’hanno ottenuto, un feto di sette mesi. Le manganellate sul corpo della madre incinta mercoledì, l’accertamento della tragedia venerdì mattina. Per tutto il giorno un rincorrersi di voci, poi la sera il corteo che è partito da via Gola ha urlato la propria rabbia attorno ai Navigli. Il commissariato di zona è stato bersagliato nella notte con pietre e petardi da un centinaio di persone.

I giornali hanno dedicato paginoni interi alla rabbia milanese di questi giorni, i telegiornali lunghi servizi. Un’attenzione mediatica che ha seguito passo passo l’evolversi della situazione, ma che in realtà era emersa già prima: diversi talk-show e trasmissioni televisive avevano inviato giornalisti a documentare (si fa per dire) il “problema” delle occupazioni connotandolo in senso allarmistico e cercando di fomentare l’astio dei senza casa che non hanno ancora occupato verso quelli che l’hanno già fatto, usando le liste dell’Aler come spada retorica nell’intento di contrapporre chi ha legalmente diritto alla casa da chi, legalmente, non ce l’ha.

Il discorso mediatico sull’emergenza abitativa milanese ha usato toni aspri, quasi rispondesse a una precisa strategia, funzionale al blocco di potere che governa l’Italia da un anno, che ha già saputo rispondere con il Piano Casa, in senso repressivo, alle pratiche di riappropriazione dei movimenti: un blocco che unisce il Pd di Renzi e ciò che resta dell’impero politico berlusconiano, associati nel comune interesse di mettere in atto la svolta ultraliberista e autoritaria della società italiana, con un effetto di altissima speculazione imprenditoriale e politica sugli effetti storico-economici della crisi. Un blocco di potere fondato da Renzi a Berlusconi sulla scienza dello spettacolo e radicato profondamente nel mondo giornalistico-mediatico della casta mainstream.

Medicina ufficiale e magistratura non saranno mai la nostra giustizia

Questo discorso si è imbattuto venerdì mattina nella morte prodotta da questi dispositivi speculativi, qui e ora, nelle strade della capitale economica italiana, per mano della polizia. La gestione della notizia è stata naturalmente oculata da parte dei media, e prima ancora delle autorità poliziesche e mediche (che, non dimentichiamolo, molto spesso mostrano un’intesa perfetta quando c’è da tutelare una piccola o grande ragion di stato). I medici che hanno constatato il decesso del bambino, ormai prossimo alla nascita, hanno diffuso la tesi che esso abbia avuto luogo indipendentemente dalle percosse subite dalla donna, precisando – in modo piuttosto sospetto – che la denuncia del fatto all’autorità giudiziaria era un mero “atto dovuto”. Questa la fretta, mostrata dal personale medico coinvolto, nell’assolvere moralmente la polizia. La questura si è di fatto chiusa nel silenzio, i pm incaricati hanno assicurato pronte indagini.

Cose che conosciamo alla perfezione; cose che hanno a che fare con il potere di chi ricopre ruoli che si interscambiano, dal poliziotto che può falsificare documenti o intimidire potenziali testimoni, ai medici di una clinica iper-tradizionalista come il Mangiagalli (massima concentrazione di antiabortisti a Milano e forte presenza del Movimento per la Vita), sempre pronti a colpevolizzare le donne che decidono di interrompere una gravidanza, ma che perdono tutta l’animosità della propria retorica sulla “vita” quando si deve coprire, con i sempre pieghevoli crismi della scienza di stato, un’interruzione di gravidanza non voluta, provocata dallo stato stesso.

I giornali ci raccontano che i pm lavoreranno alacremente sul caso, in modo indipendente. Eppure la magistratura non è un organo indipendente. Le procure non sono soltanto gli organi istituzionali all’opera tutto l’anno, all’offensiva dei comportamenti sociali devianti dalle regole imposte dalla classe proprietaria, delle categorie umane escluse dai diritti minimi (migranti), delle azioni politiche che sanno mettere in discussione l’esistente; esse sono anche – come i tribunali – il luogo, da sempre, della composizione degli interessi capitalistici del territorio (là dove questo o quel potentato economico può aver uno o più pm, o giudici, al proprio servizio), oltre che della governance giurisprudenziale delle contraddizioni che possono emergere in settori o rappresentanti delle istituzioni (e questo è senz’altro il caso).

La magistratura ci è quindi nemica: ricordiamolo sempre, non si tratta mai di distinguere tra pm “buoni” o “cattivi”. Nessun pubblico ministero potrà mai svolgere indagini indipendenti: non foss’altro perché è la sua polizia giudiziaria ad aver commesso il delitto che attraverso essa si dovrebbe appurare e punire, e perché il dettato giuridico cui pretende eventualmente di attenersi non è neutro, predisponendo procedure che di per sé consegnano alla storia sempre verità parziali (cioè di parte). Il giudizio sulla morte di Milano lo diamo quindi noi, qui e ora. Lo ha dato l’assemblea di oggi al Conchetta. Responsabile è il reparto celere, responsabile è la digos, responsabile è la questura. Loro hanno ordinato e messo in pratica la violenza. Che abbia prevalso il trauma fisico o psichico nel casuare questa tragedia, che abbia influito la salute di questa donna o lo stress a lei provocato da una vita tormentata dalle ingiustizie sociali e dalla repressione, sono dettagli insignificanti rispetto alla sostanza politica. Ognuno si prenda le proprie responsabilità.

Lasciamo che i giornalisti continuino le proprie insinuazioni sulla madre, sualla sua malafede o sulla sua vita turbolenta: cosa vale, per loro, la voce di una donna proletaria? Cosa vale la vita di un essere umano concepito e quasi nato dentro un’occupazione? Lasciamo che i magistrati seguano i propri riti separati e aridi, e lasciamo anche che gli avvocati svolgano il loro ruolo, che è necessario, ma che è sempre soltanto l’aspetto legale della questione, è sempre specifico, si situa giocoforza in un campo di rapporti definiti dalla controparte. I movimenti rivendicano giustamente la loro autonomia. Una simile autonomia vale anche rispetto a qualsiasi considerazione tecnica (anche sul piano legale) di fronte alla pratica e agli effetti dello scontro sociale. È un’autonomia politica che prevede il giudizio immediato e il giudizio di parte. È un’autonomia che diventa sociale quando riusciamo a propagare la giusta rabbia per la violenza e l’ingiustizia che noi non abbiamo scelto, ma che il nostro nemico non esita a diffondere nelle strade.

23 novembre 2014

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Ultimo aggiornamento Martedì 25 Novembre 2014 22:09

Dai gattini di Facebook alle Nike: la pubblicità del plusvalore

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http://cl.jroo.me/z3/y/I/A/e/a.baa-gatti-al-pc.jpg

Da una chiacchierata tra due studenti (anche via chat), a volte, si può imparare molto. Di seguito una conversazione che mostra le contraddizioni della società in cui viviamo, dalle domande del primo agli #spiegoni del secondo, una lampadina si accende per entrambi. QUI è possibile scaricare il pdf di questa chat.

tratto da http://www.inventati.org/cortocircuito

Cosimo: boia, che pesata, Facebook non mi dà tregua. Mi piazza sempre la pubblicità delle Nike, l’app dell’ATAF e altre cose del genere. Tra questo e le foto dei gattini che posta la gente, sto andando via di cervello!

Daniela: ti capisco ma, tullosai, Facebook vende informazioni alle aziende affinchè queste possano battere la concorrenza mondiale e vendere il maggior numero di prodotti possibili. Poi dalle fabbriche in Vietnam a qui, basta un click su Amazon.

Cosimo: spiegati meglio…

Daniela: il punto è che facendo lavorare i lavoratori a gratis, rubandogli tempo, si ottengono una gran massa di merci dalla vendita delle quali arrivano i profitti! Più tempo si riesce a rubare, più oggetti vengono prodotti: per riuscire a venderli tutti è necessario quindi un enorme spam pubbicitario.

Cosimo: vuoi dire che per fare le scarpe che ho addosso è stato “rubato” il tempo, ma cosa significa?

Daniela: significa che gli “operai” hanno lavorato 8 ore in un giorno, producendo 2880 paia di scarpe, ma sono stati pagati solo per 4 delle ore lavorate e hanno prodotto 1440 paia a gratis. Chi le vende si intasca i profitti perché non ha pagato la totalità delle ore lavorate. Tutto ciò che viene prodotto in questo tempo, chiamiamolo plust-tempo, è il plusvalore: i’ busco che fanno.

Cosimo: mmm aspetta, aspetta, fammi ragionare. Stai dicendo che da lì è possibile arrivare ai profitti dell’1%?

Daniela: sì, è proprio la fonte di tutto! Con i soldi che fanno, a furia di far così, accumulano non semplice denaro, ma capitale. E quindi diventano dei drogati di plusvalore, perchè senza quello non possono avere nuovo capitale da investire in borsa, in macchinari, come nell’acquisto di nuove aziende.

Cosimo: un attimo, mi gira la testa. Ma questo che c’entra con Facebook?

Daniela: c’entra c’entra; perchè con la concorrenza nel mercato mondiale le aziende devono convincerci che il loro prodotto è migliore di quello degli altri, quindi hanno bisogno di sapere chi siamo, cosa vogliamo e quando lo vogliamo. Per questo, tra un gattino e l’altro, vedi le pubblicità della Nike o dell’ATAF.

Cosimo: beh scusa, mi sembra giusto, così funziona tutto meglio e i lavoratori possono lavorare di meno, se la merce arriva prima.

Daniela: eh no, purtroppo non funziona così: dato che i padroni sono drogati di plusvalore, quindi di profitto (una delle fonti del plusvalore) e siccome più ne viene prodotto e più profitti fanno, hanno bisogno di produrre tante merci e venderle il più veloce possibile. Altrimenti non fanno il cash. Quindi Facebook gli serve non per snellire il processo produttivo, ma per spremere i lavoratori: da quelli delle fabbriche, in Vietnam come qui, perchè devono produrre di più in meno tempo, a quelli di Amazon, i facchini, che di per sé non producono valore, ma sono indispensabili. Senza questi, i pacchi con le merci non arriverebbero in tempo e Amazon ci perderebbe, quindi ci perderebbe pure la Nike, avendo anticipato un po’ di quel plusvalore proprio ad Amazon per battere la concorrenza.

Cosimo: e le aziende come Amazon o Nike perchè spremono così solo i lavoratori per avere più denaro? Non hanno altri modi?

Daniela: certo, le vie del capitale sono (quasi) infinite ! Solo che queste hanno un costo: i lavoratori sono infatti “capitale variabile”, Renzi li chiamerebbe i “gufi”, mentre le macchine sono “capitale costante”. Queste due voci, per le aziende, sono dei costi che, assieme a quello che spendono per Amazon, la pubblicità, le tasse e l’energia, riducono il loro plusvalore, quindi il loro capitale. Allora succede che quasi sempre si rivolgono alla finanza (ormai aziende, banche e finanza sono pappa e ciccia) e usano un jolly chiamato credito.

Cosimo: come le carte di credito, no? La mi mamma infatti le usa perchè sono comode.

Daniela: più o meno, cioè: le aziende chiamano le banche amiche e quelli che nel mercato globale hanno i capitali, si fanno prestare capitale – denaro e questo gli costa un’altra quota del famoso plusvalore. Se sommi tutte le quote che spendono per arrivare alla fine, energia e tasse comprese, e le unisci alla concorrenza fra tutte le aziende nel mondo, vedrai che i loro profitti calano, tendenzialmente. Come tra Apple e Samsung: se fanno uscire 2/3 modelli di smartphone all’anno, li possono anche vendere a 800 euro all’inizio, ma se poi le persone non glieli comprano sono costretti ad inventarsi qualunque cosa pur di “darli via”. Infatti i prezzi calano, vedi lo smartphone di Google a 300 euro o quello di Amazon a 1 dollaro in abbonamento. O così o niente plusvalore, quindi meno capitale e buena.

Cosimo: continuo a non capire bene eh, scusami ma questi pipponi saranno chiari a te che ti ci sei infognata, a me continua a non tornare perchè questi colossi spremano così tanto chi lavora.

Daniela: perchè, se i lavoratori non si organizzano per lottare in base a come è organizzato e diviso il lavoro nel mondo, non tanto a livello nazionale, ma nel mondo, le aziende (specie se grandi) tagliano la prima cosa che possono decidere di tagliare da sole: i salari. E quindi far lavorare più tempo per meno salario; i lavoratori stessi, licenziandoli, e quindi far lavorare di più, anche nella stessa quantità di tempo, quelli rimasti; o addirittura, cosa che succede in particolare nell’est e in Asia, tenerli a lavorare 13 come 14 ore. Come nell”800.

Cosimo: si vabeh, l”800, Daniela sei sempre la solita esagerata, con questi toni da cinica…

Daniela: ma non sono mica cinica, è la realtà ad esserlo! Scusa ma lo sai anche te che l’energia ha un costo, specie perchè le risorse sono limitate, quindi se consideri questo insieme alle tasse che in ogni parte del mondo vengono fatte pagare, hai il quadro completo. Il punto è che per queste due robe, si devono muovere gli Stati, e in genere ci vuole un po’. Quindi le aziende se la rifanno coi lavoratori e, col tempo, vedono che gli conviene delocalizzare alcune produzioni ed espandersi: investono cioè del capitale per diventare, per l’appunto, multinazionali.

Cosimo: come ha fatto la FIAT di recente?

Daniela: esatto! Ora però si chiama FCA ;) e guarda caso, dopo aver licenziato, aver spremuto i “pochi” rimasti a lavorare per loro in Italia, hanno comprato la Chrysler, messo la sede fiscale in Inghilterra e quella legale in Olanda, così da risparmiare parte dei costi. O la ThyssenKrupp, che ricatta gli operai di Terni per avere i salari pagati in cambio della fine dello sciopero, dicendo che il problema in Italia è rappresentato da…energia più cara del 30% che in Germania e tasse troppo alte. Come vedi i padroni sono uguali in tutto il mondo.

Cosimo: boia che casino Daniela, è difficile come capire in che lingua hanno scritto lo slogan della pubblicità sopra la mia testa. Vodafone ichrbgtte.ra?! Ma che è?

Daniela: vedi, anche qui. La pubblicità funziona come lo spam di Facebook: flussi di capitale. Te la trovi sull’autobus perchè molti immigrati o stranieri lo prendono (i fiorentini solo in piccola parte) e allora eccoti quel cartellone sulle sim Vodafone per chiamare in Albania e Romania. ATAF si fa pagare da Vodafone un tot di cash, così Vodafone ha dei costi che spera servano per avere più clienti, vista la concorrenza delle app come Viber, Whatsapp e lo stesso Facebook per chiamare gratuitamente. E dato che un autobus quando gira rappresenta un costo per ATAF, questa deve inventarsele tutte, visto che è una Spa, per non far calare i suoi profitti. E infatti come li fa? Coi biglietti, con le pubblicità e costringendo gli autisti a guidare “15 minuti in più” al giorno.

Cosimo: non mi sembra un gran sacrificio, dai, non te ne va bene una Dani…

Daniela: anche Renzi lo dice, come Marchionne fa le pulci sui 10 minuti di pausa a cui rinunciare. Ma se tu moltiplichi 10 o 15 minuti per ogni lavoratore, e converti il tempo in denaro come unità di misura, capisci perchè i padroni e i loro sponsor facciano così tanta attenzione al tempo. Perchè l’autobus, quando gira, si usura, consuma benzina. Così come le macchine nelle fabbriche. Siamo noi, le persone che lavorano, hanno lavorato e un giorno dovranno lavorare, che dobbiamo organizzarci. Altrimenti si finisce come in Matrix, ma con altri esseri umani che ci spremono tempo ed energia. E ci siamo già, quindi cosa aspettiamo?

Cosimo:  non ci avevo pensato, per te a quale modello dovremmo ispirarci?

Daniela: ciccio, non ce ne è uno come il menù al ristorante. Dobbiamo intanto prendere atto del fatto che le cose stanno così, questo è poco ma sicuro, confrontarci e capire come agire, per i nostri fini e non per quelli che ci dicono i media dei potenti, e poi organizzarci di conseguenza.

Cosimo: bella storia, io ora scendo in S.Marco, è stato un piacere Dani, stasera provo a rompere le palle ai miei e vedo che succede.

Daniela: vai, sei proprio il boss, dovremmo discutere più spesso insieme. Altro che #buonascuola, così prende da 10

22 novembre 2014

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GODIImenti – Abbecedario di resistenza alle Grandi Opere Dannose Inutili e Imposte

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copertina dell'antologia GODIImenti

tratto da http://www.recommon.org/godiimenti/

In questa pagina trovate raccolti i risultati del laboratorio di scrittura collettiva “GODIImenti” promosso da Re:Common e condotto da Wu Ming 2 tra gennaio e giugno 2014.

Hanno partecipato, discusso, condiviso, scritto e riscritto gli attivisti dei comitati Spinta dal Bass – No Tav, reAzione, Comitato No Tap, No Rigassificatore Offshore, Monte Libero, Opzione Zero e Presidio Europa – No Tav, tutti impegnati contro alcune delle Grandi Opere Dannose, Inutili e Imposte (GODII) che devastano, impoveriscono e opprimono il territorio e la democrazia italiana..

Scopo del lavoro era quello di raccontare, insieme, quali elementi accomunano le diverse lotte, a prescindere dalle caratteristiche specifiche di ogni territorio e di ogni Grande Opera.

Dalla A di Assemblea alla Z di Zelig, passando per la H di Habitat e la Q di Quarto Potere, abbiamo catalogato 26 ingredienti di ogni battaglia No GODII.

I testi, gli aneddoti, i racconti d’invenzione e i poemi raccolti e prodotti durante il laboratorio sono più di un centinaio. Da questo “codice sorgente” – che mettiamo a disposizione di tutti, con licenza Creative Commons BY-NC-SA – abbiamo ricavato e stampato una piccola antologia intitolata “GODIImenti” e un reading concerto, con letture e musica, a cura di Wu Ming 2 e di Egle Sommacal.

Chi lo desidera, può usare i testi per comporre la “sua” antologia e organizzare letture o altre trasformazioni del nostro lavoro, sempre nei limiti previsti dalla licenza CC.
Potete ascoltare qui l’audio della prima dello spettacolo, che ha avuto luogo a Melendugno (LE) il 13 settembre 2014.

Per saperne di più, se vuoi segnalarci un qualunque uso di GODIImenti, o se vuoi organizzare nella tua città il reading concerto:
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I comitati che hanno partecipato al laboratorio di scrittura collettiva:

Spinta dal Bass No Tav: http://www.autistici.org/spintadalbass/
Opzione Zero: http://www.opzionezero.org/
ReAzione No Tap: https://www.facebook.com/reazione.castri
Comitato No Tap: http://notransadriaticpiperline.blogspot.it/
Presidio Europa No Tav: http://www.presidioeuropa.net/
No Rigassificatore offshore: http://www.offshorenograzie.it/

novembre 2014

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Anonymous contro la violenza e l'ingiustizia di Stato: la sentenza Cucchi oltraggia la dignità umana!

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Di fronte alla violenza di stato che colpisce alla cieca con le forze dell'ordine e umilia i familiari delle vittime innocenti in processi che non condannano nessuno come nel caso di Cucchi, Anonymous afferma:

La giustizia non è quella dei tribunali dei carnefici di stato, la vera giustizia è la vendetta degli oppressi!

Ci incarichiamo di dare una parziale espressione all'ira delle vittime inermi della violenza di stato, perciò, secondo i nostri metodi abbiamo violato per la seconda volta l'archivio del sito sap-nazionale.org (Sindacato Autonomo di Polizia); quà di seguito riportiamo quelle che di fatto rappresentano le garanzie minime del cittadino nei confronti dello stato, in qualsiasi stato moderno; garanzie che evidentemente in Italia ancora non esistono e che Anonymous non si stanca di rivendicare con tutte le sue forze:

Una legge contro la tortura da parte delle forze dell'ordine, che tuteli, al contrario di quanto avviene oggi, chi si trovi sotto la custodia degli agenti.

Una continua video sorveglianza nelle questure e nelle carceri al fine di garantire la tutela delle persone detenute o sotto la custodia degli agenti. E' necessario ricordare che tale richiesta è posta anche a causa del gran numero di "suicidi" nelle carceri italiane, circostanza che testimonia le condizioni disumane di reclusione e lascia dubbi sulla effettiva condotta della polizia carceraria.

Leggi che permettano di espellere dalle forze dell'ordine e di punire adeguatamente chi tra gli  agenti si sia macchiato di maltrattamenti, percosse o molestie contro persone in stato di fermo, arresto o comunque sotto custodia.

Che le forze dell'ordine scendano in piazza disarmate, come avviene ad esempio in Gran Bretagna; ciò rappresenta un incentivo affinché anche i manifestanti lo siano. Le imbottiture di cui sono dotate e uniformi che i tutori dell'ordine indossano durante le manifestazioni sono tali da poter assorbire i colpi portati con le sole mani evitando ogni danno per i membri della pubblica sicurezza. Perciò è giusto chiedere che durante le manifestazioni tutori dell'ordine disarmati svolgano funzione di pura interposizione senza mai reagire alle aggressioni, perché ciò può essere attuato garantendo l'incolumità delle forze dell'ordine. Chiediamo anche che gli agenti durante le manifestazioni siano considerati semplici cittadini e non pubblici ufficiali. E' infatti sufficiente, che un qualunque manifestante risponda all'aggressione di un agente per incorrere nel reato di aggressione a pubblico ufficiale e ciò viola il diritto dei dimostranti al dissenso violento. Il fondamento del diritto citato sta nel Proclama di emancipazione degli schiavi che Abramo Lincoln scrisse nel 1863, lì si chiede agli schiavi liberati di astenersi da ogni violenza a meno che la propria incolumità non fosse direttamente minacciata. Da questo si deduce che il diritto alla protesta violenta è lecito se vi è una diretta minaccia alla integrità fisica degli esseri umani.

Vili fascisti in camicia blu della polizia, non solo avete massacrato Stefano Cucchi ma avete anche umiliato la sua famiglia con un processo farsa che ha lasciato tutti impuniti e oltre a ciò vi siete permessi di irridere Stefano e i suoi cari con le dichiarazioni del segretario del sindacato di polizia SAP Gianni Tonelli, che quì riportiamo "Se uno ha disprezzo per la propria condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze" (leggi qui il comunicato integrale).

Siano maledette le forze dell'ordine vile sbirraglia serva dello stato e la magistratura che striscia bieca ai piedi dei potenti; non potete ingannarci con le vostre frasi di circostanza ormai è chiaro che quella che chiamate giustizia non è altro che il prolungamento della violenza squadristica degli uomini in divisa con altri mezzi.

We are Anonymous.

We are legion.

We do not forgive.

We do not forget.

Expect us.

Sindacato Autonomo di Polizia

Hacked & Defaced !!!

http://www.sap-nazionale.org/

11 novembre 2014

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Novembre 2014 00:44

Palestina. Video: polizia israeliana uccide 22enne in Galilea

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altAll’alba di oggi durante un arresto vicino Nazareth, Khair al-Din Rouf Hamdan è stato colpito al petto da distanza ravvicinata. Ieri a Gerusalemme oltre 30 feriti in scontri per il Giorno della Rabbia.

tratto da Nena News

Il video girato da una telecamera di sicurezza mostra l’intera sequenza: un giovane palestinese colpisce il furgone della polizia, poi si allontana. I poliziotti scendono e aprono il fuoco da pochissimi metri, alla schiena, mentre se ne andava. Così è morto Khair al-Din Rouf Hamdan, 22 anni, residente nel villaggio di Kafr Kana, in Galilea, nord dell’attuale Stato di Israele.

Ancora vivo, agonizzante, Hamdan è stato trascinato nell’auto della polizia e da lì è stato portato in ospedale, dove è deceduto. È successo tutto all’alba di oggi, durante un’operazione militare israeliana per arrestare il cugino del giovane. Secondo la polizia, Hamdan aveva in mano un coltello e avrebbe cercato di accoltellare un poliziotto. Ma nel video si vede bene che il ragazzo stava andando via e non stava tentando di colpire uno dei militari.

Subito dopo la notizia della morte, i residenti del villaggio di Kafr Kana sono scesi in strada per protestare, hanno innalzato barricate e dato fuoco a dei copertoni. La polizia ha disperso la folla con lacrimogeni e bombe sonore.

Ieri in tutta la Palestina storica è stato giorno di forti tensioni. Le fazioni palestinesi di Hamas e Jihad Islamica avevano chiamato alla Giornata della Rabbia e la gente è scesa in strada a Gerusalemme e in Cisgiordania in solidarietà con la Moschea di Al-Aqsa, da settimane target delle autorità israeliane e di gruppi di estremisti ebrei.

Negli scontri di ieri a Gerusalemme Est sono stati almeno 30 i manifestanti palestinesi feriti. Le proteste si sono concentrate nel campo profughi di Shuafat, dove risiedeva il palestinese che con l’auto ha ucciso due pedoni alla fermata del tram mercoledì scorso. La polizia ha disperso la folla di manifestanti che aveva cominciato le proteste di fronte alla casa di al-Akkari (di cui Netanyahu ha personalmente ordinato la demolizione), con gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

Secondo il portavoce di Fatah a Shuafat, Thaer Fasfous, un manifestante è stato colpito alla testa con un proiettile e altri 30 con pallottole di gomma. Proteste anche a Ras al-Amoud, Wadi al-Joz e al-Musrara dove 1.300 poliziotti sono stati dispiegati dalle autorità israeliane.

Manifestazioni anche in Cisgiordania: duri scontri al campo profughi di Aida a Betlemme e alle porte di Ramallah.

10 novembre 2014

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