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COMUNICAZIONE E MEDIA

La guerra della Playstation. Mussolini e Giovanardi: "Contro i black bloc vietare State of Emergency 2"

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state-of-emergency-2La politica istituzionale italiana, per quando sia screditata, regala sempre qualche momento di buonumore. L'onorevole Alessandra Mussolini, presidente della commissione bilaterale sull'infanzia, vorrebbe proibire la vendita di State of Emergency 2, videogioco sulla rivolta urbana. La stessa posizione è stata assunta da un altro esponenente del centrodestra, Carlo Giovanardi. La tesi, rimasticatura di posizioni della destra repubblicana americana di venti anni fa, è che giochi come questo predispongono alla violenza urbana.
Cominciamo a ridere: State of Emergency 2 è il circolazione da cinque anni. Infatti era un titolo uscito per ps2. Difficile assai riscontrare un rapporto di causa e effetto tra il gioco e quanto accaduto a Roma. Poi la circolazione di un titolo non si può impedire. Basta proibirne la vendita e i download del titolo si moltiplicano rendendolo ancor più famoso e giocato che nel passato. Siamo alle solite: la destra cerca, in nome di impossibili relazioni tra videogiochi e comportamenti sociali, di controllare un fenomeno in modo grottesco. Che finirebbe di produrre effetti persino contrari rispetto a quelli desiderati.
Incontrerà poi la demenziale proposta la fiera resistenza dell'opposizione?
C'è da dubitarne visto che cinque anni fa l'allora presidente della Camera Bertinotti propose una commissione di controllo sui videogiochi. E su un titolo allora messo all'indice, Rule of Rose, riferì il ministro della giustizia Mastella (si veda Bertinotti contro i videogiochi http://www.molleindustria.org/node/72).
Tra la cultura di centrosinistra e quella di centrodestra su questi tempi, possiamo tranquillamente affermare, regna infatti la concordia bipartisan.

E così tra sindacalisti, vedi Landini, che invocano dal palco di una manifestazione l'uso delle intercettazioni nei confronti dei manifestanti sospetti, le proposte di fidejussione bancaria per garantire le manifestazioni ecco la coppia Mussolini-Giovanardi a finire di deliziare l'audience.
L'Italia non sarà un paese per giovani ma la dimensione del comico è sempre di alto livello.

(red) 21 ottobre 2011

fonti

Mussolini: battere i Black Bloc? Vietare State of Emergency 2!

http://www.videogamezone.it/pc/mussolini-battere-i-black-bloc-vietare-state-of-emergency-2-2842

(AGENPARL) - Roma, 20 ott - Ancora più duro il sottosegretario Carlo Giovanardi, che chiede il bando di State of Emergency, il videogame di rivolta urbana disponibile sulla piattaforma Playstation 2, aderendo alla campagna contro i videogiochi violenti promossa da KlausCondicio, la trasmissione web di Klaus Davi in onda su YouTube: “Trovo scandaloso - afferma Giovanardi - che il giocatore possa lanciare tubi, mattoni e panchine contro i poliziotti e che il videogioco sia venduto come il primo dove si possa partecipare attivamente ad un combattimento per strada. Vanno banditi i videogiochi predicatori di odio che portano i giovani a confondere l’immaginario con la realtà. Non ci si rende conto che il gioco diventa reale perché ha a che fare con le persone, e che spesso si trasforma in un dramma, in una tragedia”.
Nel corso della trasmissione, visibile al link http://www.youtube.com/user/klauscondicio, Giovanardi ha aggiunto: “Da un lato ci sono gli educatori, la scuola e la famiglia, che insegnano ai giovani il rispetto per le altre persone e i comportamenti civili. Poi il pomeriggio, per magia, i giovani fanno esattamente il contrario utilizzando questi videogiochi. Qual è allora la legalità? Quella che ti dicono che non si può fare o quella che ti dicono che più danni fai più punti avrai? Mi infastidisco – conclude - perché poi ascolto la banalità e la disarmante idiozia delle dichiarazioni di questi giovani che vengono arrestati e che balbettano giustificazioni per atti di violenza così terribili come quelli che abbiamo visto sabato”.

http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20111020-violenza-giovanardi-al-bando-videogioco-che-invita-a-colpire-poliziotti

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La carezza del celerino. Repubblica alla testa del movimento

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drago_sputa_fuocoIn queste ore tutti gli organizzatori che affermano "i black bloc ci hanno rubato la manifestazione" non farebbero male a dare un'occhiata a chi si è preso la testa del movimento. Già perchè settimane di "percorsi", riunioni, scazzi, mediazioni fatte e disfatte sulla composizione e sulla testa del corteo non hanno ovviamente impedito che Repubblica, al momento ritenuto opportuno, si prendesse il movimento.

E' bastato valutare, nel fine settimana, la redditività dell'affare. Stiamo scherzando? Proprio no. Un ala di movimento frammentata, rissosa e confusa che ha puntato tutte le sue carte identitarie sull'estraneità dei "violenti" dalla manifestazione adesso ha solo i media che la tengono in piedi. E che certificano il cattere civile, nonviolento e propositivo della manifestazione. Basta però un clic di mouse, che avverrà quando gli indignati saranno notizia vecchia o dovranno fare posto al processo su Sarah Scazzi, che la visibilità di questo
movimento è destinata a dissolversi.

Dopo la giornata di sabato dal punto di vista mediatico, quello che conta in politica altro che la testa del corteo, gli indignati sono una notizia minore. Piaccia o non piaccia in questi giorni le star non hanno la faccia perbene del collettivo che scrive a Napolitano, del creativo che vive a metà tra il mondo pubblicitario e i cortei post laurea, tutta roba che fa audience per il genere  pietistico "sono come noi ma non trovano lavoro".
Le star televisive, che per qualche giorno conteranno più di X-Factor, hanno felpe, cappucci, sono agili, veloci. Tv generaliste, satellitari, grande stampa.

Tutto quello che un precario perbene che crede nella mediazione di Napolitano per principio non avrà (giustamente) mai nella vita. Si tratta quindi per Repubblica di gestire una notizia oggi minore, gli indignati, prendendo di fatto la testa di un movimento messo nell'ombra, impaurito e confuso. Perchè le aspiranti star del venerdì possono finire nell'ombra il lunedì , i media sono impietosi, ma la gestione della loro caduta può comportare un certo profitto.
Perchè un giornale e un sito si riempiono anche con le notizie che, giocoforza, sono destinate a scendere in basso nella foliazione o nelle feature. Ma le notizie minori non è detto che non scatenino i creativi.

Primo punto della linea di Repubblica sul movimento: creare un'empatia tra poliziotti e manifestanti pacifici.
Ecco quindi l'effetto carezza del celerino. Recita Repubblica

"in questa sequenza gli occhi di un celerino incontrano quelli di una manifestante e teneramente la mano del poliziotto si poggia sul viso della ragazza quasi ad anticiparle un bacio".

Ecco la fotosequenza

Come si può vedere titolo e didascalia sono completamente inventate rispettoalle foto. Ma la linea è creare empatia tra indignati e forze dell'ordine. E, si sa, le forzature servono a far passare la linea. Il giornale di Ezio Mauro è alla testa di un movimento mica sorbole.

Secondo punto. Creare un recinto per reti e collettivi del movimento pacifico dove si dà loro visibilità in cambio della condanna ai violenti.

Ecco qua

E così il movimento è domato. Contenuti e visibilità per i grandi numeri li regola Repubblica. Empatia con i celerini e condanna infinita per i violenti. Al quotidiano di Ezio Mauro era andata male sabato. Aveva già preparato la candidatura di Mario Draghi come principale sponsor degli indignati. Sarebbe stato come candidare Gianni Agnelli alla guida dei metalmeccanici. Ma allora non funzionava certo, ora si. Basta vedere il lessico: in meno di cinque minuti Alemanno si è già impadronito del termine "indignato". Perchè è troppo generico. Puo' essere usato ma anche stravolto da tutti. Non crea egemonia ma è a rischio di infiltrazioni. E infatti Draghi, con il partito Repubblica, era pronto a scendere in campo per confondere i ruoli, neutralizzare le spinte di lotta, disperdere con la strategia del sorriso. Poi è successo quello che è successo e in poche ore Repubblica ha preso ugualmente il controllo del movimento.

Indignati, ma una forma di lotta contro Repubblica mai eh? C'è chi prende la testa del corteo saltando settimane di sfibranti riunioni e chi la testa di un movimento nel momento più difficile magari decidendolo davanti alla macchinetta del caffè.

(red) 17 ottobre 2011
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 19 Ottobre 2011 12:02

FdS e SeL, quando l’a-sinistra ci lascia…

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jobs_sel_senza_parolePer la serie: “Quando pensi che sia stato toccato il fondo c’è sempre qualcuno che prende la pala e inizia a scavare”. Questa mattina sui muri di Roma è apparso un manifesto di SeL per commemorare Steve Jobs. Il creativo Steve Jobs, il visionario Stev Jobs… il padrone Steve Jobs. Vendola e soci sembrano proprio non aver capito che quel “siate affamati” che l’i-man ci ha lasciato come eredità era tutt’altro che una metafora, ma piuttosto un invito a diventare tutti come quegli operai ipersfruttati su cui poggia il successo della mela mozzicata. Questa trovata fa il paio con la sortita della Federazione della Sinistra davanti alla Banca d’Italia l’altro giorno. Pur sapendo benissimo che era stata indetta per oggi una mobilitazione generale a cui tutti avevano aderito, Ferrero e Diliberto hanno pensato bene di garantirsi quei 15 minuti di fama di cui pure parlava Warhol anticipando l’apparizione a favore di telecamere. Un gesto non proprio corretto, soprattutto se praticato da chi continua a sostenere di voler stare dentro il movimento e di non volerlo solo cavalcare a fini elettorali. Sappiamo tutti, però, che esiste uno iato incolmabile tra le buone intenzioni e le cattive abitudini. Così come sappiamo quanti e quali mal di pancia provochi in Via del Policlinico la sovraesposizione mediatica del governatore con l’orecchino…

tratto da http://www.militant-blog.org

12 ottobre 2011

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India, un tablet da 35 dollari

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Il governo indiano ha presentato un dispositivo ultraeconomico per abbattere il digital divide
india_tabletMentre il mondo piange la morte del padre dell'iPad, il governo indiano lancia un tablet ultraeconomico da 35 dollari destinato agli studenti delle università del subcontinente.

"I ricchi hanno accesso al mondo digitale, mentre i poveri ne sono esclusi: Aakash porrà fine al digital divide", ha dichiarato il ministro indiano dell'Istruzione, Kapil Sibal.

L'Aakash ('Cielo' in hindi), sistema operativo Andoid 2.2 Froyo e schermo da 7 pollici (risoluzione 800x480), è stato progettato dall'Indian Institute of Technology in collaborazione con l'azienda britannica DataWind, e viene fabbricato in uno stabilimento di Hyderabad.

Il governo indiano acquisterà milioni di pezzi che verranno distribuiti alle università. Il dispositivo sarà presto messo anche in vendita, pure all'estero, con il nome 'UbiSlate' a circa 60 dollari.

tratto da http://it.peacereporter.net

6 ottobre 2011

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Cinque cose fuori dai denti su Steve Jobs e sulla Apple

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apple_biancaneveI lutti non sono il momento adatto per le puntigliosità ma per la celebrazione del caro estinto. Tuttavia la morte di Jobs si è trasformata nell’ennesimo evento globale. Così il segno encomiastico rischia di impedire una valutazione equanime, sul personaggio, sull’impresa a maggior capitalizzazione al mondo e su un’epopea dove non tutto luccica. Siamo di fronte ad un’operazione di marketing funerario sulla quale è bene riflettere brevemente.

1) Le invenzioni di Steve Jobs, spesso un passo avanti a tutti e a volte dei veri capolavori soprattutto dal punto di vista estetico, sono sempre stati dei prodotti di fascia alta per consumatori in grado di spendere (o svenarsi). Al dunque quel costo di un 20% in più rispetto ad un Sony Vaio o 30% in più rispetto ad un Toshiba Satellite, il surplus che ti garantisce lo status symbol per fare quasi sempre le stesse cose, te lo devi poter permettere.
2) I prodotti simbolo degli ultimi dieci anni, ipod, iphone, ipad, sono stati presentati come una rivoluzione universale. Nonostante le centinaia di milioni di pezzi venduti (e quindi un indiscutibile successo di marketing) la vera innovazione, quella che cambia davvero il mondo, non è quella per chi se la può permettere ma quella per tutti. Tra il notebook da 35$ annunciato dal governo indiano (il prossimo Steve Jobs verrà da lì) e il più fico degli ipad c’è la stessa relazione che c’è tra il vaccino anti-polio e un brevetto contro la caduta dei capelli.
3) È giusto che un capitano d’industria si prenda i meriti dei prodotti innovativi che licenzia, soprattutto quando il gruppo che dirige diventa quello a più alta capitalizzazione al mondo. Ma sta restando nell’ombra che, soprattutto in campo tecnologico e in pieno XXI secolo, vi dev’essere sì una visione di fondo (che può essere anche di una persona sola), ma vi è soprattutto un lavoro di gruppo, anzi di molti gruppi ed un continuo confronto perfino con la concorrenza. Senza Steve Jobs non avremo l’ipad come lo conosciamo ma non è vero che non avremmo lo smartphone (probabilmente il più grande salto in avanti dalla diffusione del personal computer). Insomma un grande, ma presentarlo come l’uomo della provvidenza è esagerato.
4) La concezione proprietaria della Apple su software e brevetti è ben più che per il mondo Windows l’esatto opposto del software libero, dell’open source e della libera circolazione dei saperi. Lo stesso Jobs ammise di non inserire nell’iphone la possibilità di ascoltare la radio via etere (un banale chippino da pochi centesimi presente in qualunque cellulare da 40 Euro in su) perché dall’ascolto della radio non poteva lucrare. Ma il profitto appare solo una giustificazione rispetto alla maniera orwelliana con la quale l’iphone o l’ipad continuano ad essere controllati dalla Apple e non dal legittimo proprietario. Se non permettete ad un estraneo di entrare in casa vostra per portarsi via un libro o un disco o per spostare un soprammobile, perché accettate che Apple lo faccia sul vostro telefono?
5) La Apple di Jobs è stata in questi anni una delle imprese simbolo del mondo globalizzato nel più deleterio dei modi possibili. Dalle accuse di mobbing alle documentate orribili condizioni di lavoro in Cina (vedi alla voce Foxconn) con decine di casi di suicidi denunciati, Jobs non è mai stato meglio della Nike, della Monsanto, della Coca-Cola o dell’ultimo padrone delle ferriere. L’esteticità, la bellezza, l’innovazione tecnologica più spinta (ma parliamo sempre di prodotti consumer, l’avanguardia vera è in altri campi) si sono sempre sposate con le più vecchie e conosciute pratiche dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Steve Jobs invitava a pensare differente (“Think different” fu uno degli slogan più efficaci) ma sui rapporti di produzione pensava molto antico.
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Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Ottobre 2011 16:07

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