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COMUNICAZIONE E MEDIA

Hackerato un video che infiamma la Tunisia

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tunisia_polizia_cordoneUna quarantina di giorni a capo del Ministero degli Interni, e poi, senza una pubblica motivazione dimissionato dal presidente del consiglio Essebsi. Farhat Rajhi era stato nominato ministro pochi giorni prima della grande manifestazione passata alla storia come La Seconda Casbah, conclusasi con centinaia di migliaia di manifestanti nella sola Tunisi uniti dallo slogan “degage” rivolta all'allora governo di transizione Ghannouchi. A seguito della manifestazione il governo cadde con le dimissioni del presidente, ma caddero a terra anche diversi manifestanti, uccisi dai proiettili della polizia nel centro della capitale.

Per questi eventi il Ministro degli Interni dichiarò, come sempre usando l'arabo dialettale tunisino, che qualcosa nella catena di comando non aveva funzionato e che le disposizioni dall'alto non prevedevano la violenta repressione che poi nei fatti si scatenò in piazza.

Più di 40 alti funzionari furono “mandati in pre-pensionamento”, altri ancora trasferiti ad altre mansioni. Una frattura interna al Ministero degli Interni che il 31 gennaio  si manifestò con l'ingresso di più di 3000 uomini dentro il ministero stesso, senza che alcun dispositivo di sicurezza li bloccasse al punto che riuscirono a raggiungere le stanze del ministro minacciandolo e rubandogli occhiali, computer e giacca... nel “mistero” Rajhi riuscì a fuggire. In seguito, una serie di disposizioni per l'avvicendamento dei governatori indicati dal ministro furono semplicemente disattese lasciando sulle poltrone gli uomini dell'RCD.

A quel punto arrivano le dimissioni, non prima però che la popolarità di questo ministro, ritratto in alcune locandine con il corpo di superman, non crebbe al punto di... intimorire un po' tutti i protagonisti della scena politica post-Ben Ali, nei palazzi ed in un certo senso anche alcuni attori della piazza... in una fase delicata come quella che la popolarità si concentri tutta su un solo uomo e per giunta ministro degli interni, e che rivolgendosi al popolo in dialetto tunisino (come solo l'anziano despota Bourguiba faceva) annunciasse l'arresto del vecchio Ministro degli Interni Rafik Haj Kacem per qualcuno era troppo e per altri rendeva quanto meno questa figura decisamente controversa.

Nelle piazze in continua agitazione di Tunisi non si faceva altro che parlare delle sue dimissioni e della sua successiva nomina a Presidente  della Commissione Superiore dei Diritto dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali fino a quando ieri, intorno alle 22h, su facebook inizia a circolare un video in cui l'ex Ministro degli Interni dichiara, durante un incontro con due giornalisti,  che ogni suo tentativo di “purgare” il ministero e i governatorati di certi uomini chiave è sempre stato contrastato da il governo stesso presieduto secondo Rajhi da un bugiardo! Ma non finisce qui!

Nella conversazione aggiunge della possibilità di un colpo di stato e della ripresa completa del potere da parte dell'RCD durante le prossime elezioni grazie ad ingenti finanziamenti esteri e all'appoggio del Generale Ammar, che addirittura durante una visita in Qatar avrebbe incontrato il vecchio tiranno Ben Ali! Ciò è bastato perchè in pochi minuti il video rimbalzasse su migliaia e migliaia di account facebook e fosse commentato e ripubblicato un po' ovunque tra blog e siti di informazione indipendente e non solo... facendo alzare la tensione ad altissimo livello.

Questa mattina infatti oltre allo sciopero dei giudici e dei magistrati che ha visto il 100% delle adesioni, sono iniziate nuove manifestazioni che reclamano la caduta del governo e rilanciano lo slogan “degage” puntando contro l'RCD. Secondo alcune fonti sono in corso manifestazioni a Sidi Bouzid, Gafsa, Kesserine, Soussa, Sfax e in queste ore torna a riempirsi anche l'Avenue Bourguiba di Tunisi dove davanti al teatro comunale stanno affluendo gruppi di manifestanti.

E' la prima volta che, da quando è stato cacciato Ben Ali, l'esercito viene tirato in ballo nell'opinione pubblica non più come garante neutrale della sicurezza del popolo tunisino ma come protagonista attivo delle operazioni reazionarie in corso per rubare la rivoluzione e assicurare anche in Tunisia che “tutto cambi per cui nulla cambi”.

Per domani è stata lanciata una giornata di mobilitazione generale ed ancora non abbiamo elementi per valutare come reagirà l'esercito e il governo (che per ora tace) a questa ripresa dell'iniziativa sostenuta dalle gravissime dichiarazioni dell'ex-ministro degli interni che nei fatti danno ragione al movimento rivoluzionario tunisino, almeno per quanto riguarda il perdurare del regime, dei suoi dispositivi e dei suoi uomini nella Tunisia post-Ben Ali.

E' certo però che gli effetti prodotti da questo video stanno rimettendo faccia a faccia tutti i protagonisti della storia attuale della Tunisia che potrebbe nelle prossime ore o giorni conoscere nuove svolte radicali in un senso o nell'altro, dalla piazza o dal pallazo, o forse ormai è il caso di aggiungere anche dall'esercito...


E' stata diffusa in questo momento la notizia per cui il video con l'ex Ministro degli Interni è stato diffuso tramite un'operazione hacker che è riuscita ad entrare nell'archivio di un'agenzia di stampa, tramite, secondo un comunicato dell'agenzia stessa, l'ausilio di una stagista e che il materiale diffuso non prevedeva secondo gli accordi tra i giornalisti e Rajhi la pubblicazione.

Il video

tratto da www.infoaut.org

5 maggio 2011

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Mela Marcia - La mutazione genetica di Apple

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apple_melamarciaNon amiamo particolarmente le iconografie che ruotano attorno alle figure dei grandi fratelli (virtuali e reali) che perpetuano letture di impotenza e fatalismo e sviliscono le prospettive delle resistenze, delle insorgenze e delle lotte collettive che si danno rispetto a svariati regimi di controllo.

Però, dopo aver visto il famoso spot pubblicitario della Apple in occasione del lancio del primo Macintosh ('il prossimo 24 gennaio Apple Computers introdurrà Macintosh. E vedrete perché il 1984 non sarà come "1984"') detournato sia da Defectivebydesign.org (la settennale campagna della Free Software Foundation contro le tecnologie DRM) che da DVD Jon (il famoso ideatore dell'algoritmo che ha permesso di craccare le protezioni dei DVD e di Doubletwist, un programma in grado di liberare dal DRM varie tipologie di file) qualche domanda ce la siamo posta.

Nel 1984 l'attore dominante nel mercato degli elaboratori era "Big Blue"  IBM, l'azienda leader nel settore dei costosi e centralizzati mainframe alla base della produzione telematica di quel periodo. Un'egemonia riflessa dallo schermo, appunto di colore bluastro, del Big Brother, mandato in frantumi dalla ginnasta-Apple (altra connessione subliminale con le Olimpiadi di Los Angeles di quell'anno, boicottate dalla centralista Unione Sovietica) nello spot firmato da Ridley Scott.
Quali sono stati allora i passaggi perché nei venticinque anni successivi l'azienda protagonista della rivoluzione del personal computing si facesse interprete di nuovi processi di verticalizzazione dell'industria digitale?

Su quali basi si sono evolute le strategie di marketing di Apple dai prodromi di quella qualità tecnologica e libertà di scelta simboleggiate dalla mela multicolore, in un mondo dell'ICT ancora in bianco e nero?

Nel confronto con questi interrogativi ci viene in aiuto l'opera del collettivo NGN che con "Mela Marcia", pubblicata per i tipi di Agenzia X sotto licenza Creative Commons BY-NC-ND. La "mutazione genetica di Apple", come viene definita nel sottotitolo del libro, viene esaminata sotto le molteplici lenti competenziali degli autori (giornalisti e mediattivisti) attraverso un percorso che interessa le sfere delle public relations, della cultura aziendale, del marketing emozionale e del modello di business delle piattaforme Apple, per finire con delle istantanee sui casi più controversi (dai limiti tecnici mostrati dall'Ipad rispetto alle sue promesse, alla recente ondata di suicidi tra i lavoratori delle fabbriche cinesi in cui i prodotti Apple vengono assemblati) di cui la casa di Cupertino si è ritrovata protagonista più o meno volontaria.

L'analisi di NGN è a tutto campo: si parte dalla narrazione dall'ossessione del controllo di Apple (diretto ed indiretto) sulla
propria rappresentazione mediale e sulle stesse fughe di notizie rispetto ai propri prodotti, attraverso le testimonianze di blogger ed insider ed indiscrezioni sulle policies di sicurezza interna dell'azienda. Si passa quindi a tratteggiare la genesi di quest'ultima, con l'introduzione di logiche aziendaliste e di profitto nell'indipendente ed amatoriale comunità hacker degli anni '70 (il che alla fine dei giochi è ben reso dal caso di A.J., un ingegnere di Apple licenziato per aver mostrato senza permesso l'anteprima dell'Ipad G3 a Steve Wozniak, cofondatore dell'azienda). Dalla genesi della Mela all'affermazione del suo brand presso ampie fasce di consumatori globali il passo è breve, ed il libro prosegue illustrando le strategie retoriche, di fidelizzazione e distribuzione dei propri prodotti che permettono a Steve Jobs di mobilitare un'intera comunità di fan ad ogni talk, pronta a sostenere lunghe code per mettere le mani sull'ultimo gadget del proprio beniamino senza curarsi dei problemi tecnici inerenti e delle implicazioni in gioco rispetto alla circolazione dei beni digitali. Infatti il successivo approfondimento, che ha il merito di ampliare la discussione coinvolgendovi attori come Amazon, NewsCorp e Google, inquadra il ruolo della casa di Cupertino nel processo tuttora in corso di recinzione e diversificazione della circolazione dei contenuti editoriali e degli organi di informazione a diversi prezzi e su piattaforme differenti.

Una ricostruzione che non rimane limitata alle pagine del libro ma che prosegue attraverso altri canali multimediali. In primo luogo l'opera è corredata da codici QR, pratici per accedere via smartphone ad approfondimenti e risorse audio e video sugli argomenti trattati. Ulteriori commenti degli autori alle vicende di Apple sono reperibili sul blog nessungrandenemico.org; già a partire dal nome (spiegazione dell'acronimo NGN), il progetto si propone di non esaurirsi nella critica del brand di Steve Jobs bensì di far luce sul lato oscuro del business dell'ICT più in generale, rendendone esplicite le strategie invasive e megalomani.

In definitiva un testo che ha il pregio di suscitare riflessioni su molte sfaccettature dell'esperienza della produzione e del consumo hi-tech e sulle modalità con cui queste vengono veicolate, pur mantenendo un linguaggio accessibile e diretto. E di farci interrogare,  a partire dalle risposte che fornisce, su prezzi da pagare e strategie da opporre per restare dentro e contro le dorate recinzioni dei pifferai magici del nuovo infolatifondismo.

Mela Marcia - la mutazione genetica di Apple verrà presentato il  prossimo venerdì 6 maggio alle ore 21 presso l'infoshop Dans la Rue in Via Avesella 5/A a Bologna all'interno del ciclo "Reti in Trasformazione"; parteciperanno Franco Vite (coautore del libro) ed InfoFreeFlow.

Per saperne di più:

http://melamarcia.nessungrandenemico.org/

http://danslarue.noblogs.org/post/2011/04/12/mela-marcia-la-mutazione-genetica-di-apple/

Scarica il libro:

http://forum.simplicissimus.it/downloads/?sa=view;down=240 (ePub)

https://docs.google.com/viewer?url=http://www.agenziax.it/imgProdotti/43D.pdf (PDF)

tratto da www.infoaut.org

3 maggio 2011

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Il concertone del 1 maggio censura i referendum su acqua e nucleare

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concerto_primomaggio«Ci hanno fatto firmare una liberatoria per non parlare di referendum e non dare indicazioni di voto qui dal palco di San Giovanni. È una censura bella e buona», il leader di Bandabardò va giù piatto ed attacca gli organizzatori del concerto del primo maggio. Gli organizzatori ci hanno fatto firmare una deliberatoria, ma «non siamo stati informati di quello che firmavamo perchè pensavamo si trattasse della normale liberatoria che si firma quando si va in televisione. Certo questo è anche un nostro errore - si legge ancora nelle agenzie - ma in questo modo si impedisce la libertà di parola». Il cantante ha spiegato di essere stato informato della questione da Ascanio Celestini che a suo dire starebbe preparando una protesta formale. Alla faccia della libertà d'espressione.

tratto da http://www.controlacrisi.org

2 maggio 2011

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Il telefono, la tua spia

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BERLINO. Dal Giugno 2010, Apple ha aggiunto una nuova, apparentemente insignificante clausola alle direttive per la protezione dei dati dei suoi prodotti. Oltre a riconoscersi il diritto di salvare informazioni precise “sui luoghi in cui si trovano i propri computer o apparecchi in tempo reale”, il gruppo informatico si concede anche la facoltà di utilizzare anonimamente i dati in questione e di trasmetterli ad altri.

A rendere noto il volume effettivo dei dati raccolti da Apple e la gravità della situazione ci hanno pensato Alasdair Allan e Pete Warden, due informatici inglesi che hanno dimostrato la facilità con cui chiunque può accedere a tali informazioni, salvate senza l’autorizzazione consapevole dell’individuo e che dovrebbero, teoricamente, appartenere alla sua memoria.

Durante la recente conferenza Where 2.0, tenutasi a santa Clara, negli Stati Uniti, Allan e Warden hanno dimostrato che, dall’acquisto, iPhone registra regolarmente nelle sue cartelle ogni singolo spostamento del proprietario e, durante la cosiddetta “sincronizzazione” tramite iTunes, passa le informazioni al computer collegato, dove vengono registrate per la seconda volta senza protezione alcuna. Da questo momento in poi, le informazioni su tutti gli spostamenti di iPhone (e rispettivo proprietario) sono accessibili a chiunque utilizzi il computer e conosca un minimo di web 2.0, il mondo dei software scaricabili dalla rete.

Perché per tracciare il profilo completo degli spostamenti di un iPhone servono delle conoscenze informatiche di base, ma non serve certo essere degli hacker. Allan e Warden, i due informatici inglesi in questione, hanno sviluppato un software in grado di tracciare in pochi minuti i movimenti di un qualsiasi apparecchio iPhone o iPad con tanto di indicazione di periodo di permanenza.

Il programma si chiama iPhone Tracker ed è una soluzione open source disponibile sul sito dei ricercatori: l’utente vede su una cartina i propri spostamenti indicati graficamente con colori e grandezza diversi secondo la durata del soggiorno. Una sorta di grafico colorato che rappresenta attraverso informazioni quali latitudine, longitudine, data e orario la vita e i viaggi di un essere umano.

La mole di informazioni salvate è immensa e non è ancora chiaro in che misura Apple ne entri in possesso e, soprattutto, che uso ne faccia. Il salvataggio dei profili di spostamento è cominciato l’estate scorsa con l’immissione sul mercato dell’apparecchio Apple iOS 4 e la simultanea introduzione della piccola clausola tra le condizioni di contratto, che dimostrano una consapevolezza alquanto sospetta da parte dell’azienda informatica; indicazioni precedenti questa data non sembrano essere disponibili.

Secondo Warden e Allen, Apple potrebbe salvare i dati in vista di un nuovo servizio futuro per cui potrebbe essere utile conoscere gli spostamenti degli utenti. Probabilmente Apple li salva in maniera anonima, ha aggiunto Warren, che, tra l’altro, è un ex-sviluppatore della Apple stessa licenziatosi per dare vita alla propria firma.

Apple, da parte sua, non si è ancora espressa al riguardo e ogni interpretazione, per il momento, è solo supposizione. È noto che l’azienda statunitense, già dal 2008, salva automaticamente i segnali internet (w-lan etc.) nelle vicinanze di milioni di cellulari iPhone per migliorare le prestazioni e la localizzazione degli apparecchi in mancanza di segnale gps, il salvataggio dei dati al fine di “migliorare le potenzialità” non sarebbe quindi una novità. Che gli utenti siano disposti a concedere anche i propri spostamenti, invece, è tutto da vedere.

Oltre a stuzzicare i valori di parti politiche e garanti della privacy, la “geolocalizzazione” dei dispositivi Apple imbarazza milioni di singoli utenti e s’introduce in una dibattito molto più ampio. Il salvataggio dei dati da parte degli apparecchi elettronici mette in discussione la sovranità spirituale dell’essere umano rispetto a se stesso. A mano a mano, la tecnologia s’impossessa di fette sempre più ampie dell’esistenza quotidiana degli individui e non è ancora chiaro quale sarà la dirittura d’arrivo, perché sono proprio le impersonali aziende informatiche ad avere il potere di spostare il limite accettato senza chiedere conto a nessuno.

Informazioni che dovrebbero essere patrimonio spirituale dell’individuo entrano senza autorizzazione a far parte di banche dati più o meno anonime, fino a creare una sorta di sub universo virtuale inquietante di cui nessuno conosce la vera entità. E, piano piano, quelle che Marcel Proust chiamava le “mémoires du cœur” scompaiono, per lasciare il posto a una comune memoria virtuale parallela che, se esasperata, potrebbe arrivare a seccare fantasia e ricordi. E arriveremo al punto in cui ciò che non compare in un motore di ricerca, non esiste.

Emanuela Pessina

tratto da www.altrenotizie.org

26 aprile 2011

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Israele-Subaru: una pubblicità agghiacciante

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subaru_pubbl_israeleRiportaimo un articolo riguardo a una pubblicità che sta facendo molto discutere in rete. Non solo per la brutalità delle immagini e la vergognosa ironia che viene fatta su un fatto grave e crudele. Ma anche perchè per molti è una pubblicità falsa (un fake in gergo). Cioè, è stato aggiunto il marchio Subaru a una foto reale ma non si tratterebbe di una pubblicità realmente uscita. Almeno così dicono fonti israeliane e i dirigenti Subaru. Per Autorità nazionale palestinese e Al Jazeera invece non è affatto un fake ma una pubblicità vera. A prescindere da tutto, questa polemica dà la possibilità a tutti noi di far riemergere un fatto REALE accaduto nell'ottobrre 2010 e documentato da un video che non lascia dubbi. red. 24 aprile 2011

***

La Rete è in fermento per una nuova pubblicità che i responsabili della Subaru in Israele stanno utilizzando per un loro modello di auto. Questa pubblicità da un po' l'idea di quale sia il livello di propaganda razzista che viene concesso e tollerato all'interno dello stato d'Israele, nonostante i suoi governanti e amici occidentali continuino a definirla "l'unica vera democrazia in Medioriente".

La foto incriminata  raffigura un vero incidente risalente all'Ottobre 2010, quando cioè un colone israeliano investi con la sua Subaru due bambini palestinesi di 10 e 12 anni, rompendo loro le gambe.

La scritta in ebraico, in basso sulla destra, dice infatti : " Vedrà chi potrà resistere contro di voi".

La pubblicità, non s’è capito se vera o finta, sta facendo il giro della Rete. Non si sa insomma se sitratta di una vera campagna pubblicitaria o di un détorurnement propagandistico violentemente anti-palestinese.

Quel che è certo - e questa immagine ne è la  dimostrazione  - è la violenza e il razzismo dei cui è impregnata la società israeliana che arriva addirittura ad incentivare l'uccisione di bambini palestinesi.

tratto da www.infoaut.org

23 aprile 2011

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Ultimo aggiornamento Domenica 24 Aprile 2011 21:48

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