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COMUNICAZIONE E MEDIA

Crackdown su Anonymous Italia

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anonymous2_1Scatta all'alba di questa mattina la prima operazione di polizia contro Anonymous Italia. Oltre al sequestro di materiale informatico, sono 32 le perquisizioni effettuate in tutta la penisola e 3 le persone denunciate dalla Polizia Postale. A fare da corollario un'operazione mediatica in grande stile. Sui siti dei quotidiani on-line è il trionfo del sensazionalismo: i titoli che troneggiano in prima pagina riportano di reti smantellate, cellule smascherate, capi inchiodati alla sbarra.

Le fonti investigative citate, pur non facendo alcun riferimento ai reati specifici a carico degli accusati, giustificano l'intervento repressivo con la necessità mettere la parola fine agli “ingenti danni” causati dal gruppo negli ultimi mesi. Danni dei quali non viene fornito alcun dettaglio. Al CNAIPIC, il centro Nazionale Anticrimine Informatico, però mettono le mani avanti: «Nessuna volontà di perseguire reati di opinione o di mettere il “bavaglio alla rete”».

Sarà, ma i fatti ed il contesto in cui è maturato l'operato delle forze dell'ordine fanno pensare esattamente al contrario. Ovvero ad un deliberato attacco alla libertà di informazione ed espressione in rete.

Innanzi tutto perché le forme di attivismo di Anonymous in Italia si sono sempre configurate come campagne di informazione a sostegno dei movimenti sociali. A maggio il network degli anonimi si era speso a favore degli indignati nostrani. Del resto il loro ultimo comunicato, rilasciato a poche ore dalle perquisizioni, non lascia spazio a dubbi. «Anonymous vuole informare i cittadini italiani». L'invito è quello ad una partecipazione diffusa, a scendere in piazza contro il crescente livello di collusione tra mafia e stato, ad opporsi alle forze dell'ordine, accusate di essere custodi non della giustizia, ma dei grandi profitti.

Anche la difesa dei diritti digitali è un tema da sempre caro al network degli anonimi. Non è un caso dunque che l'attacco ad Anonymous Italia arrivi a poche ore dall'entrata in vigore della vergognosa delibera AGCOM. Delibera contro la quale era stata lanciata in grande stile l'operazione #nowebcensure/#freeweb. Un assedio partecipatissimo che per diversi giorni aveva reso inservibile il sito dell'Autorità Garante delle Comunicazioni. L'operazione sarebbe dovuta andare avanti fino al 6 luglio. Erano stati promessi per domani gli ultimi e più spettacolari fuochi d'artificio. Ma a quanto pare, per evitare ulteriori imbarazzi a Calabrò e soci – sempre più a corto di argomentazioni – le autorità hanno preferito battere sull'unico tasto che conoscono. Ovvero tappare la bocca alle voci che decidono di esprimere il loro dissenso.

Chi conosce la saga di Anonymous però, non può che nutrire perplessità sull'efficacia del giro di vite voluto dal Viminale. Non solo perché è difficile pensare ad un capo in una “struttura” liquida e molecolare come quella di Anonymous. Non solo perché gli account Twitter della legione italiana, dopo aver annunciato in tempo reale le perquisizioni, stanno continuando a funzionare. Non solo perché un nuovo forum di discussione è stato immediatamente aperto. Ma anche e sopratutto perché non è la prima volta che gli organi di polizia affermano a mezzo stampa di aver messo le mani sui capi dell'organizzazione, infliggendole un colpo mortale. In Spagna, poco meno di un mese fa, era andato in onda il medesimo copione. Allora la soddisfazione della polizia, seguita agli arresti di tre anonymous accusati di essere la cupola dell'organizzazione iberica, aveva presto lasciato il posto all'imbarazzo per l'immediata ripresa degli attacchi che ne avevano mandato in tilt il sito web.

La partita insomma, sembra tutt'altro che chiusa.

Link: La polizia è ancora lontana di Anonymous

Link: Anonymous oltre la Rete

InfoFreeFlow per Infoaut

tratto da www.infoaut.org

5 luglio 2011

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Luglio 2011 19:25

Storie di ordinario sterminio – Il 3 luglio nei media mainstream

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Il nemico più astuto non è quello che ti porta via tutto, ma quello che lentamente ti abitua a non avere più niente’ -  Beowulf.

tv_vuotaSulla deformazione della realtà dei fatti in Val di Susa  domenica 3 luglio ad opera di media e politica già altrove si è scritto subito  con lucidità e buona analisi politica. (cfr. Info.aut , Senza Soste). Tuttavia vale forse la pena soffermarsi su alcuni punti ‘qualificanti’ delle distorsioni operate, giusto per cercare di capire che tipo di intossicazione dis-informativa viene messa in atto, e a che fine.

Partiamo dalla citazione, riportata da Repubblica di ieri, del ‘poliziotto figlio del popolo’ di pasoliniana memoria: “Cari ragazzi” predica Dario Ginefra del Pd “[…] <<i poliziotti sono figli dei poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo di figli di papà avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale>>. Classico esempio di repechage cialtrone, citazione sbagliata nel momento sbagliato, populismo demagogico che neanche un Beppe Grillo dei primi tempi avrebbe osato. Un Pasolini odierno, infatti, con l’occhio sociologicamente  acuto che lo contraddistingueva, avrebbe innanzitutto parlato di deportazione culturale contro un popolo che difende non solo una tradizione, né propriamente un’identità culturale, ma bensì un intero  progetto di civiltà del  futuro e che in quel futuro – per citare le parole di Marco Revelli  nella sua recente intervista – ha già un piede. Avrebbe parlato – come in effetti fece proprio alla festa dell’Unità del 1975, ponendosi in antitesi, guarda caso, proprio a Giorgio Napolitano – di genocidio di intere parti del corpo sociale, di una forma subdola e non-violenta di sterminio culturale e sociale da parte dei sostenitori dello sviluppo contrapposti a chi invece desidera il progresso. (cfr. “Genocidio” e” Sviluppo e Progresso”, in Scritti Corsari, Milano 1975).

Ma ciò che l’establishment mediatico continua a spacciare con prodigalità – diventando esso per primo agente di sterminio,  tramite deprivazione culturale, di intere parti della comunità dei lettori – è una cultura da chierichetti buona al massimo per dividere in buoni e cattivi gli oltre 60mila partecipanti alla manifestazione di domenica. Di una simile in-cultura è portatore non sano Michele Brambilla nell’editoriale sulla Stampa di ieri ‘La differenza tra un treno e un golpe’: i due cortei che si sono prima fusi all’incrocio per la centrale e poi nuovamente divisi al bivio per Ramats altro non sarebbero che il diavoletto malvagio e l’angelo custode delle rappresentazioni iconografiche da catechismo per prime comunioni d’altri tempi, l’anima malvagia e quella santa che per l’appunto convivono e configgono in ogni essere umano a maggior gloria della divinità suprema.  Un dio che probabilmente si incarna in quello “ sviluppismo” ormai idolatrato unanimemente, e conformemente perseguito, sia dalla destra vera e propria che da quella che si spaccia ancora per sinistra. Lo sviluppo inteso da Pasolini, quello che, come dicevamo sopra, porta ad un colonialismo senza fucili, ma che provvede ugualmente a sterminare il futuro di intere popolazioni e relativi territori, è finalmente riuscito a derubricare la sinistra, al pari dell’informazione, dall’agenda dei problemi ed a trasferirli nell’agenda dei pagamenti.

Ora, tutto ciò che è stato detto dai media, fantomatici balck bloc compresi,  stride enormemente con la realtà vista e toccata con mano da chi scrive, che ha avuto la fortuna di essere presente ad almeno uno dei teatri dei fatti che si sono svolti domenica, quello nei pressi della centrale di Chiomonte, dove è sfilato il corteo “dei buoni “ per essere puntualmente,  una volta fatti passare sindaci e famiglie con prole,   cannoneggiato dai lacrimogeni.( In questo senso, per inciso, si può dire che è vero quanto affermato da Repubblica, la Stampa ed altri quotidiani, che le forze dell’ordine hanno agito con professionalità: in effetti sono riusciti a portare a termine la loro infame missione salvando almeno un po’ la faccia.)

Quello che è comunque risultato agli occhi di chi c’era è tutt’altro panorama: una popolazione – quella dei 60.000 - che ha ricreato - senza troppe chiacchiere e nel preciso istante in cui si è riconosciuta nel modello NO TAV - una modalità decisionale collettiva priva di deleghe e di paletti inutilmente dualistici (violenza/non violenza- buoni/cattivi), una  cultura della solidarietà talmente compenetrata nella pratica della resistenza al sopruso  da non escludere nessuno. Ma soprattutto, ciò che rende i  NO TAV  ovunque riconoscibili è la consapevolezza, sviluppata per primi proprio dai Valsusini, dell’immane attacco ai beni comuni che sta avvenendo da dieci anni a questa parte, proprio in nome e per conto di quel dio- sviluppo di cui parlava Pasolini, è la capacità di stanare dai nascondigli ipocriti offerti dai media la  contestuale verità della guerra colonizzatrice e antropofaga di uno Stato che spara ad altezza d’uomo lacrimogeni e proiettili di gomma contro gli stessi suoi abitanti e cittadini inermi. Per deportarli dalle loro terre, per privarli delle loro montagne e dei loro mari, per espropriarli della loro acqua e del loro stesso futuro. Per portare a termine proprio quello sterminio senza armi, ma ugualmente di massa,  che Pasolini aveva previsto.

Il motivo per cui il Pasolini degli Scritti Corsari, gli scritti poc’anzi citati, viene regolarmente trascurato o per meglio dire oscurato, è quindi chiaro e non necessita di spiegazioni ulteriori, così come è chiaro perché venga invece citata in senso chiaramente demagogico la frase sui ‘poliziotti sottoproletari e figli del popolo’. Come al solito tuttavia la parte interessante della deformazione mediatica e demagogica  dei fatti risiede nel non detto, nella porzione di realtà oscurata: nessuno infatti parla dei tentativi a più riprese fatti – guarda caso sempre da donne – di stabilire un dialogo proprio con quei poliziotti, il primo dei quali proprio all’indomani dell’infame attacco al presidio della Maddalena del 27 giugno scorso, col corollario dell’assurdo omicidio della pensionata 65enne di Venaria ad opera di un blindato in manovra. Il video della giovane donna che il martedì successivo ha provato per oltre mezz’ora, parlando ad una schiera di poliziotti in tenuta antisommossa in disarmo,  a stabilire un contatto con l’anima pasolinianamente proletaria di quei poliziotti ha fatto il giro del mondo in rete, ma di questo nessuno dei media, nessuno dei politici, nessuna istituzione è parso accorgersi. Ugualmente ignorato l’approccio di due giovani ragazze, Patrizia Dp e Simonetta Zandiri “diversamente democratica” , che nel bel mezzo dei cannoneggiamenti di domenica si sono avvicinate alla rete di recinzione del museo cercando di stabilire un dialogo ed ottenendo per tutta risposta un nuovo lancio di lacrimogeni. Anche in questo caso il video ha girato per tutta la giornata di ieri sui social networks senza che nessun quotidiano mainstream,  cartaceo o online, ne riportasse notizia. A ulteriore riprova, se ve ne fosse bisogno, di quanto il nuovo paradigma sociale prodotto  in seno al movimento No Tav   - che costituisce il fulcro di quel  futuro nel quale è stato mosso il primo passo - sia un obbiettivo di distruzione strategica da parte dell’establishment mediatico-politico, perché intrinsecamente pericoloso per la logica del profitto mordi-e-fuggi dello ‘sviluppismo’ odierno. E ad ulteriore riprova di quanto il povero Pasolini abbia parlato e scritto invano.

Inviato a Senza Soste, Abilio Quaresma

5 luglio 2011

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Luglio 2011 07:55

Guerra di propaganda di Repubblica contro i No-Tav. Segui la diretta Twitter su Indymedia

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indyChi legge Repubblica conosce la retorica della rivoluzione di Twitter che i quotidiano romano, gran domestico dei poteri che contano per il centrosinistra, ha applicato nei
confronti di paesi che se ne stanno ben lontani dall'Italia. Iran, Egitto, Tunisia, Libia sono stati mirrorati da Repubblica come esempio di democrazia dal basso, via Twitter.

Ora che sta accandendo in Italia, e la rete sta informando su cosa accade realmente in Valsusa, Repubblica ha messo in piedi una diretta che oscura ogni canale Twitter, come farebbe l'agenzia ufficiale del governo iraniano, per dare spazio ad un newswire compatibile con le questure. Dove si parla di "frange violente", assatanate, imbelvite.

Invitiamo a seguire Repubblica per come è, una specie di "viaggiare informati" delle questure, e a seguire la diretta Twitter su questo canale di Indymedia
La guerra di propaganda dei quotidiani dei comitati di affari del centrosinistra si può neutralizzare.
Ecco come. Connettersi a http://64.145.66.139/

e diffondere i messaggi.

Tirare la barba bianca a Scalfari è una necessità e un piacere.

(red)

 


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Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Luglio 2011 00:46

Quello che internet ci nasconde

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google_privacyI motori di ricerca e i social network ci conoscono sempre meglio. Grazie alle tracce che lasciamo in rete, sanno cosa ci piace. E selezionano i risultati, scegliendo solo i più adatti a noi. Ma in questo modo la nostra visione del mondo rischia di essere distorta.
http://www.internazionale.it/quello-che-internet-ci-nasconde/

Cosa ci nasconde internet?

In una conferenza un giornalista chiese a Mark Zuckember (fondatore di Facebook) quale fosse l’importanza delle News Feeds (le notizie che avete nella home di Facebook).La risposta? ”Uno scoiattolo che muore di fronte all atua casa potrebbe essere più importante per i tuoi interessi, rispetto alla gente che muore in Africa”.

Ma un web basato su questa idea a cosa porterebbe?

Probabilmente voi non lo sapete ma Facebook, così come Google, nella vostra home non vi fa vedere tutti gli aggiornamenti, gli stati, le pagine alle quali siete iscritti ma, tramite degli algoritmi, Facebook riconosce quali sono le vostre amicizie più strette e le pagine più viste e vi fa interagire solamente con quelle, senza nemmeno consultarvi. Questo concetto, seppur nato per facilitare e migliorare il servizio, porta l’utente ad interagire sempre con le stesse persone e coltivare sempre gli stessi interessi. In realtà un Social network dovrebbe far in modo che l’utente interagisca con un maggior numero di persone, scovare nuovi interessi, allargare le proprie conoscenze.

Gli algoritmi di Google funzionano allo stesso modo. Se due persone fanno lo stesso tipo di ricerca nello stesso momento riceveranno risultati molto differenti. Questo perchè Google prima di generare i risultati, analizza 57 informazioni provenienti dal vostro computer quali, ad esempio, dove vi trovate, che computer usate, che browser, che sistema operativo, ecc. Recentemente anche Yahoo news e il Washington post hanno cominciato ad usare questo tipo di algoritmi. Il risultato è che ogni utente visualizza notizie che vuole vedere e non le notizie di cui ha bisogno. E questo potrebbe essere un problema!

Mettendo insieme tutte queste restrizioni il risultato è che ogni utente si trova all’interno di un bolla nella quale si trovano informazioni, notizie,ecc. che dipendono da chi sei e cosa fai. L’utente non decide cosa mettere dentro la sua bolla e cosa lasciar fuori, gli algoritmi lo fanno. La cosa più grave è che è impossibile per l’utente guardare al di fuori della propria bolla.

Pensandoci bene anche giornali e televisioni generano, a loro modo, questo tipo di bolla scegliendo le notizie da diffondere. Le scelte però in questo caso vengono generate dal giornalista o dall’editore che ha il controllo dei media. Quindi in realtà è come se passando da un giornale ad internet si passa da un controllore umano, l’editore, ad un controllore automatizzato, l’algoritmo.

Il web, per definizione, “è un servizio di internet che permette di navigare ed usufruire di un insieme vastissimo di contenuti multimediali e di ulteriori servizi accessibili a tutti“. E’ una rete che collega tutti gli utenti, fatta dagli utenti, per gli utenti.

Allora perchè le nostre connessioni devono essere filtrate da algoritmi automatizzati che decidono per noi cosa sapere o cosa ci piace?

Il web è nato per connettere gli utenti gli uni con gli altri e i vari Google, Facebook, Yahoo stanno tagliando alcune di queste connessioni tramite i loro algoritmi. Personalmente penso che l’utente debba almeno avere una qualche forma di controllo sulla propria esperienza online. Lo scopo del web è quello di introdurre le persone a nuove idee, nuove prospettive.

“Non avrebbe senso un web di una sola persona”

http://www.ted.com/talks/eli_pariser_beware_online_filter_bubbles.html?awesm=on.ted.com_Pariser&utm_content=awesm-bookmarklet&utm_medium=on.ted.com-static&utm_source=reddit.com#

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Censura al web: la ribellione

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Petizioni on line. Iniziative sui social network. Ma anche sit-in e manifestazioni, come quelle di lunedì in diverse città. Contro una norma che non solo mette la museruola alle libertà digitali, ma stabilisce un precedente pericoloso per la democrazia

censura_laptopIl prossimo sei luglio si decide che fine farà un pezzo della libertà della Rete. In questa data potrebbe infatti essere approvata la delibera dell'Agcom, l'Autorità garante delle Comunicazioni, che permetterebbe all'authority di fare da giudice dei contenuti segnalati come in violazione dei diritti d'autore e di "spegnere" pagine web italiane ed estere: tutto questo senza passare da un tribunale. Anche se in ritardo rispetto ad altri episodi simili, gli utenti e le associazioni si stanno ora mobilitando per scongiurare l'ennesima minaccia alla libertà della Rete, diventata un pericolo da debellare attraverso codici, leggine ed emendamenti che piovono con cadenza periodica sugli utenti. Ecco una lista, soggetta a modifiche, di manifestazioni, gruppi e raccolte firme contro l'ultima minaccia per il web italiano.

Le manifestazioni
La mobilitazione per difendere la Rete non resta confinata a computer e social network, ma scende in piazza con una serie di azioni di protesta. Lunedì 4 luglio, davanti alla sede romana dell'Agcom, Valigia Blu e Agorà Digitale porteranno centinaia di palloncini per lanciare un messaggio chiaro: la Rete vola, guai a chi cerca di ingabbiarla. Sempre a Roma è stata organizzata, presso la Domus Talenti di via delle Quattro Fontane 113, la Notte della Rete: 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti ed esperti. L'evento sarà in diretta streaming sul Fattoquotidiano.it e su una rete di tv locali.

Oltre all'azione dimostrativa romana, simili iniziative si stanno organizzando anche a Milano e Napoli, ad opera di Qui Milano Libera di Piero Ricca e degli Amici di Beppe Grillo nel capoluogo partenopeo.

Le petizioni
Il portale internazionale di attivismo online Avaaz.org ha lanciato lo scorso 28 giugno una

petizione per invitare l'Agcom a non censurare Internet. Sul sito è possibile scrivere un breve messaggio da inviare proprio all'Autorità delle comunicazioni: un'azione che in pochi giorni è stata compiuta da oltre 100mila utenti e che cresce al ritmo di decine di adesioni al minuto. "Cari membri dell'Autorità per le comunicazioni – è questo il testo del messaggio che si può inviare dal sito - Vi chiediamo di astenervi dall'adottare la nuova regolamentazione numero 668 2010 che vi darebbe il potere di rimuovere contenuti da siti internet italiani e di chiudere i siti stranieri, se sospettati di violare il copyright. Nessuna decisione che sopprime la libertà della Rete e i nostri diritti fondamentali di accedere alle informazioni può essere presa senza la decisione di un giudice. Vi chiediamo di rimettere la questione al Parlamento, come prevede la nostra Costituzione".

La già citata associazione della galassia radicale Agorà digitale, insieme ad associazioni dei consumatori, rappresentanti di Confcommercio, Confesercenti e all'avvocato Fulvio Sarzana si è fatta promotrice di un'altra raccolta firme attraverso sitononraggiungibile.it, una pagina che già dal nome rievoca la possibile scomparsa degli spazi web per mano dall'Agcom. Negli ultimi giorni il sito è stato vittima di attacchi informatici (come quello dell'Agcom), lanciati con l'obiettivo di rubare l'indirizzo mail degli aderenti alla raccolta firme. Il furto dei dati personali, secondo quanto riferiscono gli amministratori, è stato sventato, ma ancora oggi si registrano alcune difficoltà nell'accedere alla pagina (rilevata da alcuni browser come potenzialmente infestata da malware).

Facebook
Il social network di Palo Alto non poteva mancare all'appello in questa mobilitazione e, come in tutte le recenti campagne di protesta, la Rete di contatti degli utenti sta contribuendo in maniera determinante alla diffusione di informazioni sulla delibera Agcom, provvedendo a colmare il vuoto informativo dei media mainstream. Un esempio su tutti è l'articolo di Alessandro Longo con l'intervista a Luca Nicotra di Agorà Digitale, che ha superato le 90mila condivisioni sul social network. Tra le altre pagine da segnalare c'è Il gruppo

"Svegliati e reagisci Italia, altrimenti il 6 luglio cala la censura" che raccoglie quasi duemila membri ed è continuamente aggiornato con le evoluzioni della protesta e gli articoli della stampa. Non mancano poi le mobilitazioni attraverso l'applicazione Causes e le pagine che invitano a protestare contro l'Agcom, a combattere contro la censura del web e non far morire la Rete italiana il 6 luglio.

Twitter
Neppure nel servizio di microblogging gli utenti restano a guardare. Nei giorni scorsi il gruppo Anonymous Italia ha lanciato alla ribalta l'hashtag #nowebcensure, usato dai navigatori per marchiare le discussioni collegate alla delibera Agcom e per rilanciare il messaggio agli altri utilizzatori del sito dell'uccellino azzurro. Dopo il Twitter Trend #nowebcensure, diventata una delle parole più condivise lo scorso martedì 28 giugno, la nuova hashtag utilizzata per pubblicizzare la notizia è #freeweb, in poche ore diventata anch'essa un trend sul social network.

tratto da http://espresso.repubblica.it

1 luglio 2011

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