Saturday, Aug 01st

Last update:12:11:51 PM GMT

You are here:

COMUNICAZIONE E MEDIA

Grecia, il giornale autogestito sbanca le edicole

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 

Parla il leader della protesta: "Abbiamo dimostrato che è possibile un quotidiano dei lavoratori e senza gadget"

grecia_giornali"Abbiamo venduto più di 31mila copie in tutta la Grecia su 40mila che ne avevamo tirato. Quasi 20mila solo nel distretto di Atene e del Pireo. E siamo stati i primi!".
Moisis Litsis ha buone ragioni di essere entusiasta dell'esperimento di autogestione di Eleftherotypia (Stampa libera, ndr) - anticipato in Italia su Globalist e ilmegafonoquotidiano.it - i cui 800 lavoratori sono scesi in sciopero dopo sette mesi senza stipendio. Il 15 febbraio, infatti, la tradizionale supremazia nelle edicole di Ta nea (La notizia, ndr), il giornale del pomeriggio vicino al Pasok, è stata messa in crisi dalla versione autogestita del grande quotidiano della sinistra greca famoso per il taglio professionale e senza orpelli.

Litsis, redattore economico e uno dei leader della protesta, racconta una storia utile a capire quello che sta avvenendo in Grecia a un pubblico, quello italiano, che assiste alla crisi drammatica della propria stampa di sinistra. Sabato, dunque, ci sarà la seconda uscita.
"Abbiamo preparato il giornale in una redazione amica e lo abbiamo stampato in un'altra tipografia perché i nostri tipografi temevano per il loro posto di lavoro. La proprietà ha disattivato il sistema editoriale su cui lavoravamo di solito, ha staccato internet, il sistema di posta elettronica e perfino il riscaldamento. E da ieri, 22 febbraio, impedisce l'ingresso nell'edificio e nei nostri uffici fino ad ora consentito. Molti di noi, lì dentro, hanno un mucchio di materiale, i propri archivi e anche roba da mangiare che era stata raccolta con donazioni di lettori e di collettivi".

Una reazione rabbiosa, a sentire Litsis, di fronte a un'esperienza molto positiva: "Molta gente ha chiesto di comprare - e ha comprato - Eleftherotypia nonostante la testata, per ragioni legali, sia Lavoratori di Eleftherotypia. Nel centro della capitale il giornale è andato esaurito molto presto. Sabato usciremo la seconda volta e con una tiratura di 65mila copie. Il sabato il mercato è più ampio perché il giornale resta in edicola per tre giorni. Da noi è vacanza fino a martedì. E' una grossa scommessa perché le due principali agenzie di distribuzione sono controllate dai proprietari dei giornali, anche il nostro ne possiede il 2 per cento delle azioni. Per questo temiamo che provino a bloccarci. La nostra proprietà ci ha minacciato di ricorsi legali ma pure gli altri padroni sono stati spaventati dal nostro primo successo poiché dimostra che un giornale dei lavoratori, senza dvd e supplementi domenicali, può riuscire. Non solo i lettori abituali ma anche chi non leggeva Eleftherotypia ci ha comprato".

Il giorno appresso il giornale è stato anche digitalizzato e, dopo la prima uscita, racconta Litsis, che molti altri colleghi, non solo giornalisti, hanno voluto aiutare l'iniziativa. "Purtroppo, la maggioranza dei lavoratori, anche se sostiene il nostro sforzo, non può realmente lavorare con noi".
"Lavoratori di Eleftherotypia" viene venduto a un euro anziché 1,30 o l'euro e mezzo dell'edizione del sabato. Con quei soldi, viene spiegato, verrà finanziata la prossima uscita. Il primo sindacato di giornalisti di Atene aveva promesso 10mila euro per finanziare l'iniziativa ma le ali destre del sindacato vogliono bloccare la cosa perché sostengono che non sia un giornale di scioperanti ma una normale operazione commerciale. "Gli articoli sono senza firma. L'assemblea ha deciso di pubblicarli così per paura che la proprietà bruci i nostri compensi. Ci sono firme solo di giornalisti veterani, alcuni di loro hanno lavorato tempraneamente al nostro giornale, e di gente esterna". Ne è venuto fuori un giornale di ben 56 pagine e con una grafica simile a quella tradizionale di Eleftheroptypia.
Anche gli articoli sono simili a quelli del "giornale "regolare", abbiamo ad esempio, sport, cultura e le pagine della tv. Abbiamo voluto un giornale normale e non un semplice manifesto. Ci sono pezzi sulla situazione di altri media con problematiche simili, commenti, notizie dall'estero, articoli sulla situazione greca e molti altri".

I media mainstream, in genere, hanno ignorato l'operazione ma alcuni programmi tv del mattino hanno mostrato la copertina del giornale autogestito.
"La stampa di sinistra, invece, ci ha aiutato in molti modi, con articoli, pubblicità gratis nelle radio, anche in quella della municipalità di Atene e fornendoci i propri codici fiscali per poter vendere il giornale e incassarne i ricavi. Non abbiamo contatti ufficiali ma molti di noi sono riusciti a informare i colleghi di altri paesi che hanno parlato di noi su alcuni media mainstream come la "Taz" tedesca o l'agenzia di stampa portoghese. Il resto della stampa di sinistra greca - conclude Litsis - ha problemi simili al nostro: i lavoratori non vengono pagati o sono pagati in ritardo e, come nel caso della radio e della tv del Kke, le trasmisioni sono sospese".

tratto da  http://www.globalist.it

23 febbraio 2012

AddThis Social Bookmark Button

Canone per i Pc: la Rai fa marcia indietro

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

rai_cavalloLa Rai ha fatto clamorosamente marcia indietro sulla richiesta di pagamento del canone speciale per il possesso di PC (leggi il comunicato).
Non è la prima volta che la Rai ha provato a ingannare i contribuenti, e probabilmente non sarà l'ultima viste le sue condizioni economico-finanziarie. Già nel 2007 aveva tentato la stessa cosa con le famiglie, minacciandole con azioni di riscossione del canone per il possesso del pc. All’epoca alcune associazioni di consumatori, tra cui l'Aduc, erano riuscite a bloccarla attraverso interpelli e interrogazioni parlamentari, purtroppo senza l'appoggio e l'attenzione che i media e il Parlamento hanno voluto dedicare ad analoga richiesta fatta oggi alle partite Iva.
Coloro che hanno già pagato il canone/imposta per il solo possesso di PC (sia azienda che privati) potranno fare richiesta di rimborso, oltre ad un congruo risarcimento del danno per le spese di recupero di quanto pagato e non dovuto. Qui il modulo.
Coloro invece che non hanno ancora pagato, e non posseggono televisori tradizionali, possono gettare dove merita - nel cestino della carta - la lettera della Rai.
Qui lo speciale canale web di Aduc dedicato alla materia. (red.)

22 febbraio 2012

AddThis Social Bookmark Button

Canone Rai. Richiesta illegittima anche per i pc collegati in rete?

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

rai_pausaCi stanno giungendo centinaia di segnalazioni da parte di aziende e studi professionali a cui la Rai richiede il pagamento del canone TV per la detenzione di uno o più computer collegati in Rete.
In assenza di una determinazione in tal senso del Ministero dello sviluppo economico che non ci risulta esistere, la richiesta della Rai è illegittima.
Ci siamo già occupati della vicenda a proposito di analoghe richieste che alcuni anni fa venivano mosse alle famiglie. Dopo interpelli e interrogazioni parlamentari alla Rai, il ministero dello Sviluppo economico rispose: “In considerazione del fatto che non sussiste ancora una interpretazione univoca circa la individuazione degli apparecchi, diversi dai televisori tradizionali, atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni, si ritiene opportuno procedere ad un approfondimento tecnico-giuridico della questione, anche attraverso il confronto con il Ministero dell'economia e delle finanze, l'agenzia delle entrate e la concessionaria del servizio pubblico”.
Oggi però torna alla carica. La Rai ha ricevuto indicazioni in tal senso dal Ministero, oppure sta solo cercando di indurre con l’inganno a pagare anche quando non si deve?
Per sapere questo, grazie ai Senatori Donatella Poretti e Marco Perduca, abbiamo presentato una interrogazione parlamentare al Ministero dello sviluppo economico.

E’ peraltro evidente che obbligare un’azienda a pagare un abbonamento TV per il solo fatto di avere dei pc è paradossale. Primo, perché il computer è uno strumento ormai indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, e l’inclusione dello stesso fra gli apparecchi tassati significherebbe di fatto imporre una nuova imposta sul lavoro. Secondo, perché in un momento di grave crisi economica, si andrebbe a colpire d’improvviso il mondo produttivo per un importo superiore al miliardo di euro pur di tener in vita un’azienda, la Rai, gestita secondo il peggiore malcostume italiano.

Qui il nostro speciale canale web dedicato alla materia.

tratto da www.aduc.it

AddThis Social Bookmark Button

Ti piace vincere facile? Tutti gli sgravi con soldi pubblici alla casta dell'editoria privata

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 

Il Gruppo Espresso paga pochi spicci a pezzo e con un ritardo di sei-sette mesi, è l'asso pigliatutto dei contributi indiretti ma il suo presidente chiede di tagliare i fondi ai giornali di partito

repubblicaLectio magistralis palermitana per Carlo De Benedetti che chiede cortesemente al governo techno di tagliare i fondi ai giornali di partito. Non senza eleganza macabra il multimiliardario presidente del gruppo Espresso ha detto: «Per favore, togliamo i finanziamenti all'editoria laddove l'editoria non sta in piedi da sola. Non si tengono in piedi i morti, perchè c'è puzza di cadavere». Gli unici morti veri, però, sono quelli causati dal “suo" carbone a Savona. Una vicenda raccontata a suo tempo da Liberazione. E questo spiegherebbe il suo odio contro i giornali di partito. «Guardiamo ai giornali di oggi e agli abusi che vengono fatti, che sono stati fatti e che continuano a essere fatti - prosegue De Benedetti - Bisognerebbe togliere tutti i finanziamenti pubblici che poi finiscono normalmente in violazione delle leggi, in furti e abusi». Per De Benedetti «deve essere lasciato campo libero all'editoria sana» e «quella dei partiti se la paghino i partiti. Se hanno già i rimborsi elettorali non si caposce perchè noi contribuenti dobbiamo pagare i giornali di partiti. Se li paghino loro e cerchiamo di essere seri».

Il noto plutocrate, tessera n.ro 1 del Pd finge di non sapere che a restare a secco sarebbero solo i partiti di sinistra, quelli che non possono godere del finanziamento più o meno occulto di gruppi industriali. Come il suo. E, a proposito di editoria «sana» De Benedetti non dice che i profitti del gruppo sono in salvo anche perché i precari che fanno la fila per scrivere sulle sue gazzette vengono pagati pochi spicci, parliamo di una manciata di euro a pezzo elargita con sei sette mesi di ritardo. Esempi: in Sardegna, il “sano" plutocrate paga 10 euro lordi per i pezzi più lunghi di 42 righe, 6,50 euro lordi sotto quella dimensione. Le brevi valgono 2,50 euro lordi. E le tariffe per i nuovi collaboratori sono addirittura più basse. Come a Ferrara dove dall'eurino lordo per le brevi si arriva alla vertiginosa cifra di 4 euro da 1600 battute in su. A Repubblica Roma un co.co.co prende in media perfino 5mila euro l'anno lordi, tutto il giorno in strada a cercare notizie e in balia dei capricci dei capi.

Il principale settimanale di inchiesta,, naturalmente, è il suo. Di recente ha dedicato un box alle "Sante Gazzette" facendo il conto dei contributi all'editoria destinati ad Avvenire, a Famiglia Cristiana e ai settimanali diocesani, evitando accuratamente di entrare nel merito della legge del 1990 che stabilisce i contributi all'editoria, in linea con l'articolo 21 della Carta. Il pluralismo informativo è solo uno slogan per operazioni di marketing. E Napolitano, osannato dal Gruppo nel discutibile ruolo di regista del governo "techno", viene quasi ignorato quando si preoccupa per il destino dell'informazione e domanda al governo di rivedere i tagli. 
Viene da chiedersi se per le copie spedite via Poste italiane fino al 31 marzo 2010 l'editore di quel settimanale abbia pagato la tariffa riservata ai periodici oppure l'intero importo ordinario. Nel primo caso è bene ricordare che lo Stato ha integrato per anni, con soldi dei cittadini, la differenza fra le due tariffe, anche per le "travagliate" spedizioni di un quotidiano che si vanta di campare bene senza soldi pubblici. Si chiamano contributi indiretti, ma sempre contributi statali sono. E sono la voce principale di spesa pubblica nelle faccende legate all'editoria. In cima alla lista dei beneficiari nomi eccellenti: Sole24ore, ossia Confindustria, La Stampa della Fiat, Mondadori di Berlusconi, il Corsera di Rcs e, naturalmente, il gruppo Espresso che, con i suoi canali nazionali, ha anche preso parte alla spartizione del digitale terrestre. I contributi indiretti sono di tre tipi. Le agevolazioni postali sono state la prima voce, basti pensare al volume di copie spedite dai colossi del settore. Certo, in questo momento sono state sospese col celebre pesce d'aprile dell'indimenticabile ministro Romano che, il primo di aprile aboliva ogni sorta di agevolazione che lo stato avrebbe pagato. A farne le spese però furono le onlus, un vero scandalo, che potevano contare su tariffe molto scontate per il proprio materiale associativo. Resta, per almeno una decina d'anni - secondo gli addetti ai lavori - la coda avvelenata del debito dello stato con le poste ormai privatizzate che premono per rientrare di quei soldi. Sul conto la cifra di 50 milioni l'anno di debito consolidato. Per tutto il 2011 ha funzionato un tavolo tra le poste e il Dipartimento per l'editoria finché non sono state trovate tariffe per la platea di soggetti.

Il secondo tipo di contributo indiretto sono le agevolazioni telefoniche che abbattono del 50% degli editori. Si pensi al traffico telefonico dei colossi del settore. E poi c'è il credito di imposta sull'acquisto della carta, ossia il 10% di sconto su oneri fiscali e previdenziali, per un totale di 30 milioni. Sui grandi numeri lo sconto è notevole, la perversione, così spiega una consulente a Liberazione è il costo alto della certificazione da pagare alle società di revisione di bilanci che riduce la platea perché alle piccole società non conviene accedere a questo tipo di gara.


Intanto, mentre i loro giornali minimizzavano la crisi, i grandi editori, dal 2007 in poi, hanno raggiunto col ministero, importanti accordi per il prepensionamento e l'esodo di grandi firme che hanno speso una vita a cantare le lodi del libero mercato. E ora la nuova frontiera dell'assalto alla cassa pubblica si chiama rimborso degli interessi dei mutui agevolati per le ristrutturazioni, il credito di imposta sugli investimenti. Fino alla voce Irap sulla manovra delle lacrime e del sangue: è uno sgravio enorme per le aziende dai grandi numeri, 10mila euro l'anno per ciascun dipendente, più altri 5mila per i lavoratori del Sud. Ai grandi editori piace vincere facile. Anche quando diventano "tecnici".
Promemoria per De Benedetti: i primi a chiedere pulizia nel settore sono proprio i giornali di partito, quelli veri, come Liberazione dove i lavoratori sono tutti contrattualizzati.

Checchino Antonini

tratto da www.ilmegafonoquotidiano.it

16 febbraio 2012

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Giovedì 16 Febbraio 2012 16:46

Acta, chiudere Internet. L’ultimo regalo dell’Europa di Monti e Napolitano

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 6
ScarsoOttimo 

no_actaE’ ormai luogo comune che il vecchio gerarca Giorgio Napolitano si ecciti alla sola pronuncia della parola “sacrifici”. Il rito sacrificale, l’hanno capito in molti, di solito funziona così. A livello europeo si decide una politica per difendere i diritti di banche completamente invase di titoli tossici, si indirizzano le risorse dalla società alle banche, e qualcuno a livello nazionale la legittima parlando di necessità di sacrifici. “Non ci sono alternative”, il mantra sinistro dei sacrifici risuona in Grecia come in Italia.
Siccome siamo nella società della conoscenza e dei beni digitali era impensabile che i sacrifici si indirizzassero solamente nell’assenza di beni, reddito e servizi. Ecco quindi l’adesione dell’Unione Europea all’Acta. Per adesso si tratta di una sigla sconosciuta al di fuori degli addetti ai lavori ma ci sono serie possibilità che trovi una grossa notorietà.
Eppure è già stata fatta una giornata di protesta mondiale contro l’Acta. A Monaco di Baviera, nonostante un freddo polare, nella stessa giornata mondiale di protesta sono scese in piazza 20.000 persone. Ma che cosa è l’Acta?
Si tratta di un accordo, frutto anche di una serie di accordi internazionali degli anni precedenti, tra diversi paesi, con gli Usa come capofila, per regolare le politiche mondiali contro la contraffazione. E’ noto soprattutto per lo schema giuridico che impone contro Internet anche se non c’è affatto da dimenticare che cerca di difendere le multinazionali farmaceutiche e i loro costosi brevetti. L’Acta, vanto dell’amministrazione Obama, è stato firmato il primo ottobre 2011. Per diventare veramente globale, ed efficace, aveva bisogno dell’adesione dell’Unione Europea.  E puntualmente a gennaio di quest’anno l’Unione Europea l’ha firmato. Nel mese di giugno il parlamento europeo sarà chiamato a ratificare l’accordo.

Ma perché l’accordo, che troverà Monti e Napolitano come watchdog una volta ratificato, è così pericoloso per le libertà e persino per l’uso stesso di Internet?
Basta solo leggere cosa recita l’articolo 27 della sezione 5 dell’accordo: il paragrafo 1), 2) e 6) sono un’aperta permissione a  poter utilizzare, da parte delle corporation, mezzi giudiziari al di fuori dalla norma per proteggere i loro prodotti dallo streaming e dal download. In nome della negazione di un diritto naturale, passarsi materiali di cui si è in possesso, una corporation potrà fare di tutto. Spiare, buttare giù siti, violare ogni norma elementare di privacy.  Lo stato di eccezione si trasferisce dal piano militare ed economico (il “non ci sono alternative” nella distruzione di Grecia e Italia) a quello della difesa del copyright. In nome di questo tipo di stato di eccezione ogni regola è permessa. Internet, se l’Acta entrasse a regime, sarebbe il sinistro regalo dell’amministrazione Obama,  quella eletta con la campagna elettorale su youtube e facebook. Rendendo facebook e youtube inutilizzabili: visto che ogni uso (citazione di giornali, film etc) sarà considerato come violazione di copyright.

E così a partire dal 2012 le tetre frasi di Napolitano, e da chi gli succederà, su “gli impegni sottoscritti dall’Europa”  potrebbero assumere altre sfumature. Direttamente sul nostro pc. Impoverendo direttamente le persone che, nel mezzo di una crisi micidiale, riescono a usufruire di beni digitali gratis. Oppure facendo un utille piccolo commercio. Senza parlare delle limitazioni della libertà di espressione conseguenti a questo stato di emergenza dettato dal copyright. A giugno l’europarlamento vota. Si tratta di unirsi alla protesta. Per tutelare i propri diritti e per lasciare i Monti e i Napolitano a ragliare alla luna.

(red) 12 febbraio 2012

La fonte
http://en.wikipedia.org/wiki/Anti-Counterfeiting_Trade_Agreement

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Giovedì 16 Febbraio 2012 16:45

Pagina 65 di 124

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy..

Accetto cookies da questo sito