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COMUNICAZIONE E MEDIA

La fabbrica del sapere secondo Edu-Factory

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francia_studentiSi è chiuso a Parigi il meeting internazionale organizzato da «Edu-Factory». Dal «debito d'onore» alla critica della precarietà, analisi e proposte per contrastare le politiche di austerità che colpiscono l'università e la ricerca. Lanciata una settimana di mobilitazioni e una carovana che dal vecchio continente arrivi nel Maghreb

Se per Dirk Van Damme, direttore del dipartimento istruzione dell'Ocse, la crisi rischia di cancellare le università europee dai vertici delle classifiche mondiali, le politiche di tagli ai fondi per l'istruzione pubblica adottate dai governi europei negli ultimi due anni condurranno molti atenei a portare i libri in tribunale. Ad un primo sguardo il verdetto contiene il tono apocalittico che ormai pervade le statistiche italiane sulle politiche universitarie. Ad ascoltare le analisi documentate e competenti svolte dagli studenti che hanno partecipato nel fine settimana a Parigi al seminario sulle «lotte contro l'austerità per una nuova Europa», la dismissione dell'università e la privatizzazione delle sue modalità di governo è un processo comune a tutti i paesi dell'Unione Europea, e non solo. Se ad esempio la Polonia ha rinviato gli investimenti nelle infrastrutture, la Lituania, la Repubblica Ceca, l'Ungheria hanno ridotto del 30 per cento gli stipendi degli insegnanti. In Irlanda, dopo una riduzione del fondo per l'istruzione del 60 per cento nel 2010, quest'anno si prevede una riduzione dei docenti universitari mentre diverse facoltà verranno chiuse. In Italia il taglio al fondo per gli atenei è stato del 14 per cento (da 7,4 a 6,1 miliardi di euro all'anno), ma la stessa cosa avviene in Austria dove da 2 anni il movimento studentesco si batte contro l'aumento delle tasse di iscrizione.

La bolla formativa

Questi tagli sono accompagnati da un crescente indebitamento degli studenti. Nel seminario organizzato dalla rete transnazionale di studenti e ricercatori «Edu-Factory» (in cui è maggioritaria la presenza degli italiani che studiano e lavorano all'estero) è stato spiegato come nei Paesi Bassi nel 2011 avverrà la trasformazione delle borse di studio in un sistema di prestiti bancari per i giovani. Questa proposta, in tutto simile al «fondo per il merito» che la riforma Gelmini ha istituito presso il ministero dell'economia facendola gestire dalla concessionaria Consap, è il principale sintomo della trasformazione finanziaria della vita studentesca. In Giappone, ad esempio, il rinvio degli investimenti, il blocco delle assunzioni, il taglio delle risorse e la precarizzazione totale dell'insegnamento sono stati l'antefatto della criminalizzazione degli studenti.

I dati sono impressionanti e li abbiamo appresi da una studentessa nipponica giunta a Parigi per il convegno insieme ad altri 500 coetanei di 15 paesi diversi. L'80 per cento degli studenti giapponesi laureati deve ripagare un debito medio di 8.800 euro alla Japan Student Service Organization (Jasso), un'azienda privata di riscossione che ha il compito di denunciare alle autorità bancarie chi non ripiana il debito. Le pene previste vanno dalla chiusura dei conti correnti al blocco delle carte di credito fino all'arresto degli studenti inseriti in una «lista nera». Verso questo futuro è avviata anche l'Europa che ha trasformato le scuole e le università in luoghi di formazione di lavoratori precari indebitati e non più delle élite nazionali come per molto tempo ha creduto di fare con l'università di massa. Nei paesi mediterranei come il Portogallo l'identificazione tra lo studente e il precario è quasi totale. Il 90 per cento dei nuovi lavori è intermittente. La ricerca della prima occupazione si è allungata a dismisura, mentre aumenta la domanda di specializzazione da ottenere con master o dottorati.

In un sistema dominato da una «bolla formativa» che rischia di esplodere da un momento all'altro, non molto diverso da quanto è già accaduto in Spagna o in Grecia, non si contano i laureati costretti ad accettare lavori dequalificati. In questo scenario che molti nell'assemblea generale tenuta venerdì scorso all'Ecole des Hautes Etudes hanno definito «regressivo», quello che domina è una spaventosa docilità. Le imprese e il settore pubblico cercano persone pronte ad accettare tutto per un lavoro. Pesa la difficoltà di organizzare il lavoro precario della conoscenza, mentre cresce il tasso di individualismo. Cambia inoltre l'organizzazione didattica dei corsi.

I manager della conoscenza

Questa trasformazione porta il nome del «processo di Bologna», una lista di linee guida (e non una legge comunitaria) che l'Italia ha applicato per prima dieci anni fa con la riforma Berlinguer-Zecchino dei cicli didattici e che oggi rappresenta il modello per tutte le università europee e statunitensi. Essa comporta la rigidità e l'iper-regolamentazione degli studi, l'assoggettamento ad un criterio efficientistico della didattica e della ricerca, la liquidazione delle scienze umane e sociali a favore delle discipline come il marketing utili per la caccia ai finanziamenti privati. Dalla Polonia all'Ucraina, dall'Inghilterra alla Grecia, le università sono guidate da rettori manager esperti nella gestione finanziaria della formazione e dei bilanci.

Gli esiti fallimentari di questo processo hanno convinto gli studenti a formare una rete europea di coordinamento delle lotte che entrerà in azione nella settimana tra il 24 e il 26 marzo a Londra e in molte altre città. La mobilitazione prevede l'occupazione delle banche con lezioni e assemblee, la creazione di un giornale comune e di un sito, oltre che il ricorso al «book block» - simbolo dell'autunno studentesco a Roma e Londra. Non è escluso che ad Aprile la carovana farà tappa in Tunisia, dove la generazione precaria è alla guida della rivoluzione democratica

Roberto Ciccarelli per Il Manifesto

15 febbraio 2011

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Tg1&Tg5: l’informazione a scalette unificate

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mediaset_rai_serviAlle 20 di ogni sera più di 11 milioni di italiani vanno ad informarsi da Augusto Minzolini e da Clemente Mimun e, per molti di loro, il Tg1 o il Tg5 rappresenta l’unica fonte di notizie.
Una leggera maggioranza sceglie ancora il Tg1 ma, come dimostra la scaletta di domenica 13 febbraio 2011, tra il Tg1 e il Tg5, sulle faccende che premono al premier, non c’è differenza alcuna.
Identici i titoli di apertura ed identica anche la loro collocazione tanto da far nascere il sospetto che i due si mettano d’accordo. Come è mai possibile che sbarchi a Lampedusa, situazione in Egitto, manifestazione delle donne e congresso Fli finiscano nella medesima sequenza?
Identico anche il numero dei titoli (8) se si tiene in considerazione l’accorpamento della manifestazione delle donne con il congresso di Fini fatta dal Tg1, identica la posizione della notizia sulle gemelline, identico anche l’argomento di San Valentino come identico è anche il quotidiano, immancabile intervento di Maurizio Gasparri.

Piena libertà alle due redazioni sembra essere garantita solo in materia di infotaintment, i giornalisti del Tg1 e del Tg5 sono liberi di raccontare come vogliono San Valentino con tutti gli innamorati.
La zona servizi “ pop”, quella in cui Augusto Minzolini ci regala quelle che lui definisce “caramelle,” è quella in cui il Tg1 primeggia a livello mondiale e qui anche il Tg5 di Clemente Mimun arranca.

Nel giorno in cui le donne protestano per difendere la loro dignità la “caramella” così importante da essere inserita tra i titoli di apertura ci racconta di interventi di chirurgia estetica “light’, leggeri, un po’ come le sigarette o la coca-cola di Carlo Rossella. “Qualche punturina ci sta bene” (ma solo sugli zigomi), vengono raccomandati piccoli interventi al posto di “pesanti lifting” e un “intervento veloce anche per il seno, acido ialuronico al posto di una protesi vera e propria”.

Dalla visione dei due filmati risulta evidente il tentativo di nascondere la notizia della manifestazione a cui hanno preso parte centinaia di migliaia di persone in Italia e all’estero.
Il Tg5 annuncia addirittura tra i titoli di testa: ”Il PdL: donne strumentalizzate, l’opposizione le usa come scudi umani” e il servizio è trasmesso dopo ben 16 minuti.
Il Tg1 riesce ad occultare la notizia per 12 minuti, il servizio dura meno di un minuto e mezzo e poi fa grandinare sulla manifestazione quasi un minuto di dichiarazioni accalorate di ben 5 pasionarias del Pdl: Bernini (la manifestazione è “un’arma ad orologeria”), Gelmini (poche radical-chic) Santanché (piazza strumentalizzata dalla sinistra), Carfagna (occasione di dibattito sprecata perché solo anti-berlusconiana), Prestigiacomo (manifestazione non per la dignità ma contro il governo).

Sulla drammatica situazione in cui versa la libertà di informazione in Italia, quasi un anno fa, Freedom House ha scritto nel suo annuale rapporto: “Berlusconi, the first head of Italian government to take legal action against Italian and European media, continued to interfere in journalists’ efforts to cover conflicts between his private and political life.” (“Berlusconi, il primo capo di stato in Italia che abbia intrapreso azioni legali contro mezzi di informazione italiani ed europei, ha continuato ad interferire negli sforzi fatti da giornalisti per raccontare i conflitti tra la sua vita privata e la sua vita politica”).
Nel 2010 Freedom House piazzava il Sultanato di Bunga Bunga al 72° posto della classifica mondiale (unico Paese occidentale “partly free”), dopo le Isole Tonga ed insieme al Benin.
Tra qualche settimana uscirà il rapporto per il 2011 sulla libertà di stampa nel mondo: la Namibia, al 76° posto nel 2010, non è mai stata così vicina.

Italia, domenica 13 febbraio 2011, ore 20, le scalette unificate dei tg di maggiore ascolto

Tg1 – Guarda il video

1. Emergenza sbarchi, Maroni: Europa intervenga.
2. Egitto, esercito scioglie il parlamento.
3. Donne in piazza. La proposta di Fini.
4. Appello della madre delle gemelline.
5. Più in forma con interventi light.
6. San Valentino il menù degi innamorati.
7. Belen al Tg1: ho la pelle d’ oca.

TG5 – Guarda il video

1. L’ accusa di Maroni: l’Ue ci lascia soli.
2. L’Egitto sotto legge marziale.
3. Fini sì ad elezioni. Bocchino divide Fli.
4. Più per le donne o contro il governo?
5. “Le hanno viste vive in Corsica”.
6. La corsa del rame.
7. A San Valentino SMS? No, grazie.
8. Lazio e Udinese colpi di Champions.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/14/tg1tg5-linformazione-a-scalette-unificate/91907/

14 febbraio 2011

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Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Febbraio 2011 17:42

La Rai censura Parla con me: tagliata la scena finale del Caimano

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il_caimanoLa puntata di 'Parla con me', il programma condotto da Serena Dandini, sarebbe dovuto terminare ieri con l'ultima scena tratta da Il Caimano. In quei 7 minuti finali Silvio Berlusconi viene condannato a 7 anni di galera. Troppo per il vicedirettore generale Antonio Marano: la scena va ridotta a 3 minuti altrimenti si svela il finale del film e la pellicola, acquistata dalla Rai, verrebbe svalutata.
Questa la scusa ufficiale; ma vien da pensare che, nel giorno in cui è stata presentata in tribunale la richiesta di rito immediato per il premier Silvio Berlusconi, una scena del genere avrebbe guastato l'umore a molti. Ad opporsi alla sforbiciata di Marano lo stesso Moretti. Lo seguono a ruota la Dandini e la dirigenza di Rai Tre: l'ultima scena del Caimano viene rimossa interamente dal programma.
Intorno a Il caimano ruota comunque anche un altro giallo, di proprietà della Rai, il film non è ancora stato trasmesso: quando il direttore Paolo Ruffini ha proposto di mandarlo in onda su Rai Tre, la dirigenza Rai ha replicato che sarebbe andato in onda su Rai Uno. Ma quando?
Intanto eccovi la scena tagliata: http://www.youtube.com/watch?v=AXMezbDSSrM

tratto da http://www.net1news.org/rai-censura-dandini-a-parla-con-me-niente-caimano.html

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Karen Murphy, la signora che sfida Sky e la Premier League

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telecamera_calcioKaren Murphy, 47 anni, ha sconfitto tre colossi quali la Premier League, Sky (il canale controllato da Rupert Murdoch) e la Espn, la più importante tv sportiva statunitense. La signora, proprietaria del pub "Red White & Blue" di Southsea, sobborgo di Porthsmouth, stanca di pagare un canone annuo di 7200 sterline per far vedere le partite del calcio inglese ai suoi clienti, ha deciso di "aggirare" le regole acquistando un decoder e abbonamento greco, che di sterline ne costa 800..

La Premier League, appena saputo del trucchetto, aveva preso delle contromisure: nel 2007 aveva trascinato la signora in tribunale, accusandola di violare le leggi che regolano il copyright. Il giudice deliberò a favore della Lega calcio, applicandole una sanzione e ordinandole di pagare la licenza.

Poteva finire lì. Invece la combattiva signora Murphy non si è piegata, e ha risposto appello su appello, creando quindi un precedente pericoloso, per Sky e Premiere League, che rischierebbe di sconvolgere il sistema dei diritti tv nel Regno Unito e non solo.

tratto da http://affaritaliani.libero.it

7 febbraio 2011

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Dedicato a Sandmonkey, a Zouhair Yahyaoui e agli altri blogger nordafricani e mediorientali

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sandmonkeySandmonkey, il blogger egiziano che da anni faceva informazione partecipativa sulla dittatura egiziana, è vivo dopo essere stato arrestato e picchiato selvaggiamente dalla polizia. Il suo sito, chiuso, è da poco di nuovo online, chissà fino a quando. Sandmonkey, come decine di altri blogger egiziani, tunisini, algerini, è stato per anni oggetto del più totale ostracismo da parte dei media occidentali che, in ossequio alla real politik del “dittatore amico” preferiva far finta che non esistessero. Nel 2005, in Tunisia, il blogger Zouhair Yahyaoui morì nelle carceri di Ben Alí per aver esercitato il proprio diritto di informare. Questo sito, Giornalismo partecipativo, per aver raccontato la storia di Zouhair (riferimenti qui, qui e qui) è stato per anni oscurato in Tunisia.

I media che hanno lasciato solo Sandmonkey e che non hanno dedicato una lacrima all’assassinio di Zouhair Yahyaoui sono gli stessi che hanno trasformato la cubana Yoani Sánchez in una madonna pellegrina dell’informazione da coprire di premi, prebende, onorificenze. Chissà perché…

Gennaro Carotenuto

tratto da www.gennarocarotenuto.it

Link: Dedicato a Sandmonkey, a Zouhair Yahyaoui, e agli altri blogger nordafricani e mediorientali

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Ultimo aggiornamento Domenica 06 Febbraio 2011 20:24

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