Senza Soste

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EDITORIALI

Berlusconi è in difficoltà. Solo il centrosinistra lo può salvare

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berlusconi_vetro_rottoLa manifestazione del centrosinistra in piazza del Popolo, indetta per protestare contro il decreto salvaliste, si è sicuramente svolta in una dignitosa cornice numerica. E' anche vero che per il centrosinistra, in tutte le sue componenti, non è automatico tradurre questi numeri in un evento politico in grado di imporsi oltre il proprio elettorato di riferimento, rovesciare le gerarchie di notizia dei media, modificare la composizione dell'agenda politica. E questo non solo perchè il presidente del consiglio controlla i principali canali televisivi ma anche per una difficoltà permanente, da parte del centrosinistra, di costruire eventi e linguaggi che crepino l'egemonia culturale e politica del centrodestra in modo permanente.
Bisogna però sottolinere come Berlusconi si trovi in una fase di forte difficoltà. La sua situazione politica contrasta con quanto spesso è incline a pensare l'opposizione ovvero che le manifestazioni contro Berlusconi finiscono per rafforzarlo mentre le manifestazioni a favore ne consolidano il consenso. Dalle convulsioni nel PDL durante la fase di presentazione delle liste ne esce infatti un partito instabile, rissoso e fortemente diviso all'interno.
In argomento, nel recente passato, siamo stati gli unici a sottolineare un aspetto: l'aggressione di Tartaglia rompeva il mito mediatico dell'immortalità di Berlusconi
http://www.facebook.com/note.php?note_id=201111017361
e di conseguenza questo avrebbe finito per pesare nel consenso verso il governo in una situazione di forte crisi economica. Basta vedere tutti gli indicatori di consenso di queste settimane per comprendere, anche dalle parole degli stessi esponenti di centrodestra, come il gradimento del governo Berlusconi sia in discesa. Allo stesso tempo, all'indomani della bocciatura del lodo Alfano sostenevamo come si stesse radicalizzando la frattura tra politica e ordinamento che la presenza stessa di mediaset in politica è destinata a produrre in modo permanente.
http://www.facebook.com/note.php?note_id=148947557361
Anche la radicalizzazione della frattura tra politica e ordinamento non ha fatto che approfondirsi in queste settimane. Si guardi al Tar che in pochi giorni ha bocciato sia il decreto salvaliste che le norme sulla cosiddetta par condicio: la magistratura, attaccata frontalmente da Berlusconi, sta disarticolando in tempo reale le misure del governo. E lo fa persino nei confronti del nesso di comando che Berlusconi ha verso la Rai, si veda la recente inchiesta di Trani sui condizionamenti verso l'Agcom per la chiusura di Annozero (che chiama il causa anche il ruolo politico del direttore del tg1).
In questo senso non si sottovalutino le prese di posizione del Consiglio superiore della magistratura: il documento ufficiale di critica a Berlusconi, accusato dall'organo di autogoverno della magistratura di ledere i principi della democrazia, non è stato rimarcato a dovere dal centrosinistra ma è stato ben compreso dalle procure come il segnale di un inasprimento della lotta tra politica e ordinamento.
I segnali di uscita dal PDL che l'ex pretoriano di Berlusconi, Micciché, manda alla maggioranza, annunciando l'uscita dal Partito delle libertà, sono poi assai sinistri perchè riguardano lo storico forziere di voti della Sicilia.
Di fatto il centrodestra, fino ad oggi abile a neutralizzare le spinte centrifughe tra ceto politico del nord e nel sud presente nelle proprie fila, sta mostrando segni di sfilacciamento strutturale entro un partito che di per sé non mostra una vera e propria struttura.
I punti di forza di Berlusconi sono ancora riassumibili sostanzialmente in tre punti: la posizione non ostile di confindustria (comprensibile dagli editoriali del Sole 24 ore e del Corriere) che lo colloca ancora al centro del sistema politico, l'attenzione a una politica di deficit pubblico compatibile (per adesso) con il dettato della Ue, l'incapacità di dettare affondi letali da parte dell'opposizione.
E, dalle parole usate dal centrosinistra nella manifestazione di piazza del popolo, le posizioni politiche di questo schieramento sono ancora collocabili tra l'opportunismo, l'attendismo e il minimalismo. Il rischio concreto che il centrosinistra corre è quindi di fornire a Berlusconi il tempo necessario per riprendere forze ed idee. E' già accaduto dopo la fine del primo governo Berlusconi (1994) e dopo le elezioni del 2006. Questo senza andar a scavare in più sinistri precedenti storici, che risalgono agli anni '20, riguardanti la crisi tra politica ed ordinamento in Italia.
Se, come sostengono Corriere e Sole 24 ore, Berlusconi è ancora il centro del sistema attaccando il presidente del consiglio il centrosinistra deve saper prefigurare una nuova sfera della politica (politica si badi bene, non elettorale) e un nuovo assetto dei media. Al momento tutto questo è troppo per il ventaglio presente delle forze di opposizione. Per questo il centrosinistra, se non cambia rotta, rischia di salvare Berlusconi. Oppure rischia trovarsi ad essere nella condizione di semplice spettatore dell'esito della radicalizzazione dello scontro tra politica e ordinamento. E, la storia del dopo tangentopoli insegna, essere semplici spettatori di conflitti del genere può generare serie una di sconfitte disastrose per la parte politica che le subisce e per l'intero paese.

per Senza Soste, Bill Shankly

13 marzo 2010

Ultimo aggiornamento Sabato 13 Marzo 2010 21:01

Ignazio La Russa, ministro e buttafuori

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la_russa_aggressioneDa molti anni Ignazio La Russa (foto tratta da repubblica.it) è conosciuto come esponente della destra disco. Quel genere di destra che ama cantare faccetta nera in discoteca, ci sono diverse testimonianze in materia, e che quindi ha a che fare con un'identità nazionale elaborata tra cocktail, inni nostalgici e buttafuori.
Alla lunga Ignazio La Russa ha deciso di far convergere su sé stesso il ruolo del ministro e quello del buttafuori esaltando in un colpo solo tutti i tratti antropologici di una destra che canta gli inni del duce alle feste del Billionaire di Briatore.
Ecco così che il ministro della difesa si incarica di buttar fuori in prima persona, dalla conferenza stampa di Berlusconi sul caso delle liste elettorali, un giornalista colpevole di voler fare domande sul caso Bertolaso. Secondo l'agenzia francese AFP il giornalista free lance si è preso due cazzotti nello sterno. Una "lezione" al giornalista, anche se minore rispetto a quelle toccate ai suoi colleghi negli anni ruggenti delle camicie nere, che rivela all'istante la concezione del pluralismo e della libertà d'espressione presente in questa maggioranza.
Era dai tempi di Pavolini, ministro della cultura, che un governo non poteva vantare un proprio esponente in grado di dire la sua in materia di gestione "diretta" delle controversie. E chissà se per La Russa il paragone con Pavolini è destinato a terminare qui. Del resto quando un ministro, come ha detto La Russa qualche giorno fa, dichiara "siamo disposti a tutto" (per far iscrivere il PDL alle liste del Lazio) è probabile che cominci a ritrovare ispirazione in esponenti di governi che furono. Per carità, la libertà di ispirazione vale quanto quella di espressione. Però che La Russa si legga anche come è andata a finire, per chi l'ha preceduto. (red.)

10 marzo 2010

Cile, la terra trema, il capitalismo uccide

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pinera-pinochetSANTIAGO - Per uscire un instante dalla tragedia ed entrare nel dramma, la prima notizia che vi mando è che hanno sospeso il campionato. Avevo chiesto e portato le bandiere del Livorno, per affiggerle allo stadio di Pinochet, nella partita derby tra Colo Colo e Universidad de Chile, invitato dalla tifoseria della U (Universidad de Chile), Los Autonomos, che avrebbero cucito il prezioso stendardo sul loro striscione mettendo un megastriscione contro Piñéra, il nuovo Pinochet cileno, l'uomo della riscossa neoliberale in tutta l'America Latina. Niente da fare: campionato annullato. Gli stadi del sud sono sbriciolati. Hanno resistito solo quelli di Santiago e del nord del Chile. Dunque niente presenza livornese allo stadio di Pinochet in una partita che si presentava come un atto di forza contro Piñera. L'omaggio livornese a tutti i desaparecidos rinchusi nello stadio Monumental, è rinviato a data da destinarsi.

Nel frattempo sono ritornato da Valparaiso, dove ho ricostruito il momento del terremoto a una settimana di distanza. Mentre ero lì con i compagni ad aspettare le 3 e 34 minuti della notte, girando tra il vecchio carcere e il cimitero dei dissidenti, dove eravamo stati colpiti dalla scossa, verso le 3 di notte si è mossa di nuovo la città. Scossa di 20 secondi del 5,4º... Valparaiso è un porto, il porto più porto che abbia mai visto. Ho potuto attraversarlo di giorno e di notte, in un anti-tour che prevedeva ogni tipo di visita: dai barracci del porto ai café con pierna (che sono dei night camuffati da caffetterie), dai moli del porto ai 20 cerros (collline) che circondano la città, dagli incredibili bar di pipeño dolce e vinaccio rosso popolati fin dalla mattina da pescatori ed ex portuali al mercato della frutta che occupa un quartiere intero. Tutti gli ascensori-teleferiche della città sono fermi per danno strutturale. Gran parte degli ex magazzini del porto sono in pericolo di crollo. Le case di lamiera sono rimaste intatte, quelle di pietra vicino al porto, nel barrio chino, sono inagibili. Pensate che ha chiuso anche il mercato del pesce per pericolo di crollo.

Venerdì notte non circolava nessuno. La città, era un fantasma spaventato e triste che chiude gli occhi davanti al futuro. Giravano solo ladri, banditi, prostitute, prostituti, pirati, briai, cani randagi, ultras e qualche superstite romantico, come noi, "con el alma prendida en el amor". Il resto si è rifugiato: forse impaurito, probabilmente triste, sicuramente attraversato dalla vulnerabilità quotidiana, quella che non cambia, né con né senza il terremoto. Moltissime persone erano inchiodate alla televisione: il Telethon iniziava in prima serata e nessuno voleva perdersi il rituale mediatico di dolore collettivo.

La terapia televisiva è stata ben preparata: nessun cadavere in scena, milioni di sventolii di bandiere, identità nazionale per tutti, l'onore militare ritorvato nella solidarietà, le responsabilità dell'Armata censurate con overdosi di menzogne, stracciato il consenso  popolare della presidente Bachelet, caricaturizzata e ridotta all'aspetto di una nonna papera rimasta senza pollaio davanti allo zio paperone Piñera, col suo sorriso da truffa, vanaglorioso e analfabeta, l'uomo dell'ordine allevato dalle università USA.

E come no, una grandissima campagna di marketing politico per tutti gli sciacalli imprenditori del nuovo falansterio neoliberale e fascista cileno. Gli stessi che ogni giorno cannibalizzano le vite di centinaia di cileni, quelli che armano i soldati per espropiare le terre dei mapuche, quelli che abbattono e colonizzano le periferie a colpi di speculazioni edilizie mentre vivono asserragliati nei propri castelli antisismici. Loro, quelli che uccidono, adesso piangono, e donano parte della loro colpa in formato d'assegno bancario. "Para la reconstrucción nacional", gridano: assetati di sangue si promuovono col sangue. Avidi sacerdoti colpevoli della carneficina quotidiana, sono loro che comandano ed hanno sempre comandato, con o senza governo Bachelet.
Contrariamente a Santiago, metropoli che presenta vere e proprie frontiere militarizzate tra quartiere e quartiere, Valparaiso si presenta come una grandissima marea di baracche indistintamente accovacciate su colline di terra tremante. Accompagnateci con questo ritratto poetico e sonoro: http://www.youtube.com/watch?v=DjPEtc_tI9o
Le condizioni di povertà di Valparaiso sono estreme. Almeno la metà della città, ovvero un milione di persone, vive in baracche di legno e di lamiera. E' sorprendente che non sia crollato tutto: ma quando domandi il perché la risposta del popolo è immediata: "Sono case di operai che sanno costruire i propri rifugi con qualsiasi mezzo a disposizione". Ed è esattamente così come dicono. Basta non credere agli annunci delle guide che parlano di bande di assassini pronti a tutto, contattare i compagni e le compagne della città, che sono tanti, e poi salire e scendere le centinaia di scale di una città che Calvino solo poteva immaginare.
Nella miseria troverete le risposte.
http://www.youtube.com/watch?v=BI2zBYz2To8

La terra trema, il capitalismo uccide!

Per Senza Soste, dal Chile, Jacob

9 marzo 2010

Il personaggio della settimana: Pardini, la Cisl, lo scippo dell’articolo 18 e l’innovazione energetica

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ridere_2A Livorno se dici sindacato equivale a dire Cgil. E anche noi nel nostro sito abbiamo sempre rimarcato il ruolo mortifero che questo sindacato ha nel rapporto fra capitale e lavoro in questa città. Un sindacato che quando si parla di mondo cooperativo è esplicitamente dalla parte dell’imprenditore mentre laddove non ha conflitto di interessi e di cariche, gestisce i rapporti con l’azienda in modo esclusivo considerando i lavoratori semplici tesserati ad un servizio come un altro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: a Livorno le posizioni della Cgil sono tra le più a destra del panorama italiano ed è stato creato un abisso fra i funzionari e i lavoratori, specialmente più giovani, che sono totalmente sprovvisti avanguardie sindacalizzate e coscienza dei diritti.

Ma lo strapotere della Cgil è favorito anche dalla presenza di due sindacati come Cisl e Uil che spesso cercano di accaparrarsi in modo del tutto privo di logica e strategia, i malumori dei lavoratori nei luoghi dove la Cgil non soddisfa. Il problema è che oltre le false barriate che spesso questi due sindacati ergono per fare qualche tessera di qualche deluso, quando poi ci spostiamo sul piano provinciale e nazionale, riemergono le posizioni subalterne al governo che questi sindacati hanno delineato già da tempo.

Dal punto di vista sindacale (ma anche satirico) il personaggio della settimana non può che essere Giovanni Pardini, segretario provinciale della Cisl. Irritato probabilmente dallo sciopero della Cgil di venerdì ha tirato fuori gli artigli.

Ha iniziato sabato scorso difendendo su Il Tirreno la vergognosa legge che il governo sta partorendo circa il ricorso ad un arbitro (invece che un giudice) per dirimere i  conflitti fra lavoratori e aziende. Insomma, l’abolizione dell’art.18 per le nuove generazioni ottenuto per vie traverse e sotterranee. Pardini l'ha difesa con motivazioni ridicole condite con frasi come: “escludere la presunta debolezza imputata al lavoratore al momento dell’assunzione perchè non ci saranno alternative obbligate” o “il ricorso all’arbitro sia sempre un atto volontario del lavoratore” o “l’arbitro e’ solo una possibilità in più decisa dalle parti sociali per avere una giustizia in tempi più rapidi”

L'unica realtà che vediamo invece è che sul territorio dove lui è massima carica di un sindacato come la Cisl, c'è la più alta percentuale di contratti precari stipulati ogni anno ed esistono situazioni di piena e grave illegalità come Mtm. Lo vada a raccontare a quegli operai se un eventuale clausola nel contratto potrebbe essere oggetto di rifiuto da parte del lavoratore sottoposto a ricatto dal primo all’ultimo secondo di lavoro. Cosa vorrebbe farci credere Pardini, che essendo lasciato tutto alla contrattazione territoriale ci penserebbe lui e il suo sindacato a garantire i lavoratori dall’abuso di questa clausola?

Se un lavoratore dovesse stare tranquillo perché su un territorio c’è Pardini e la Cisl, allora farebbe meglio ad attendere che il governo emani gli incentivi per Calignaia per andarsi a buttare di sotto.

Ma non contento, il Pardini ha continuato i suoi interventi su Il Tirreno di questa mattina in risposta  all’economista Paoli, spaziando su temi da sociologo ed economista ed individuando nelle basse qualifiche scolastiche e nell’assenza di specializzazioni lavorative un punto debole della città. Ma con tutti gli esempi che poteva fare è andato a pescare quello sul rigassificatore che come tutti sanno, nonostante gli altissimi costi di costruzione, darà lavoro ad appena 70 persone che fin dal primo momento era chiaro che provenissero da aziende specializzate italiane ed estere. Così come era chiaro che a Livorno sarebbero toccate solo le briciole dei lavori in mare e a terra e un po’ di indotto. Invece per Pardini la colpa del deficit lavorativo di questa operazione sta nella poca competenza delle figure lavorative sul territorio. Ma guarda un po’. Ci mancava che dicesse che a Livorno i lavoratori sono anche vagabondi.

Ma il finale dell’intervento è ancora più esilarante: “Partiamo da cosa dovrebbe fare tutta la provincia: accettare la scommessa del polo energetico e puntare sull’innovazione”. Quindi per lui due centrali a olio di Palma (con possibilità di bruciare rifiuti) e due rigassificatori in un contesto di 8 centrali elettriche già esistenti più Solvay, Lucchini, Raffineria Eni e Costiero gas sarebbe una sfida innovativa?

Forse domenica sera per vedere Inter-Genoa si è perso una bella puntata di Presa Diretta su Rai3 dove per un ora e mezzo hanno spiegato cosa significa Polo Energetico e innovazione.

red. 9 marzo 2010

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 09 Marzo 2010 18:55

Decreto interpretativo, che tipo di pistola è puntato alla tempia dell'opposizione?

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pd-partito-defunto
A giudicare dalle reazioni del complesso del PD non possiamo non registrare che le proteste, sulla questione del decreto elettorale, da parte degli esponenti del partito democratico si sono fatte più dure del solito e meno improntate a criteri di timorosa diplomazia. Non è da sottovalutare infatti, visto anche il peso raggiunto nei partiti moderni dalle rappresentanze parlamentari, la dichiarazione congiunta dei capigruppo delle due camere che recita "è nostra opinione che il decreto legge ieri approvato dal governo in materia elettorale rappresenti un gravissimo precedente nella storia repubblicana". L'impegno dei rappresentanti dei parlamentari PD è quantomai chiaro: "è' evidente che questo atto avrà immediate conseguenze sul nostro atteggiamento parlamentare". E chi conosce l'importanza dell'atteggiamento dell'opposizione per lo svolgersi delle procedure parlamentari (che non solo è un mondo politico a parte, quello della reale concretezza del potere, che è persino regolato da una scienza autonoma della politica) sa che quest'impegno è destinato a non rimanere senza conseguenze per la capacità di legiferare del centrodestra ad esempio in materia di leggi discrezionali favorevoli al premier.
Ultimo aggiornamento Domenica 07 Marzo 2010 11:30 Leggi tutto...

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