Gli ultimi giorni di viaggio sono stati molto intensi sia dal punto di vista politico sia da quello di conoscenza di luoghi cruciali per la storia libanese e palestinese.Siamo inoltre riusciti a parlare con un ex combattente del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina che ci ha raccontato piccoli aneddoti della propria esperienza di guerra.
Abbiamo potuto visitare Beirut sud contrallata dal partito sciita Hezbollah (che fino a poco tempo fa faceva parte del governo). Questa "visita" è stata effettuata in macchina per motivi di sicurazza.
Siamo passati dentro la ex zona di sicurezza dove vivevano e avevano le loro sedi tutti i principali esponenti del partito compreso Nasrallah. Tutta l'area e in fase di ricostruzione perchè compeltamente distrutta durante la guerra del 2006.
E' impressionante vedere come siano riusciti in così poco tempo a ricostruire (almeno in parte) tutti i palazzi bombardati e a dare un signale di rapida ripresa.
A differenza del sud del libano, dove gli scontri avvenivano anche direttamente tra i due eserciti, Beirut è stata interessata solo da violenti bombardamenti che hanno colpito principalmente la zona sud di Hezbollah.
Il giorno 29 abbiamo invece conosciuto il campo profughi di Baddawi a Tripoli.
La visita è stata molto interessante dal punto di vista politico per la nostra partecipazione ad un dibattito all'interno del campo, avvenuto in una sede "neutra", tra tutte le fazioni politiche esistenti tra i profughi palestinesi in Libano (compresi Hamas, Fatah, Fplp ecc). L'incontro è stato organizzato da dirigenti del Fronte popolare e aveva come obbiettivo quello di affrontare la delicata questione degli accordi di pace.
Il partito ha sempre avuto, in linea generale, una impostazione marxista-leninista e proponeva (e propone tutt'ora) una soluzione alla questione palestinese che contempla la presenza di un solo stato per il popolo palestinese e per gli ebrei.
Questo "sogno" era una realtà possibile prima della nascita del sionismo e dello stato di Israrele (uno stato degli ebrei per soli ebrei).
E' necessario sottolineare che nella maggior parte degli stati mediorentali la convivenza tra etnie e religioni è stata un dato di fatto per moltissimi anni.
Una volta chiariti questi aspetti (cioè cos'è il sionismo e lo stato di Israele), l'altro sogno: "Due popoli e due stati" appare, se non altro, irrealizzabile almeno quanto il primo.
Il Fronte popolare ha sempre avuto una struttura democratica, ci sono elezioni interne al partito per i vari dirigenti e per i vari gradi.
Chiaramente è stata sempre mantenuta una struttura militare efficiente e attiva. Svariate le azioni armate contro l'esercitoisraeliano e contro importanti obbiettivi realizzate dalle loro milizie.
In anni passati sono state organizzate anche azioni militari che includevano dirottamenti aerei e attentati dentro Israele. Il partito è tutt'ora nella lista nera delle organizzaioni terroristiche dagli Stati Uniti e dall'Europa.
Dopo l'avvento di Hamas e di gruppi islamici all'interno dalla Palestina (storicamente molto laica) e dopo la caduta dei paesi socialisti nel mondo questa organizzazione ha perso molta importanza ma rimane comunque il secondo partito dopo Fatah tra i profughi fuori della Palestina e il terzo all'interno dei territori.
Ha giocato negli ultimi anni un ruolo fondamentale nella lotta contro le infiltrazioni di Al-Qaeda tra i palestinesi (ci sono riscontri degni di nota per quanto riguarda un solo campo in Libano).
Nella città di Tripoli eistono due campi profughi palestinesi, quello di Nahr Al Bared e quello di Baddawi. Il primo è stato bombardato nel 2007 dall'esercito libanese perchè al suo interno si era creato un gruppo attivo legato ad Al-qaeda e tutt'ora è difficile entrarvi (è circondato dall'esercito).
Il campo di Baddawi invece appare subito più organizzato e politicizzato rispetto agli altri visitati fin'ora. Dentro il campo abbiamo potuto vedere alcune scuole gestite dai palestinesi e anche delle cliniche molto organizzate alla quale si rivolgono addirittura cittadini libaesi meno abbienti (sono gratuite). La presenza militare è molto visibile all'interno del campo.
"Il primo problema dei Palestinesi in questo momento sono gli accordi di Oslo.
Dopo l'incontro di Camp David, Arafat si rifiutò di firmare l'accordo perchè non contemplava nessuna soluzione ai problemi più importanti del popolo palestinese (profughi in primis). Disse che se avesse firmato quell'accordo lo avrebbero ammazzato appena tornato in patria.
Dopo questa fase scoppia la seconda intifada, fino a quando è stato ammazzato dagli israeliani avvelenandolo nella residenza dove era praticamente rinchiuso.
Il problema di Oslo sono 168.000 mila persone direttamente salariate dall'organizzazione di Abù Mazen che significano un milione di persone (se si contano le famiglie) dipendenti da questo sistema e quindi indirettamente dagli americani e dall'Europa.
Questa base sociale è la forza di Fatah ma anche la sua debolezza politica. Se America e Europa tagliano questi fondi per molti palestinesi sarebbe un problema.
Abù Mazen era daccordo con il Fronte, dentro l'Olp, sul fatto che se Israele avesse continuato a costruire insediamenti avrebbero interrotto tutti i rapporti e i negoziati.
Obama quando andò in Turchia chiese a Israele che venisse fermata la costruzione di nuove colonie, ma Israele continua a costruire e occupare porzioni di territorio.
A questo punto è stato chiesto ad Abù Mazen cosa avesse intenzione di fare rispetto al nuovo contesto e al dato di fatto che non esistevano più le condizioni per trattare.
Abù Mazen non ha alcuna alternativa ad andare avanti proprio per tutti i soldi che riceve direttamente. La sua base non ha nessuna intenzione di interrompere le trattative per lo stesso motivo. Oltre all'America e all'Europa anche molti paesi arabi spingono per questa "soluzione".
L'alternativa è che finisca questo governo e che si torni alla resistenza nelle strade e nella politica.
Il problema è come riuscire a resistere alla forza di Israele (come gli contenstava il fratello di Bargouthi durante un incontro) ma il dato di fatto rimane che Fatah è congelata, incapace di reagire.
Gli accordi di Oslo hanno diviso il popolo palestinese.
Un mese fa Obama ha scritto una lettera ad Abù Mazen dicendogli che se non avesse continuato nei negoziati di pace gli Stati Uniti avrebbero tagliato i soldi alla sua organizzazione.
Il capo di Fatah si è quindi rivolto ad alcuni governi arabi che non gli hanno concesso nessun appoggio concreto.
Il problema è capire perchè gli Stati Uniti insistono per riaprire le trattative dirette il prima possibile
1) Dopo il caso Freedom flottiglia gli Israeliani hanno perso consenso, sono nati molti nuovi boicottaggi, per esempio delle università, e in altri campi.
Per l'America questi accordi diretti servono per dire al mondo "stanno trattando tra di loro non immischiatevi in questi affari". In questo caso parliamo ad esempio della Turchia.
2) La strategia americana in medioriente sta subendo seri colpi. Stabilizzare la situazione palestinese potrebbe voler dire occuparsi meglio di altre questioni ed evitare di aprire altri fronti. Anche gli stessi vertici dell'esercito americano hanno imposto questa linea.
3) Se dovesse continuare questa situazione di stallo l'Olp palestinese si sgretolerebbe piano piano e gli americani hanno invece bisogno di una lidership forte e credibile almeno di facciata.
Le trattative inizieranno il 2 settembre. Abù Mazen si recherà a Tel Aviv e insieme al primo ministro Israeliano si recheranno a Washington.
Da queste trattative ne uscirà un documento molto generale e vago, diciamo una dichiarazione di principio senza entrare nelle questione specifiche prometteranno che in 10 anni creeranno uno stato palestinese autonomo.
Durante questi dieci anni Israele finirà di occupare il restante territorio nella West Bank, parallelamente a questo riusciranno insieme ad i paesi arabi a creare una nuova lidership palestinese che accetterà tutte le loro condizioni.
Il territorio di Gaza verrà lasciato "libero" come ha recentemente dichiarato un mebro del Likud: "Gaza è più che sufficiente ad accogliere i palestinesi".
Il Fronte popolare insieme ad altri partiti ha chiesto ad Abù Mazen di rispettaregli accordi del Cairo*.
Da parte sua il capo di Fatah ha invece riunito 10 giorni fa l'Olp a Ramallah con solo 9 membri tutti di Fatah invece che 18 (il minimo per prendere decisioni) e ha ricevuto il mandato per partecipare alle trattative di pace.
Le altre organizzaioni hanno chiesto ad Abù mazen un incontro ma egli ha rifiutato.
Il numero due del Fplp ha convocato un incontro generale a Ramallah qualche giorno fa ma è stato violentemente interrotto dalla polizia dell'Autorità Palestinese con l'appoggio del generale Dayton che coordina le forze di sicurezza nella West Bank (ci sono 500 soldati americani nella zona che addestrano Fatah e coordinano le operazioni).
Dall'altra parte anche Hamas ha interrotto la resistenza contro Israele e ha dichiarato che penserà solo a Gaza e ai suoi problemi.
Il Fronte insieme ad altri partiti ha dichiarato che se non chiariranno questi aspetti applicheranno gli accordi del Cairo autonomamente e torneranno come in passato con la vecchia Olp su due basi, la lotta politica e militare per riunificare i due governi (Gaza e West Bank) e continuare la resistenza. Anche la Jihad è daccordo a questa proposta e in tutte le città e nelle università ci sono incontri per discutere di questo.
*Gli accordi del Cairo
Circa due anni fa c'é stato un incontro al Cairo tra tutte le organizzazioni palestinesi e anche alcune personalità importanti che non erano inquadrate in nessuna organizzazione.
Il documento finale è stato firmato da tutti i partecipanti e in sintesi poneva alcuni obbiettivi fondamentali:
L'Olp è il rappresentante unico di tutti i palestinesi sia dentro che fuori della palestina
Tutti i partiti hanno un rappresentante al suo interno anche per ogni campo di intervento (sicuerzza, sanità ecc) dovrà essere eletto un responsabile.
Dovrà nascere un comando militare unificato per combattere Israele.
Ci saranno delle elezioni generali per il parlamento alla quale parteciperanno tutti i palestinesi sia in patria che fuori.
Il Parlamento a sua volta eleggerà un gruppo ( governo) di 21 membri.
Il governo sceglie, da una parte il presidente dell'Olp, e dall'altra propone tra i suoi membri il futuro lider dell'autorità palestinese che sarà sottoposto a suffragio popolare.
L'obbiettivo politico è quello di riunificare il governo palestinese da Gaza alla Cisgiordania, dalla Siria al Libano.
In questo momento Fatah sta occupando di fatto l'autorità palestinese con una specie di auto-mandato
Vi è un sistemna proporzionale, il 25 per cento è per le donne. Tutti i partiti devono candidare esponenti di sesso femminile. Tutti i soldi devono essere amministrati dall'Olp.




Nella notte siamo finalmente giunti a beirut e subito trasferiti in minibus in un albergo nel quartiere hambra nel centro della città.
Il quotidiano di Eugenio Scalfari, diretto da Ezio Mauro, ha una storica predilezione per le avventure coloniali americane. A partire dalla prima guerra del Golfo del '90-'91 le ha appoggiate tutte. Sono i tempi in cui Paolo Garimberti, attuale presidente della Rai non sgradito a Berlusconi, istruiva il lettore di sinistra appena uscito dal crollo del muro di Berlino delle esigenze del nuovo mondo. Che finivano sempre per coincidere con le spedizioni coloniali americane che, si aggiungeva come da copione, avrebbero portato ad un nuovo equilibrio mondiale basato sulla pace.











