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La salvezza del pianeta in mano ai popoli del Sud e ai movimenti

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Da Copenaghen una certezza: non saranno i Paesi ricchi a risolvere il problema del clima

co2C’era molta attesa per il vertice di Copenaghen, perché se nel corso del XXI secolo il riscaldamento globale verrà contenuto entro i 2 gradi centigradi vi sarà una probabilità su due che la civiltà umana prosegua. Altrimenti neanche quella. E’ vero quindi che il cambiamento climatico è “la peggior catastrofe planetaria dai tempi dell’asteroide che liquidò i dinosauri” (1).

La giornalista messicana Silvia Ribeiro racconta di aver visto nella capitale danese un taxi con su scritto “questo veicolo è ad emissioni zero di anidride carbonica”. In realtà è un’auto normale, ma il proprietario del taxi si impegna a mandare qualche spicciolo in Nigeria perché vengano piantati degli alberelli che compenserebbero l’inquinamento prodotto da lui. E’ una baggianata, naturalmente, ma il tassista dice che da quando ha messo il cartello i  clienti sono aumentati e guadagna molto di più di quanto invia in Africa (2). Per ora le trovate più intelligenti sono queste...

Il “pagamento dei crediti di carbonio” era un’idea uscita dal Protocollo di Kyoto del 1995, accordo che i Paesi ricchi giudicavano anche troppo avanzato visto che comunque stabiliva degli impegni e delle scadenze precise. Per questo gli Stati Uniti, cioè i maggiori inquinatori del mondo, non lo avevano neanche ratificato, mentre India e Cina erano state esonerate dalla riduzione delle emissioni. Risultato: dal 1995 ad oggi le emissioni sono aumentate.

 

Ma cos’è successo a Copenaghen? Niente, purtroppo: i Paesi ricchi sono riusciti a scongiurare il pericolo di un accordo giuridicamente vincolante, conducendo le trattative in modo poco trasparente e poco corretto, mentre fuori la polizia danese caricava i dimostranti senza ritegno.

Il presidente Obama si è trattenuto a Copenaghen solo 12 ore, il tempo di fare una comparsata in una riunione con invitati selezionati evitando il confronto con i rappresentanti dei Paesi poveri e dei movimenti.

“Il colmo” ironizza l’associazione Globalízate “è stato che oltre a non arrivare a un accordo vincolante e ambizioso, la riunione ha contribuito al cambiamento climatico avendo emesso più di 46.000 tonnellate di CO2” (3).

Alla fine il risultato più strombazzato è stata la concessione di 100 miliardi di dollari ai Paesi “in via di sviluppo” da parte degli Stati Uniti. Un’elemosina, se si pensa che “solo il fallimento della Lehman Brothers fu di 600 miliardi di dollari, e solo per l’assicurazione AIG il governo statunitense elargì aiuti pubblici per 170 miliardi di dollari” (4).

E infatti il presidente venezuelano Chávez ha polemizzato: “Se il clima fosse stato una banca i soldi li avrebbero già trovati”.

Poi questo decantato contributo USA probabilmente finirà per “pagare alle loro transnazionali il trasferimento di biologia sintetica per gli agrocombustibili di terza generazione o di tecnologie di geoingegneria, come il biocarbone o la cattura e immagazzinamento del carbonio a grandi profondità in formazioni geologiche (CCS), che oltre che rischioso è una giustificazione per continuare a sfruttare l’energia elettrica sporca che viene dal carbone (5).

Il Presidente della Bolivia Morales è stato chiaro: “qui si scontrano due culture: la cultura della vita che è il socialismo e la cultura della morte che è il capitalismo selvaggio”.

Ma forse c’è qualche spiraglio di ottimismo: molti movimenti e organizzazioni sociali si sono riuniti nel vertice alternativo nella convinzione che il clima e il pianeta sono troppo importanti per lasciarli in mano alle transnazionali e ai rappresentanti ufficiali dei governi, mentre nel vertice i Paesi progressisti dell’America Latina si sono battuti a spada tratta per arrivare a una soluzione. Le alternative ormai sono chiare: il rispetto dell’ambiente e della biodiversità, l’abbandono dei combustibili fossili, la sovranità alimentare, la solidarietà  internazionale.

Note:

  1. Pierluigi Sullo, Energia sporca, Il Manifesto, 20.12.2009
  2. e (5) Silvia Ribeiro, Nuevo Clima en Copenhague, in La Jornada, 19.12.2009
  3. Globalízate, Copenhague: Crónica de un fracaso anunciado, in www.rebelion.org
  4. Gennaro Carotenuto, Copenaghen, la stoltezza dell’Occidente e la saggezza dell’innominabile, in www.gennarocarotenuto.it
Tratto da Senza Soste n.45 (gennaio 2010)