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INTERNAZIONALE

Gaza. L'inferno a Shaihaye: decine di morti palestinesi, numerosi soldati isrealiani uccisi

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Gaza. L'inferno a Shaihaye: decine di morti palestinesi, numerosi soldati isrealiani uccisi

tratto da http://contropiano.org e http://nena-news.it

Abbiamo riportato a parte le notizie di agenzia da Gaza e dintorni. Qui ripubblichiamo gli aggiornamenti da Nena News, diretta da Michele Giorgio, probabilmente l'unico giornalista occidentale in questo momento presente a Gaza e a cui va il nostro abbraccio. 20 luglio 2014

***

ore 15.05 –  IL QATAR HA PRESENTATO RICHIESTE HAMAS ALLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE

Secondo quanto ha dichiarato una fonte qatarina alla Reuters: “il Qatar ha presentato le richieste di Hamas alla Comunità internazionale. Doha lavora solo come canale di collegamento perciò non farà pressioni sul movimento islamico affinché possa modificare le sue istanze”.

ore 15 –  CANALE 1 ISRAELIANO: “DA INIZIO OPERAZIONE TERRESTRE 50 SOLDATI FERITI ARRIVATI ALL’OSPEDALE SOROKA DI BEE’R SHEVA”

ore 14.30 – FOTO DI UN’AMBULANZA DELLA MEZZA LUNA ROSSA PALESTINESE COLPITA DAL FUOCO ISRAELIANO. FONTI DEL MINISTERO DELLA SALUTE PALESTINESE: ALMENO 410 MORTI. HAMAS ACCUSA: “CRIMINE DI GUERRA”

 ambulanza

Ambulanza colpita dal fuoco israeliano

 

ore 14.25 – GABINETTO DI SICUREZZA ISRAELIANO SI RIUNISCE STASERA ALLE 8 ITALIANE

Il premier Netanyahu ha ordinato una nuova riunione del gabinetto di sicurezza israeliano per discutere dell’operazione contro Gaza, stasera alle 8 italiane.

ore 14.20 – PORTAVOCE HAMAS: “NON ABBIAMO ALTRA SCELTA CHE RESISTERE”

Il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, in un’intervista ad Al Jazeera ha appena detto che il movimento islamista “in questa situazione non ha altra scelta che resistere. Non stiamo difendendo solo Shajaiye o Gaza, ma tutti i Territori Occupati”.

ore 14.00 – QUATTRO MORTI NEL CAMPO PROFUGHI DI AL-BUREIJ

ore 13.35 – ISRAELE RIPRENDE I BOMBARDAMENTI DOPO SOLO UN’ORA DI TREGUA, ACCUSANDO HAMAS DI AVER LANCIATO RAZZI

L’esercito israeliano ha già ripreso i bombardamenti nell’area di Shajaiye, nonostante sia trascorsa solo una delle due ore di tregua, accusando Hamas di aver rotto il cessate il fuoco sparando contro le truppe.

ore 13.25 – DA MICHELE GIORGIO: “A SHAJAIYE E’ L’INFERNO, RABBIA CONTRO AMBULANZE E GIORNALISTI. MISSILE ISRAELIANO POCO LONTANO”

Dal nostro corrispondente e giornalista del Manifesto, Michele Giorgio: “Qua a Shajaiye è l’inferno, le ambulanze vanno e vengono. Tantissime persone trasportano fuori corpi avvolti nel teli bianchi. La gente è inferocita contro giornalisti e ambulanze perché non sono arrivati sul posto in tempo. Un uomo ha sparato in aria. Sono decine le case distrutte, la popolazione in fuga approfittando della tregua di due ore. Si è sentito un bombardamento dell’esercito israeliano poco lontano: è stato il panico, la gente è fuggita gridando”.

fuga

Gazawi in fuga da Shajaiye, con ogni mezzo

ore 12.40 – ISRAELE ACCETTA CESSATE IL FUOCO DI DUE ORE A SHAJAIYE

Israele ha fatto sapere di aver accettato la proposta di cessate il fuoco di due ore a Shajaiye, su richiesta della Croce Rossa. Durerà dalle 12.30 alle 14.30 italiane.

ore  12.30 – L’ESERCITO ISRAELIANO APRE OSPEDALE DA CAMPO VICINO AL CONFINE DI EREZ

L’esercito israeliano ha detto che aprirà un ospedale da campo per i palestinesi feriti vicino al valico di Erez. Non spiega però come sono stati feriti né come dovrebbero raggiungere l’ospedale mentre continuano bombardamenti indiscriminati.

ore 12.20 – ONG VENTO DI TERRA: “GRAVEMENTE DANNEGGIATA LA SCUOLA BEDUINA DI UMM AL NASSER”

L’ong italian Vento di Terra ha riportato di un bombardamento israeliano contro la scuola per i bambini beduini di Umm al Nasser, a nord di Gaza, costruita nel 2010 dall’ong e gli architetti di ArCò. La struttura è stata gravemente danneggiata.

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La scuola di Umm al Nasser prima del bombardamento

 

ore 11.50 – HAMAS: “ISRAELE HA RIFIUTATO LA TREGUA DI TRE ORE PROPOSTA DALLA CROCE ROSSA”

Il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha detto che Israele ha rigettato il cessate il fuoco di tre ore proposto dal movimento islamista e dalla Croce Rossa per portare soccorso ai feriti a nord e portare via i corpi delle vittime dalle strade. Ha poi aggiunto che l’esercito israeliano impedisce alle ambulanze di entrare nelle zone sotto bombardamento: “L’occupazione israeliana sta commettendo un crimine di guerra nel pieno senso della parola e cerca di nasconderlo al mondo”. L’esercito israeliano non commenta.

ore 11.40 – MANIFESTAZIONI IN TUTTO IL MONDO, 20MILA PERSONE A LONDRA. ISRAELE VIETA PROTESTE SENZA PERMESSO

Mentre le diplomazie internazionali parlano a vuoto, le società civili di tutto il mondo si mobilitano per Gaza. Decine di migliaia di persone scendono nelle piazze delle città di tutta Europa e Stati Uniti per chiedere la fine del massacro. Solo a Londra ieri 20mila persone si sono ritrovate sotto la sede del premier a Downing Street per poi marciare verso l’ambasciata israeliana.

Intanto la polizia israeliana annuncia che non permetterà alcuna manifestazione, senza previo permesso. Un modo per mettere a tacere le voci di dissenso all’interno della società israeliana.

ore 10.40 – HAMAS HA CHIESTO DUE ORE DI CESSATE IL FUOCO PER PRESTARE SOCCORSO AI FERITI DI SHAJAYIE. ISRAELE NON RISPONDE

Secondo il sito di informazione israeliano YnetNews e il quotidiano Haaretz, Hamas ha chiesto ad Israele, tramite la Croce Rossa, un cessate il fuoco di due ore per prestare soccorso alle decine, o forse centinaia di feriti, a Shajaiye e per raccogliere i corpi delle vittime. Israele ha confermato la richiesta ma non ha risposto ancora. Tra i morti, il fotoreporter Khalid Hamid e il paramedico Fuad Jabil.

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Il giornalista palestinese ucciso, Khalid Hamid (Fonte: Cosimo Caridi)

ore 10.30 – VIDEO DA GAZA: MORTI E FERITI ALL’OSPEDALE SHIFA (Video girati dal corrispondente de Il Manifesto e di Nena News, Michele Giorgio)

ore 10.15 – MINISTRO DELLA SALUTE: 40 CORPI SENZA VITA TIRATI FUORI DALLE ROVINE DI UNA CASA A SHAJAIYE

ore 9.45 – ESERCITO ISRAELIANO: 60 MORTI PALESTINESI DURANTE LA NOTTE, 130 DALL’INIZIO DELL’OPERAZIONE VIA TERRA

Secondo l’esercito israeliano le vittime palestinesi di tre giorni di offensiva via terra sarebbero almeno 130, 60 solo nella notte appena trascorsa. Ma secondo fonti mediche palestinesi, i morti sono molti di più.

ore 9.30 – SITUAZIONE GRAVISSIMA ALL’OSPEDALE SHIFA: DECINE DI FERITI E CORPI SENZA VITA

Il nostro corrispondente a Gaza, Michele Giorgio, riporta dall’ospedale Shifa di Gaza City: “La situazione è indescrivibile, è l’inferno. Stanno arrivando decine di feriti e tantissimi corpi senza vita, fatti a pezzi dalle bombe. Arrivano notizie incontrollabili: si parla di centinaia di feriti, le ambulanze giungono di continuo. Due vigili del fuoco sono stati feriti mentre portavano aiuto alla popolazione. Tra i corpi senza vita quelli di due paramedici. Uccisi anche tre miliziani di Hamas: ho visto tre corpi con l’uniforme”.

ore 9.10 – MANIFESTAZIONI PER GAZA A TEL AVIV E HAIFA. SCONTRI NELLA NOTTE IN CISGIORDANIA

Centinaia di israeliani sono scesi in strada ieri nelle città di Tel Aviv e Haifa per protestare contro l’offensiva militare del proprio governo contro la popolazione di Gaza. Numerosi i feriti dopo scontri con la polizia e l’aggressione di militanti di destra. Una trentina gli arresti.

Manifestazioni e scontri anche a Gerusalemme Est e in Cisgiordania durante la notte, a Nablus, Betlemme, Hebron, Ramallah, dove ieri sera alcuni manifestanti sono riusciti a far saltare la corrente nell’area della prigione di Ofer.

ore 9.00 – MESHAAL E ABBAS SI INCONTRANO IN QATAR. ANCHE BAN KI-MOON A DOHA

Oggi il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, incontrerà in Qatar Khaled Meshaal, leader di Hamas,per discutere dela tregua. Secondo fonti vicine ad Abbas, “il presidente parlerà con Meshaal dei modi per raggiungere un cessate il fuoco”. L’incontro si svolgerà in casa di Hamas, che da giorni chiede che il negoziato sia gestito dagli alleati Turchia e Qatar, e non dall’Egitto.

A Doha arriverà anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che incontrerà Abbas.

ore 8.30 – ESERCITO: 14 TUNNEL DI HAMAS DISTRUTTI. TRUPPE DISPIEGATE A SUD

Secondo un ufficiale dell’esercito israeliano un altro tunnel sarebbe stato scoperto stamattina, per un totale di 14 dall’inizio dell’operazione via terra. All’interno, secondo i militari, esplosivi, missili e anestetici. L’ufficiale ha aggiunto che truppe sono state dispiegate anche a sud di Gaza in preparazione di un’espansione dell’operazione.

ore 8.25 – ARRESTATO EX PRIGIONIERO 82ENNE GAZAWI, LIBERATO CON L’ACCORDO SHALIT

Con un raid nella sua casa a Beit Lahiya a nord della Striscia, l’esercito israeliano ha arrestato Muhammad Abu Khusa, 82 anni, ex prigioniero rilasciato dopo 36 anni di carcere con l’accordo Shalit del 2011.

ore 8.20 – AMBULANZE NON RIESCONO A RAGGIUNGERE SHAJAIYE. TESTIMONI: DECINE I MORTI IN STRADA. VIDEO

Secondo un gazawi che è riuscito a raggiungere l’ospedale Shifa, portando il fratello ormai privo di vita, ha raccontato ad un radio in lacrime di decine di palestinesi uccisi e dei loro corpi per le strade. Le ambulanze non riescono a raggiungere la zona per portare soccorso. Sarebbero almeno 355 i morti palestinesi ad oggi.

Guarda il video (immagini forti, attenzione): clicca qui

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 della redazione

Gaza, 20 luglio 2014, Nena News – A Shajaiye, alla porta est di Gaza city, è l’inferno. I bombardamenti israeliani sono di eccezionale intensità e non hanno avuto sosta per tutta la notte. I jet da combattimento dello Stato ebraico sono passati quasi a volo radente sul capoluogo della Striscia provocando panico nella popolazione, I palestinesi riferiscono di numerose case distrutte e di diversi cadaveri non ancora recuperati dalle macerie, anche perchè il fuoco israeliano impedisce alle ambulanze e ai soccorritori di raggiungere gli edifici crollati. Dalla mezzanotte i morti palestinesi accertati sono stati almeno 12. Tra le vittime degli ultimi bombardamenti ci sarebbero anche due bambini, uno dei quali il figlio di Khalil al-Hayya, alto esponente di Hamas.

Ma ora è anche guerra vera sul terreno. Le Forze armate israeliane hanno confermato che migliaia di soldati sono dentro Gaza. Altri due militari sono morti portando ad almeno 9 il bilancio dei soldati uccisi. Secondo fonti locali però il numero dei militari caduti in combattimento sarebbe notevolmente più alto. Il braccio armato di Hamas ha annunciato di aver colpito e distrutto un veicolo blindato per il trasporto truppe. Il Jihad Islami sostiene di aver fatto esplodere un potente ordigno davanti a un gruppo di soldati che avanzava a piedi nella zona di Tuffah. Queste notizie sono state confermate solo in parte dall’esercito israeliano.

La violenza e la potenza dell’offensiva israeliana non riesce a fermare i lanci di razzi, anche se il ministro della sicurezza israeliano Yuval Steinitz sostiene che l’esercito ne avrebbe distruttila metà. Le sirene di allarme risuonano ancora in diversi centri abitati israeliani, in particolare quelli intorno a Gaza.

Da Nena News

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Gaza, il gas nel mirino

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gaza costatratto da Il Manifesto del 15 luglio

Di Manlio Dinucci

Per capire qual è uno degli obiettivi dell’attacco israeliano a Gaza bisogna andare in profondità, esattamente a 600 metri sotto il livello del mare, 30 km al largo delle sue coste. Qui, nelle acque territoriali palestinesi, c’è un grosso giacimento di gas naturale, Gaza Marine, stimato in 30 miliardi di metri cubi del valore di miliardi di dollari. Altri giacimenti di gas e petrolio, secondo una carta redatta dalla U.S. Geological Survey (agenzia del governo degli Stati uniti), si trovano sulla terraferma a Gaza e in Cisgiordania.
Nel 1999, con un accordo firmato da Yasser Arafat, l’Autorità palestinese affida lo sfruttamento di Gaza Marine a un consorzio formato da British Gas Group e Consolidated Contractors (compagnia privata palestinese), rispettivamente col 60% e il 30% delle quote, nel quale il Fondo d’investimento dell’Autorità ha una quota del 10%. Vengono perforati due pozzi, Gaza Marine-1 e Gaza Marine-2. Essi però non entrano mai in funzione, poiché sono bloccati da Israele, che pretende di avere tutto il gas a prezzi stracciati.
Tramite l’ex premier Tony Blair, inviato del «Quartetto per il Medio Oriente», viene preparato un accordo con Israele che toglie ai palestinesi i tre quarti dei futuri introiti del gas, versando la parte loro spettante in un conto internazionale controllato da Washington e Londra. Ma, subito dopo aver vinto le elezioni nel 2006, Hamas rifiuta l’accordo, definendolo un furto, e chiede una sua rinegoziazione. Nel 2007, l’attuale ministro della difesa israeliano Moshe Ya’alon avverte che «il gas non può essere estratto senza una operazione militare che sradichi il controllo di Hamas a Gaza». Nel 2008, Israele lancia l’operazione «Piombo Fuso» contro Gaza.
Nel settembre 2012 l’Autorità palestinese annuncia che, nonostante l’opposizione di Hamas, ha ripreso i negoziati sul gas con Israele. Due mesi dopo, l’ammissione della Palestina all’Onu quale «Stato osservatore non membro» rafforza la posizione dell’Autorità palestinese nei negoziati. Gaza Marine resta però bloccato, impedendo ai palestinesi di sfruttare la ricchezza naturale di cui dispongono. A questo punto l’Autorità palestinese imbocca un’altra strada.
Il 23 gennaio 2014, nell’incontro del presidente palestinese Abbas col presidente russo Putin, viene discussa la possibilità di affidare alla russa Gazprom lo sfruttamento del giacimento di gas nelle acque di Gaza. Lo annuncia l’agenzia Itar-Tass, sottolineando che Russia e Palestina intendono rafforzare la cooperazione nel settore energetico. In tale quadro, oltre allo sfruttamento del giacimento di Gaza, si prevede quello di un giacimento petrolifero nei pressi della città palestinese di Ramallah in Cisgiordania. Nella stessa zona, la società russa Technopromexport è pronta a partecipare alla costruzione di un impianto termoelettrico della potenza di 200 MW.
La formazione del nuovo governo palestinese di unità nazionale, il 2 giugno 2014, rafforza la possibilità che l’accordo tra Palestina e Russia vada in porto. Dieci giorni dopo, il 12 giugno, avviene il rapimento dei tre giovani israeliani, che vengono trovati uccisi il 30 giugno: il puntuale casus belli che innesca l’operazione «Barriera protettiva» contro Gaza.
Operazione che rientra nella strategia di Tel Aviv, mirante a impadronirsi anche delle riserve energetiche dell’intero Bacino di levante, comprese quelle palestinesi, libanesi e siriane, e in quella di Washington che, sostenendo Israele, mira al controllo dell’intero Medio Oriente, impedendo che la Russia riacquisti influenza nella regione. Una miscela esplosiva, le cui vittime sono ancora una volta i palestinesi.
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C'è anche un Israele che dice no. Un editoriale di Gideon Levy su Haaretz

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Gideon LevyIl vero scopo di Israele nell’operazione a Gaza? Uccidere gli Arabi

di Gideon Levy (Haaretz)

Lo scopo dell’Operazione Protective Edge è di ripristinare la calma; il che significa: uccidere civili. Lo slogan della Mafia è diventato la politica ufficiale di Israele. Israele crede sinceramente che se uccide centinaia di Palestinesi nella Striscia di Gaza, la calma regnerà. È inutile distruggere i depositi di armi di Hamas, che si è già dimostrata capace di riarmarsi.
Abbattere il governo di Hamas è un obiettivo non realistico (e illegittimo), che Israele non vuole: è consapevole che l’alternativa potrebbe essere molto peggiore. Questo lascia solo un possibile scopo per l’operazione militare: morte agli Arabi, accompagnata dal sostegno delle masse.
Le Israel Defense Forces hanno già una “mappa del dolore”, una diabolica invenzione che ha rimpiazzato la non meno diabolica “banca dei bersagli”, e questa mappa si sta allargando a un ritmo inquietante. Guardate Al Jazeera English, un canale televisivo obiettivo e professionale (diversamente dalla sua emittente sorella in arabo), e guardate le dimensioni del suo successo. Non vedrete niente di questo negli studi di trasmissione “aperti” di Israele, che come al solito sono aperti solo alle vittime israeliane, ma su Al Jazeera vedrete tutta la verità, e forse ne rimarrete anche scioccati.

I corpi a Gaza si accumulano, la disperata statistica, sempre in aggiornamento, degli omicidi di massa di cui Israele si vanta, conta già decine di civili, compresi 24 bambini, fino a mezzogiorno di domenica; centinaia di persone ferite, che si aggiungono all’orrore e alla distruzione. Una scuola e un ospedale sono già stati bombardati. L’obiettivo è colpire le case, e nessuna giustificazione può servire: è un crimine di guerra, anche se le IDF li chiamano “centri di comando-e-controllo” o “conference rooms.” Certo, ci sono attacchi molto più brutali di quelli di Israele, ma in questa guerra, che non è altro che un reciproco attacco ai civili -l’elefante contro la mosca- non ci sono neanche profughi. Al contrario che in Siria e in Iraq, nella Striscia di Gaza gli abitanti non possono concedersi il lusso di abbandonare le proprie case. In una gabbia non c’è un posto dove fuggire.

Fin dalla prima guerra del Libano, più di 30 anni fa, l’uccisione di Arabi è diventata lo strumento strategico primario per Israele. Le IDF non muovono guerra agli eserciti, e il loro bersaglio principale è la popolazione civile. Gli Arabi sono nati solo per uccidere ed essere uccisi, come tutti sanno. Non hanno altro scopo nella vita, e Israele li uccide.

Ci si deve, naturalmente, sentire oltraggiati dal modus operandi di Hamas: non solo punta i suoi missili sui centri abitati da civili in Israele, non solo si posiziona all’interno di centri abitati da civili -potrebbe non esserci alternativa, data la densità demografica nella Striscia- ma lascia anche la popolazione civile di Gaza vulnerabile ai brutali attacchi di Israele, senza che ci sia una sola sirena, rifugio o spazio protetto. Questo è criminale. Ma i bombardamenti dell’Israel Air Force non sono meno criminali, sia in termini di intenzioni che di risultato: non c’è un solo edificio residenziale nella Striscia di Gaza che non sia la casa di decine di donne e bambini; le IDF non possono, quindi, proclamare che non hanno intenzione di far del male a civili innocenti. Se la recente demolizione della casa di un terrorista nella West Bank aveva suscitato una debole protesta, ora decine di case vengono distrutte insieme ai loro occupanti.

Generali in pensione e commentatori in servizio attivo fanno a gara nel proporre le cose più mostruose: “Se ammazziamo le loro famiglie questo li spaventerà” spiegava il Magg. Gen. (res.) Oren Shachor, senza batter ciglio. “Dobbiamo creare una situazione per cui quando usciranno dalle tane non riconosceranno più Gaza”, dicono altri. Senza vergogna, senza domande -fino alla prossima indagine Goldstone.

Una guerra senza scopo è tra le guerre più deprecabili; prendere deliberatamente a bersaglio i civili costituisce uno dei mezzi più atroci. Il terrore ora regna anche in Israele, ma è improbabile che ci sia anche un solo israeliano che possa immaginare che cosa stia vivendo il milione e 800mila abitanti di Gaza, le cui già miserabili vite sono ormai assolutamente terrificanti. La Striscia di Gaza non è un “nido di vespe”, è una provincia di umana disperazione. Hamas non è un esercito, è ben lontano da questo, nonostante tutte le tattiche della paura: se davvero avesse costruito là una così sofisticata rete di gallerie, come proclama, allora perché non si è ancora costruita la metropolitana leggera di Tel Aviv?

I tetti delle 1.000 incursioni e delle 1.000 tonnellate di esplosivi sono già stati raggiunti, e Israele sta aspettando la “foto della vittoria” che è già stata conquistata: Morte agli Arabi.

Fonte: http://www.haaretz.com/opinion/.premium-1.604653

Traduzione per Senzasoste Andrea Grillo, 18 luglio 2014

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Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Luglio 2014 18:10

Gaza. È cominciata l'invasione israeliana

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Gaza. E' cominciata l'invasione israeliana

tratto da http://contropiano.org

Un minuto dopo lo scadere della "tregua umanitaria" Israele ha ordinato l'ingresso dell'esercito nella striscia di Gaza.

Dalle postazioni sono partiti alcuni razzi in direzione del territorio israeliano.

"Colpiremo i tunnel che arrivano da Gaza fin dentro Israele", ha detto il premier ultranazionalista israeliano, Benjamin Netanyahu. Pochi minuti prima l'esercito israeliano aveva intensificato le operazioni. Voci insistenti parlano in effetti di scontri armati tra miliziani di Hamas e soldati israeliani nei pressi del valico di Rafah, al confine con l'Egitto, l'unica zona della Striscia in cui ha senso scavare dei tunnel.

A Gaza è stata tagliata l'elettricità. Alle 21.23 l'esecutivo aveva approvato l'espansione dell'operazione militare Protective Edge. Sono seguiti colpi intensi e in rapida successione di artiglieria, diversi raid aerei e colpi sparati dalla marina israeliana verso il nord della Striscia. Agli israeliani che abitano nell'area di confine con la Striscia è stato ordinato di restare in casa.

Fonti israeliane parlano di "lenta avanzata" di cinque colonne corazzate in diverse zone della Striscia.

Gaza è sotto una pioggia di bombe. L’aviazione e la marina israeliane hanno intensificato il fuoco. Il porticciolo è stato colpito ripetutamente e l’ospedale Wafa, dove sono ricoverati pazienti in lunga degenza o in coma, è diventato un obiettivo militare. È iniziata l’evacuazione del nosocomio, resa molto difficile dalle condizioni dei pazienti. Il direttore, Basman al Ashi, ha riferito di alcuni feriti tra lo staff. Sarebbero sei. Tre palestinesi, tra i quali un bambino, sono stati uccisi nel corso di un attacco israeliano.Tutta la zona orientale della Striscia è al buio.

Sulle intenzioni di Israele parlano come bombe le parole della numero due del governo, Ayelet Shaked. Sulla sua pagina Facebook ufficiale, in bella evidenza, ha scritto: “Dobbiamo uccidere le madri palestinesi in modo che non diano vita a nuovi piccoli serpenti”, aggiungendo - sempre riferita alle mamme: “Devono morire e le loro case devono essere demolite in modo che non possano portare alla luce altri terroristi. Loro sono tutti nostri nemici ed il loro sangue deve essere versato sulle nostre mani. Ciò vale anche per le madri dei terroristi morti”.

Per la cronaca della notte, consigliamo ai nostri lettori di collegarsi con Nena News, diretta da Michele Giorgio, probabilmente l'unico giornalista occidentale in questo momento fisicamente presente dentro Gaza.

17 luglio 2014

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Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Luglio 2014 23:52

La numero due di Israele a favore del genocidio del popolo palestinese

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In seguito a segnalazioni rispetto alla non corretta traduzione e interpretazione delle parole di Ayelet Shaked, pubblichiamo il testo integrale del suo appello tratto dal sito francese http://carlogiuliani.fr. redazione 18 luglio 2014

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IAyelet-ShakedL NEMICO E’ IL POPOLO PALESTINESE

Ayelet Shaked è deputata al parlamento israeliano del partito “Habeyit Hahehudi” (Casa ebraica), membro della coalizione di governo. Il suo appello al genocidio del popolo palestinese ha raccolto 5.000 adesioni su Facebook. Uri Elitzur, al quale si riferisce, e che è morto qualche mese fa, era a capo del movimento dei coloni, ghostwriter e stretto collaboratore del primo ministro Netanyahu. Ecco cosa scrive:

“Questo articolo è stato scritto da Uri Elitzur 12 anni fa, ma non è stato pubblicato. La sua importanza oggi è uguale a quella di allora. Il popolo palestinese ci ha dichiarato la guerra e noi dobbiamo rispondere con la guerra. Non con un’operazione lunga, di bassa intensità, con un’escalation controllata, con una distruzione dell’infrastruttura terrorista, con uccisioni mirate. Basta con queste raccomandazioni. Questa è una guerra. Non è una guerra contro il terrore, non è una guerra contro l’estremismo e neppure contro l’autorità autonoma palestinese. Sarebbe disconoscere la realtà. Questa è una guerra fra due popoli. Chi è il nemico ? Il nemico è il popolo palestinese. Perché ? Domandateglielo, sono loro ad aver iniziato la guerra. Non so perché ci risulta cosi’ difficile descrivere la realtà con parole semplici. Perché dobbiamo inventare ogni settimana un nuovo nome per questa guerra solo per non definirla con il suo vero nome. Cosa c’è di tanto terrificante nel fatto che tutto il popolo palestinese è il nemico ? Ogni guerra viene combattuta fra due popoli ed in ogni guerra il popolo che l’ha iniziata è il nemico. Una dichiarazione di guerra non è un crimine di guerra. E non lo è neppure rispondere con la guerra. L’uso della parola « guerra » non è una chiara definizione del nemico. Al contrario. La morale della guerra (qualcosa del genere esiste) si basa sul fatto che ci sono guerre in questo mondo, che le guerre non sono la condizione normale e che nelle guerre il nemico è costituito normalmente da un intero popolo, compresi i vecchi e le donne, le città e i villaggi, le proprietà e le infrastrutture.

La morale della guerra sa che non è possibile prendere le distanze dal ferimento di civili nemici. Non condanna l’aviazione inglese, che ha totalmente distrutto la città di Dresda o i bombardieri americani, che hanno cancellato città polacche e la metà di Budapest. Luoghi i cui abitanti non avevano fatto nulla all’America, ma che dovevano essere distrutti per vincere la guerra contro il male. La morale della guerra non richiede che la Russia sia giudicata per aver bombardato e distrutto città e villaggi ceceni. Non accusa le forze di pace dell’ONU che hanno ucciso centinaia di civili in Angola e neppure la NATO, che ha bombardato Belgrado, una città con 1 milione di abitanti, vecchi, lattanti, donne e bambini. La morale della guerra accetta non solo politicamente, ma in linea di principio, che è corretto quello che l’America fa in Afghanistan, compresi i massicci bombardamenti di luoghi abitati, che spingono alla fuga, per il terrore della guerra, centinaia di migliaia di persone per le quali non c’è più ritorno.

Questo vale sette volte di più per la nostra guerra, perché il nemico si nasconde fra la popolazione e puo’ combattere solo perché ne è protetto. Dietro ogni terrorista ci sono dozzine di uomini e donne senza i quali non potrebbe fare niente. I sobillatori sono quelli che aizzano nelle moschee, che concepiscono programmi scolastici omicidi, che forniscono rifugi, che mettono a disposizione veicoli e tutti quelli che li onorano e li sostengono moralmente. Sono tutti combattenti ed hanno del sangue sulle mani. Questo vale anche per le madri dei martiri che li accompagnano all’inferno con fiori e baci. Dovrebbero seguire i loro figli, nulla sarebbe più giusto. Dovrebbero andarci e le loro case, dove hanno allevato i loro serpenti, dovrebbero essere annientate. Altrimenti li’ cresceranno altri serpenti”.

Sono parole che hanno un significato ed alle quali seguono degli atti. Facendo la guerra all’intero popolo palestinese, Ayelet Shaked vuol mandare un segnale chiaro all’opinione pubblica israeliana: ogni palestinese è un bersaglio legale della “vendetta”. Ma Shaked ha in mente di peggio. E non è un fenomeno marginale, come sostiene il New York Times. Non è sola a sobillare un tale odio genocida. E’ stato Netanjahu per primo a gridare « vendetta », quando due settimane fa sono stati trovati i corpi dei tre giovani israeliani uccisi in Cisgiordania.

Giustiniano Rossi

Parigi, 14 luglio 2014

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La numero due israeliana: "Uccidere tutte le mamme palestinesi"

Ayelet Shaked, parlamentare israeliana e numero due del governo Netanyahu, ha scritto sulla sua pagina Facebook ufficiale che "tutte le madri palestinesi" devono essere uccise durante un eventuale attacco via terra contro la Striscia di Gaza. “Dobbiamo uccidere le madri palestinesi in modo che non diano vita a nuovi piccoli serpenti”, ha dichiarato con disprezzo la parlamentare donna dello Knesset aggiungendo, sempre contro le mamme: “Devono morire e le loro case devono essere demolite in modo che non possano portare alla luce altri terroristi. Loro sono tutti nostri nemici ed il loro sangue deve essere versato sulle nostre mani. Ciò vale anche per le madri dei terroristi morti”.
Le dichiarazioni di una così importante esponente del governo dello stato di Israele confermano, se mai ce ne fosse bisogno, che l'obiettivo del governo Netanyahu è quello di portare avanti un vero e proprio genocidio di massa.
Poco tempo prima sempre Shaked aveva dichiarato: «questa non è una guerra contro il terrorismo, questa è una guerra tra due popoli, e il nemico sono i palestinesi». Se si tiene conto del fatto che il 20 per cento della popolazione israeliana è composta da arabi (molti dei quali cominciano a identificarsi come “palestinesi con cittadinanza israeliana”, o “palestinesi del 1948”) non è una dichiarazione da poco.
Ha reagito a queste dichiarazioni uno che di repressione se ne intende eccome, il premier turco Erdogan. “Una donna israeliana dice che anche le mamme palestinesi vanno uccise. Ed è un membro del Parlamento israeliano. Che differenza c’è tra questa mentalità e quella di Hitler?”. Redazione

17 luglio 2014

 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Luglio 2014 10:33

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