“Is there anybody out there?” Questo è il richiamo che si sente nell'opera rock dei Pink Floyd The Wall.Il muro è crollato, per anni si è vissuto con l'illusione che lo sguardo libero senza il muro, vedesse la libertà. Nessuno dei genitori che portavano i loro bambini a scuola nel novembre del 1989 immaginava che non esiste libertà se non la pretendiamo da dentro, se non ci vediamo finalmente uomini e donne.
Da qualsiasi parte del muro ci si sedesse, i bambini che venivano accompagnati a scuola in una mattina del novembre 1989, si scoprono uomini e donne meno liberi, costretti a tacere davanti alle domande dei loro figli. Privati dei loro diritti di uomini e di cittadini, in preda a bisogni schizzofrenici dettati dal mercato. Senza lavoro, ridotti a rincorrere un pezzo di pane, al cospetto di sistemi culturali che vedono nelle armi, nella prevaricazione e nella forza bruta una liberazione dalle catene del capitale.
Le conseguenze di una società più povera, ce l'hanno ben fotografate proprio i Pink Floyd, che 10 anni prima del crollo del muro, hanno visto la nostra epoca.
Trent'anni fa, usciva “The Wall” . In questo Album si erano incise come graffiti le grida di allarme per denunciare le malattie della società odierna, fra cui individualismo e amore per l'inutile. Insomma il mondo che viene mantenuto dalla massa di oggi. Per sapere se certe opere sono attuali, per constatare che in realtà non hanno un'età, basta chiedere ad una persona che ha vissuto la sua piena giovinezza proprio quando usciva The Wall. Perchè possa raccontarci delle aspettative di allora e per confrontarsi con i vuoti di oggi.
Invito tutti a spengere la televisione, a spengere la radio, a stendersi sul letto e iniziare il viaggio nel mondo di “The Wall”; le fotografie svegliano sempre nostalgie, in cui ci ritroviamo diversi, più grandi, più vecchi. Ascoltare The Wall, non sveglia nostalgie. Trenta anni fa, i Pink Floyd ci hanno raccontato il nostro mondo in cui predomina la paura di essere schiacciati da un nemico, da colui che è diverso e per questo cattivo.
Difronte alla paura, difronte all'incertezza, cresce la voglia di dare una risposta più o meno inconscia alla situazione.
Sistema vuole che il muro sia sempre più alto, perchè l'uomo sia sempre più solo. Il muro, non ci isola da un nemico che non esiste, ma ci isola dalla consapevolezza di quello che la nostra vita avrebbe reale bisogno.
Ci scopriamo noi i veri stranieri di città sempre meno vicine all'uomo e sempre più al servizio degli interessi del capitale e dei capitalisti.
Tutto ormai è soggetto al mercato e all'immagine; amicizia, amore, lavoro. Esiste anche nel linguaggio una speculazione sulle parole che escono dalla nostra bocca ma non fanno battere il nostro cuore, nè svegliano la nostra rabbia. Si accetta tutto questo perchè non vogliamo essere diversi dagli altri, perchè si ha paura degli altri, si teme anche la nostra personalità, si dipende dal giudizio delle persone “giudici” del sistema. Ecco che nel mondo fatto di immagini si cala anche la nostra, con la nostra maschera sorridente sopra un volto triste.
I canoni ed i bisogni che ci impongono attraverso i media devono essere raggiunti e soddisfatti. Auto, telefoni, abitudini, per non sentirsi soli; mentre lavoro, sanità, casa, istruzione, benessere, dignità, non fanno più parte del nostro vivere collettivo.Nella società di oggi ci sono deserti sterminati; deserti di sensazioni, deserti di cultura, deserti di aspettative. Deserti. Pink, mentre cammina per le strade di questa città, di questo mondo,cerca di chiamare qualcuno, sperando che ci siano superstiti, persone che possano essersi salvate.
La desolazione e l'umiliazione si concretizzano quando ti rendi conto che se accetti di subire, a volte ti meriti l'elemosina. Ma solo se non provi a conquistarti la tua dignità.
Nella società multimediale, non si ha più la coscienza delle emozioni. Nella società dei mezzi di comunicazione non si è in grado di incontrarci.
L'abitudine a vivere in assenza di dignità, l'abitudine alla precarietà, rischia di annichilire la capacità di reagire, di sentire anche alle persone più sensibili.
E l'importante è accorgersi per tempo di tutto questo per non svegliarsi vecchi e senza il tempo di rimediare.
Finalmente fuori dal muro di questa società, comprendiamo che coloro che ci vogliono bene, non stanno mai dalla parte del più forte e sono uscite dal muro prima di noi.
Vorrei chiudere citando le frasi di Shoenberg, nella speranza che la massa fatta di persone sempre più deboli, sappia riscoprire e recuperare la sensibilità.
“L'arte è l'invocazione angosciosa di coloro che vivono in sé il destino dell'umanità. Che non se ne appagano, ma si misurano con esso. Che non servono passivi il motore chiamato "oscure potenze", ma si gettano nell'ingranaggio in moto per comprenderne la struttura. Che non distolgono gli occhi per mettersi al riparo da emozioni, ma li spalancano per affrontare ciò che va affrontato. E che però spesso chiudono gli occhi per percepire ciò che i sensi non trasmettono, per guardare al di dentro ciò che solo in apparenza avviene al di fuori. E dentro, in loro, è il moto del mondo; fuori non ne giunge che l'eco: l'opera d'arte.” (A. Schoenberg)
per SenzaSoste.it
Giuliano Turchi
30 novembre 2009
Hey you (The Wall, 1979 – Roger Waters)
Ehi tu Ehi tu, li fuori al freddo
Sempre più solo e vecchio
Puoi sentirmi?
Ehi tu, buttato lì nel corridoio
con le gambe addormentate e la faccia sempre più triste
Puoi sentirmi?
Ehi tu, non aiutarli a seppellire la luce
non mollare, senza lottare.
Ehi tu, fuori li da solo
seduto nudo li al telefono
mi sfioreresti?
Ehi tu, con il tuo orecchio appoggiato al muro
In attesa di chiamare qualcuno
mi sfioreresti?
Ehi tu, vuoi aiutarmi in questa impresa?
Apri il tuo cuore, sto arrivando.
Ma era solo fantasia.
il muro era troppo alto,
così come puoi vedere.
Per quanto ci provasse,
Non riuscì a liberarsi.
E i vermi gli rodevano il cervello.
Ehi tu, che stai li in strada
a fare sempre quel che ti dicono,
Puoi aiutarmi?
Ehi tu, li fuori oltre il muro,
che rompi bottiglie nel cortile,
Puoi aiutarmi?
Ehi tu, non dirmi che non c’è alcuna speranza
insieme restiamo in piedi, divisi cadiamo.
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