“In una situazione ambientalmente disastrata come quella livornese nessuno sente la necessità di una nuova fonte di inquinamento come quella costituita dalla centrale a biomasse che
Di fronte ad un numeroso pubblico, Medicina democratica ha illustrato il dossier realizzato sull’argomento che riunisce quello che si è riusciti a sapere, naturalmente a cose fatte. L’annuncio dell’inizio del procedimento è stato, di fatto, tenuto nascosto alla cittadinanza visto che non può essere considerato un “avviso pubblico” l’annuncio-francobollo pubblicato su un quotidiano che in città ben pochi leggo,
Nel secondo intervento, Maurizio Marchi, responsabile provinciale di Medicina democratica, ha approfondito la situazione energetica della provincia di Livorno, dove si trovano otto delle nove maggiori centrali per la produzione dell’energia elettrica della Toscana: tre a Livorno (una dell’ENEL e 2 dell’ENI), due a Rosignano (Elecatrabel) e tre a Piombino (una dell’ENEL e due della Edison situate però all’interno dello stabilimento Lucchini). Livorno produce l’85% dell’energia toscana con il conseguente inquinamento. A questa situazione si stanno aggiungendo le centrali a biomasse: due a Livorno (di cui una, quella della Federchimica Green Road, situata a poche centinaia di metri da quella autorizzati ai portuali, dovrebbe partire fra pochi mesi), una a Piombino (funzionante da diversi mesi) e una a Campiglia che deve essere ancora autorizzata. Tutte centrali a “filiera lunga” alimentate cioè da olio di palma proveniente dai paesi sudamericani o asiatici. Si tratta del nuovo business dell’energia creato dai certificati verdi che incentivano le energie rinnovabili.
Proprio di certificati verdi ha parlato nel terzo intervento, Rossano Ercolini, lucchese esponente di punta della Rete nazionale rifiuti zero, che ha ben spiegato il meccanismo perverso che permette a centrali fatte passare come alimentate da fonti rinnovabili di essere remunerate con i contributi statali. Il problema è che i soldi dello stato dovrebbero andare alle fonti realmente rinnovabili (solare, eolico, geotermico, biomasse a “filiera corta” cioè basate non sull’incenerimento ma sul processo anaerobico di materiali reperiti localmente, ecc.) ma in realtà ingrassano l’incenerimento di rifiuti, urbani e industriali, facendo contente le società ex-municipalizzate o i petrolieri, e le biomasse da “filiera lunga”, fondate sullo sfruttamento dei paesi poveri. Ma Ercolini ha fatto anche un’altra importante osservazione: sulla base di semplici calcoli si vede come le centrali a biomasse difficilmente hanno una redditività economica tale da renderle convenienti per gli investitori. Si spiega così il fatto che molte di queste centrali, nate per bruciare oli vegetali, si riconvertono a bruciare rifiuti industriali o CDR, combustibile derivato dai rifiuti urbani. L’osservazione ci rimanda a quanto dichiarato, e mai smentito, dal presidente di Porto Energia e della Compagnia portuali, Raugei, che in una conferenza stampa riportata da Il Tirreno del 1 dicembre 2009 dichiarò che la centrale avrebbe “poi” bruciato anche oli esausti reperiti nel nostro territorio. Vale a dire rifiuti industriali.
Nell’ultimo intervento, Mario Martelli, presidente del Comitato difesa dell’ambiente di Livorno e storico rappresentante del movimento ecologista livornese, ha illustrato, dati alla mano, la drammatica situazione dell’inquinamento a Livorno, snocciolando una serie di tabelle che mostrano chiaramente come Livorno e la sua piccola provincia siano il territorio di gran lunga più inquinato della Toscana con le relative conseguenze in termini di mortalità per cancro e di patologie invalidanti.
All’assemblea hanno partecipato anche alcuni aderenti del Comitato 29 giugno di Viareggio che hanno ricordato l’importanza di tenere i contatti fra i vari comitati di cittadini che nei vari territori si battono contro le sciagurate scelte che provocano inquinamento ma anche disastri come quello di Viareggio che ad otto mesi di distanza non ha ancora indagati anche se sono evidenti le responsabilità delle Ferrovie dello Stato e della società austriaca che gestisce i carri pieni di GPL che hanno provocato il disastro.
Nel dibattito è intervenuto il Comitato contro il rigassificatore che nei giorni precedenti aveva aderito all’iniziativa diffondendo un appello per il coordinamento di tutte le realtà associative che sul territorio si battono per la difesa intransigente dell’ambiente al fine di aprire una sorta di “vertenza Livorno” che metta le amministrazioni locali di fronte alle loro responsabilità nella creazione di un contesto ormai insostenibile. Sono intervenuti, fra gli altri, anche i verdi di Livorno che hanno sottolineato il loro appoggio alle iniziative contro la centrale a biomasse dei portuali e la loro distanza dai verdi istituzionali che a livello regionale sono entrati nel calderone della sinistra radicale che sostiene il candidato del PD, Rossi.
Inviato a Senza Soste da Jack
14 febbraio 2010
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