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È morto a Roma, alle soglie dei 102 anni, Claudio Cianca, grande protagonista della Resistenza e della vita politica e sindacale italiana del secondo Dopoguerra. Cianca era nato a Roma il 4 settembre del 1913. Da sempre attivo antifascista, era stato condannato a 17 anni di carcere per aver fatto esplodere una bomba ad orologeria, progettata per non far danni, nella Basilica di San Pietro, il 25 giugno del 1933. Un atto dimostrativo contro la politica del Vaticano, accusato di favorire il fascismo, compiuto insieme al padre Renato e a Leonardo Bucciglioni.

Dopo dieci anni di carcere Cianca, liberato per via della caduta del fascismo, fu grande protagonista della Resistenza nel Lazio, dirigendo formazioni partigiane prima di Giustizia e libertà e poi garibaldine. Fu nel corso della guerra che aderì al Partito comunista, per il quale fu eletto deputato nel 1953 e rimase in Parlamento fino al 1973. Grande anche il suo impegno per Roma: fu per molti anni consigliere comunale con Giuseppe Di Vittorio e Oreste Lizzadri.

Membro della presidenza dell'Anppia, l'Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti, legò il suo nome alla Cgil, di cui guidò il sindacato dei lavoratori edili e la prima Camera del lavoro dal 1949. Dal '66 al '69 fu infine segretario generale della Fillea.