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PER NON DIMENTICARE

Gli assassini di Víctor Jara saranno processati

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Victor-JaraPer Joan Turner Jara, vedova del cantautore cileno, la decisione dei giudici rappresenta un progresso nelle indagini. Il ministro Miguel Vázquez ha accusato gli ufficiali in pensione Hernán Chacón Soto e Patricio Vásquez Donoso di essere gli assassini del cantautore e il Pubblico ministero militar Ramón Melo Silva di averli coperti.

La Corte d'Appello di Santiago del Cile ha compiuto un ulteriore passo avanti nella sua volontà di giustizia per il cantautore popolare cileno Víctor Jara, torturato prima di essere assassinato dai militari cinque giorni dopo il colpo di Stato della giunta comandata da Pinochet. Il ministro Miguel Vázquez ha annunciato ieri nuovi sviluppi nelle indagini sull'omicidio, avvenuto il 16 settembre del 1973 a Santiago nell'Estadio Chile, che oggi porta il nome dell'artista.

Al momento Vázquez ha mandato sotto processo gli (ex) ufficiali dell'Esercito Hernán Chacón Soto e Patricio Vásquez Donoso, accusati di essere gli autori materiali del delitto, e il pubblico ministero militare Ramón Melo Silva, che li ha coperti: i reati contestati sono il sequestro e l'omicidio di Víctor Jara e dell'ex direttore del dipartimento carcerario Littré Quiroga Carvajal.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Settembre 2014 08:22 Leggi tutto...

Crocifissioni riprese dallo smartphone. Antropologia politica di Isis

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Già da diverse settimane ci chiedevamo in redazione cosa fosse Isis. Nel frattempo, oltre alla proclamazione dello stato islamico, piovevano immagini di esecuzioni, di decapitazioni, di feroci conflitti tra Siria ed Iraq. Questo articolo, che poi verrà rielaborato in forma di saggio e riversato sul sito academia.edu, cerca di rispondere a diverse domande su Isis al di là della contingenza giornalistica. Il lavoro è diviso in due sezioni. La prima, (Immagine, antropologia e politica di Isis) cerca di fissare delle categorie analitiche di lettura all'interno del concetto di barbaro, di immagine, di antropologia del politico. La seconda (Fonti di Isis)  si occupa di commentare alcune fonti selezionate, video e articoli, prodotte da Isis o che riguardano materiale che tratta questo argomento. L'uso della dizione "Isis" invece che di quella, più corretta di "Is" (Islamic State, stato islamico) è dovuto alla sua maggiore diffusione. E anche alla forte evocatività, dovuta all'omonimia con Isis, la divinità egizia che si narrava proveniente dall'oltretomba. Suggeriamo a chiunque sia interessato a studiare i video linkati di scaricarseli visto che i link cambiano velocemente. A volte anche in poche ore. Per cui per i link che risultano vuoti si consiglia di cercare nella memoria cache di Google. Il materiale che arriva a disposizione di chi legge è comunque significativo.
Buona lettura e non dimenticate di sostenere i media indipendenti, baluardo dell'analisi di qualità e senza condizionamenti.
 
Redazione - 9 settembre 2014
***
 
 
“Non c’è vera vita quando si è oppressi”
(da Saluti dal califfato, a cura di Alhayad Med.Cent.)
 
“The words of the prophets are written on the subway walls/And tenement halls/And whispered in the sound of silence”
(TheSound of Silence, Simon & Garefunkel)
 
  1. Immagine, antropologia e politica di Isis

FeatureNel recente testo collettivo Barbarie: la nostra civiltà è al tramonto? (a cura di Ivano Dionigi, Bur, Milano, 2013) non si registrano interventi memorabili. Certo, interessanti, ma sempre in linea con la produzione degli autori (Givone, Rodotà, Cavarero, Cardini) chiamati al ciclo di seminari del 2012, del dipartimento di italianistica dell’università di Bologna, di cui il testo è trascrizione. È invece degna di attenzione l’anteprima del curatore che fissa, in poche pagine, almeno tre definizioni di "barbaro" che ricorrono nella cultura classica prima e in quella occidentale poi. La prima proveniente dall’Iliade di Omero dove il barbaro, barbaros è colui “le cui parole somigliano ad un balbettio”, di qui la stessa onomatopea in latino tra barbarus (appunto, barbaro) e balbus (balbuziente). La seconda è la definizione di barbaro tratta dalla Politica di Aristotele, dove barbaro è concetto usato per un popolo generalmente asiatico, superstizioso, ignorante ed incline alla schiavitù. Un frame cognitivo che sembra tratto da 300 solo che, a differenza della serie sceneggiata da Frank Miller e Zack Snyder, nella Politica di Aristotele si teorizza, ad occidente, la naturalità della schiavitù. Nell’amministrazione dello stato secondo Aristotele, la Politica è infatti un testo amministrativo, si pensa infatti a un tipo di integrazione tra stato e popolazione entro una naturale funzionalità di barbarie e schiavitù. La terza definizione di barbaro viene invece da Marcel Proust: non colui che non conosce la civiltà ma colui che, avendola conosciuta, ne tradisce i valori. Le tre categorie di barbaro, che si sono diffuse e formate su strati di sapere differenti tra loro, arrivano ai giorni nostri, tra breaking news e rammemorazioni ataviche, e sembrano comporsi per definire Isis. Per cui Isis è barbara perché le parole dei suoi militanti magari sembrano un balbettio di lingue incomprensibili, e perché si mostrano inclini alla superstizione e alla schiavitù (sottomettendosi incondizionatamente alla parola del corano interpretata in modo radicale). Inoltre, nella continua attenzione mediatica sui militanti Isis provenienti da occidente, si applica la categoria più moderna di barbaro: quella che si riserva a colui che ha conosciuto la civilizzazione e ne tradisce i valori.

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Ultimo aggiornamento Sabato 13 Settembre 2014 17:08 Leggi tutto...

9 settembre 1976: muore Mao Tse Tung

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tratto da http://www.infoaut.org/

"Un comunista deve essere di ampie vedute, sincero, leale e attivo, deve mettere gli interessi della rivoluzione al di sopra della 9 settembresua stessa vita e subordinare gli interessi personali a quelli della rivoluzione; sempre ed ovunque, deve essere fedele ai principi giusti e condurre una lotta instancabile contro ogni idea e azione errata ; deve pensare più al Partito e alle masse che agli individui, più agli altri che a se stesso . Solo così può essere considerato un comunista. Noi comunisti siamo come i semi e il popolo è come la terra. Ovunque andiamo, dobbiamo unirci al popolo, mettere radici e fiorire in mezzo al popolo"

Il 9 settembre 1976 morì Mao Tse-Tung, presidente del Partito Comunista Cinese nonché fondatore e presidente della Repubblica Popolare Cinese.

Mao soffriva, già da alcuni anni, di una malattia degenerativa neuro-motoria e di disturbi respiratori e cardiaci causati dal fumo. Ciò non gli impedì di compiere un'opera ricompositiva sia in politica interna che in politica estera nell'ultimo periodo della sua vita, portando a termine, con successi alterni, la Grande rivoluzione culturale e riallacciando i rapporti con l'Unione sovietica di Brežnev.

La morte del "grande timoniere" lasciò un'eredità politica assai frammentaria nella Cina comunista, che vedeva contrapposte le diverse anime del Partito, fino a quel momento rimaste per lo più sopite.
Alla sinistra del PCC si trovava la cosiddetta "Banda dei quattro" (nella quale si trovava anche Jiang Qing, vedova di Mao e sua quarta e ultima moglie), che si consideravano i diretti continuatori della politica di Mao e della sua Rivoluzione culturale e auspicavano la continuazione di una politica di mobilitazione della masse proletarie rivoluzionarie, in particolar modo gli studenti e le Guardie rosse.
L'ala destra era invece divisa in due gruppi: i restaurazionisti guidati da Hua Guofeng, che sostenevano il ritorno ad una pianificazione centralizzata in stile sovietico, e i riformatori, guidati da Deng Xiaoping, che volevano una revisione dell'economia cinese, basata su politiche pragmatiche, e la de-enfatizzazione del ruolo dell'ideologia nel determinare le regole politiche ed economiche.

Inizialmente lo scontro per l'eredità di Mao fu vinta dai restaurazionisti, con Hua Guofeng presidente della Repubblica Popolare fino al 1980 e segretario del PCC fino al 1981. Il 6 ottobre 1976, Hua annunciò un tentativo di colpo di Stato da parte della "Banda dei quattro", che fece arrestare insieme a numerose persone vicine alle loro posizioni. Nel 1981 i quattro furono processati e accusati di tutti gli eccessi della rivoluzione culturale e di attività anti-partito con pene che andavano dall'ergastolo al carcere a vita.

In un documento pubblicato il giorno stesso della morte di Mao Tse-Tung, i "quattro" dichiaravano:

(...)Dobbiamo continuare a portare avanti il lavoro di Mao Zedong, persistendo nella linea politica e diplomatica rivoluzionaria. Dobbiamo persistere nell'internazionalismo del proletariato e rafforzare l'unione tra i partiti e le organizzazioni politiche marxiste-leniniste in tutto il mondo, e rafforzare l'unione tra il popolo cinese, i popoli di tutti i paesi e in particolare di quelli del terzo mondo, unendo tutte le forze possibili a livello internazionale e portare avanti fino alla fine la lotta contro l'imperialismo, l'imperialismo socialista e il revisionismo moderno.
Non saremo mai alla ricerca dell'egemonia né ci comporteremo da super-potenza.
Dobbiamo portare avanti il lavoro di Mao Zedong, studiare diligentemente il pensiero di Marx, Lenin e Mao Zedong, studiare assiduamente le loro opere e lottare per rovesciare completamente la classe borghese e sfruttatrice, utilizzando la dittatura del proletariato per sostituire la dittatura della borghesia e il socialismo per sconfiggere il capitalismo, per far sì che la Cina diventi un grande paese socialista, facendo il possibile per ottenere grandi risultati per le masse e infine per realizzare il comunismo.

Contrariamente a quanto auspicato nel documento, la lotta per il potere verrà invece vinta dalla corrente di Deng Xiaoping, che intraprese una serie di riforme radicali miranti a decollettivizzare l'economia, prima rurale e poi urbana, premiando i lavoratori più attivi e preparati, mantenendo sempre con rigore il principio dell'autorità assoluta del partito contro ogni prospettiva di pluralismo e di liberalizzazione politica. La politica fortemente riformatrice di Xiaoping contribuì a trasformare la Cina nella superpotenza economica votata all'iperproduttività che conosciamo oggi.

Qualche giorno dopo la morte di Mao Tse-Tung si tennero a Pechino i funerali, seguiti con cordoglio da oltre un milione di persone. In seguito la salma del leader cinese fu esposta in piazza Tienanmen per otto giorni, per poi lì rimanere imbalsamata in un mausoleo sullo stile di quelli sovietici e vietnamiti, contrariamente alla volontà di Mao, il quale aveva richiesto di essere cremato.

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Un fascista “pesante” tra gli arrestati per l’omicidio Fanella

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Un fascista “pesante” tra gli arrestati per l’omicidio Fanella

tratto da http://contropiano.org

E’ stato confermato che tra i due arrestati per l’omicidio di Silvio Fanella, il cassiere della banda Mokbel, c’è Egidio Giuliani. Egidio Giuliani è una vecchia conoscenza del neofascismo italiano. Era tra i fascisti più “cattivi” della sede di via Noto nel quartiere Alberone di Roma. Innumerevoli gli scontri con i militanti della sinistra nelle strade della zona. Ma Giuliani diventa ben presto qualcosa di più di uno squadrista da strada. E’ uno dei soggetti più attivi delle operazioni “false flag” organizzate dai gruppi armati neofascisti. Presentandosi come “terza forza”, proponevano alleanze ai gruppi della sinistra rivoluzionaria, soprattutto a quelli con qualche velleità sul piano armato, infiltrandosi in essi per le immancabili ragioni di acquisizione di informazioni da passare ai soliti servizi segreti e di provocazione. Verso la fine degli anni ' 70, Egidio Giuliani era un militante del Movimento Rivoluzionario Popolare insieme a Sergio Calore (ammazzato quattro anni fa) e Marcello Iannilli.  Finito in carcere associazione sovversiva, banda armata e possesso di armi,, Egidio Giuliani nel maggio del 1982, nel cortile dell’aria del carcere di Novara sfregierà il fascista storico Franco Freda, con un gesto che nel linguaggio della malavita qualificherà Franco Freda come un infame.

Ma perché era finito in carcere Egidio Giuliani? Scrive “Fascinazione” il ben informato blog sulla fascisteria italiana :“Nello sbandamento generale, tra arresti subiti e stragi mancate, si arriva alla fusione tra la rete militare superstite e la banda che fa capo alla personalità carismatica di Egidio Giuliani. Una realtà organizzativa complessa, autonoma ma al tempo stesso organica al discorso strategico di Cla. Questi è un militante di vecchia data, cresciuto nel circolo Nuova Europa di via Noto, un baluardo dell’attivismo missino a Roma sud, la prima realtà ad adottare il simbolo della croce celtica. Le amicizie di Giuliani sono variegate: spaziano dai vecchi integralisti di Europa civiltà impicciati con la massoneria e i servizi segreti (affitterà dei locali dal vecchio parlamentare della destra dc Agostino Greggi) ai fuoriusciti delle Brigate rosse, che in quei mesi stanno costruendo il Movimento comunista rivoluzionario. Dà vita a un’agenzia di servizi, specializzata nella logistica della clandestinità: chiunque ha bisogno di documenti falsi, targhe “pezzottate”, pezzi di ricambio per le armi sa di potersi affidare con sicurezza  a Giuliani, che ci tiene a promuovere un proprio nucleo operativo e iniziative comuni con diverse “batterie” e gruppi di fuoco.”

Nel maggio del 1991 Giuliani viene nuovamente arrestato per possesso di pistola rapinata il 20 febbraio ad un agente della polizia di Stato. Era stato rimesso in libertà a Spoleto nei primi di gennaio del 1991 per indulto e decorrenza dei termini nei precedenti processi ed aveva fatto perdere le sue tracce.

Il neofascista pentito Sergio Calore, ucciso nell’ottobre del 2010, con un piccone, in un casolare nelle campagne di Guidonia, vicino a Roma.) così racconta ai magistrati. di Bologna: “il 14/2/1985: "Venni arrestato nel maggio del 1979 su ordine di cattura della Procura della Repubblica di Rieti che mi accusava di ricostituzione del disciolto partito fascista. Nel luglio di quell'anno, nel carcere di Rebibbia, conobbi Valerio FIORAVANTI, arrestato per porto di pistola al valico di Ponte Chiasso. Stringemmo subito amicizia. In quello stesso periodo erano detenuti con me a Rebibbia Paolo SIGNORELLI, Claudio MUTTI e Renato ALLODI. Venni prosciolto in istruttoria e scarcerato il 13 novembre 1979. Ripresi immediatamente i contatti con esponenti del gruppo di `Costruiamo l'Azione', che si era praticamente dissolto come struttura durante la mia detenzione. In particolare rivedo Bruno MARIANI e con lui mi reco in un cascinale sulla via Prenestina dove erano custodite le armi del nostro gruppo; mescolate con esse vi erano le armi del gruppo GIULIANI-COLANTONI...Vi erano non meno di cento pistole, una quindicina di mitra, bombe a mano SRCM ed ananas, lanciarazzi americani M72 ed esplosivo vario. Vi era questa comunione di armi tra il nostro gruppo e quello di Egidio GIULIANI poiché tra i due gruppi si erano stretti rapporti durante la mia detenzione; in particolare, tra Bruno MARIANI ed Egidio GIULIANI”.

Gli stessi magistrati scrivono “Il momento certamente più significativo dell'avvenuta unificazione operativa fra i resti di Costruiamo l'Azione e la centrale figura di Egidio GIULIANI è dato dal rapporto strettissimo fra quest'ultimo e Gilberto CAVALLINI. Tale rapporto perdurerà e si rinsalderà nel tempo. Ai fini che qui rilevano, giova però osservare come esso fosse già in atto nell'autunno del 1979".

Il coinvolgimento e l’arresto di Egidio Giuliani per l’uccisione di Silvio Fanella, il cassiere della Banda Mokbel, è un indicatore d’allarme rilevante. Continuare a indagare sulla banda Mokbel solo come un gruppo di allegri truffatori sulle fatture false significa impedire di vedere la foresta invece dell’albero. Le piste nere sulle connessioni con la criminalità organizzata e il permanere in servizio della “rete degli uomini neri”, sono ormai davanti agli occhi di tutti, o almeno di quelli che hanno la voglia e la coerenza di guardarci dentro.

9 settembre 2014

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L'estrema destra ora parla "padano"

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Saverio Ferrari - tratto da Il Manifesto

L'estrema destra ora parla "padano"

L’estrema destra in Ita­lia si sta ridi­se­gnando. Un pro­cesso in realtà in atto da tempo. L’esito delle ultime euro­pee ha però impresso un’accelerazione decisa e cam­biato il corso delle cose. L’elemento di forte novità con­si­ste nell’ultima muta­zione della Lega Nord che nei fatti sta sosti­tuendo le altre destre (da Forza Ita­lia a Fra­telli d’Italia) nello sto­rico ruolo di garanti per la galas­sia neo­fa­sci­sta nei ter­mini di coper­ture isti­tu­zio­nali, sdo­ga­na­menti e alleanze elet­to­rali.
Sotto la guida di Mat­teo Sal­vini la Lega ha ripreso vigore inver­tendo un trend pesan­te­mente negativo.

Cen­trale da que­sto punto di vista è stata la decisa virata a destra, una sorta di tor­sione radi­cale che ha oscu­rato tutti gli altri pro­getti col­ti­vati nella pre­ce­dente gestione maro­niana, dall’idea di una macro­re­gione del Nord all’ipotesi dell’attuale sin­daco di Verona, Fla­vio Tosi, incen­trata su un nuovo par­tito tipo Csu bava­rese, regio­na­li­sta e con­ser­va­tore, da col­lo­care nell’ambito del centro-destra, supe­rando in pro­spet­tiva la stessa Lega.
La svolta è con­si­stita, in primo luogo, nel recu­pero pieno di tutti i temi di impianto raz­zi­sta che ave­vano carat­te­riz­zato il par­tito al tempo del con­gresso di Assago. In quell’occasione, era il 2002, si assun­sero uffi­cial­mente da parte di Umberto Bossi tutti i tratti tipici di una for­ma­zione di estrema destra, dal rifiuto della «società mul­ti­raz­ziale» alla «difesa della cri­stia­nità minac­ciata dall’invasione extra­co­mu­ni­ta­ria». La «Pada­nia», in quel con­te­sto, quasi dive­niva “una cit­ta­della asse­diata” entro cui arroc­carsi. In com­penso ai migranti si adde­bi­tava la respon­sa­bi­lità di ogni male, dalla cre­scita della cri­mi­na­lità al dila­gare delle dro­ghe e della pro­sti­tu­zione, fino al dif­fon­dersi di malat­tie vec­chie e nuove.
La let­tura di tipo apo­ca­lit­tico, si vedano le con­clu­sioni di quel con­gresso, si sostan­ziava in un atto di accusa finale nei con­fronti dei «poteri forti» e delle lobby finan­zia­rie intente a mano­vrare, secondo una visione com­plot­ti­sta, i flussi migra­tori per sra­di­care le tra­di­zioni cul­tu­rali e reli­giose di interi ter­ri­tori, in pri­mis delle regioni nor­di­che. Nel ride­cli­nare da parte di Sal­vini que­ste osses­sioni raz­zi­ste si è però prov­ve­duto a cam­biare i desti­na­tari del mes­sag­gio, non più cir­co­scritti ai «padani» ma com­pren­denti l’insieme degli ita­liani. Una svolta di tipo “nazio­na­li­sta” con la quale la Lega si è pre­sen­tata alle euro­pea, riba­dita, pur con qual­che arti­co­la­zione, al recen­tis­simo con­gresso straor­di­na­rio di luglio a Padova. In ciò un ele­mento di indub­bia novità. Per la prima volta nella sua sto­ria la Lega ha tenuto e orga­niz­zato in una cam­pa­gna elet­to­rale ini­zia­tive nelle regioni del centro-sud. In prima fila lo stesso segre­ta­rio. Anche il taglio degli slo­gan è mutato per indi­care il nuovo corso: «Basta tasse, basta immi­grati, no Euro, prima gli ita­liani!». La tra­du­zione in pra­tica delle posi­zioni del Front natio­nal fran­cese con il quale il par­tito di Sal­vini ha stretto un’alleanza in occa­sione del voto. Da qui il supe­ra­mento del seces­sio­ni­smo (vedremo fino a che punto) che ha for­te­mente impat­tato nel mondo dell’estrema destra, che inca­pace di pre­sen­tare pro­prie liste è rifluito in larga parte in quelle della Lega. È stato il caso di Casa Pound, che ha soste­nuto aper­ta­mente nel cen­tro Ita­lia la can­di­da­tura di Mario Bor­ghe­zio, poi eletto con poco più di 5mila preferenze.

L’azione della Lega nei pros­simi mesi si incen­trerà sul rilan­cio dei “for­coni” da porre, que­sta volta, sotto le sue ali. Diversi sono stati gli annunci in que­sta dire­zione. L’idea è quella di una rivolta fiscale, da Nord a Sud, anche come leva per la costi­tu­zione di nuovi sog­getti asso­cia­tivi e poli­tici locali da fede­rare alla Lega stessa, magari, come pre­an­nun­ciato, con nel sim­bolo l’Alberto da Gius­sano. Già si parla di “leghi­sti” sici­liani, cala­bresi o della Tuscia. In que­sto qua­dro il depo­sito in Cas­sa­zione a fine giu­gno di 3 milioni di firme in calce alla richie­sta di 5 refe­ren­dum accom­pa­gne­rebbe su scala nazio­nale que­sta cam­pa­gna. A far da traino nella rac­colta delle sot­to­scri­zioni è stata indub­bia­mente la can­cel­la­zione della “legge For­nero”, anche per richie­dere lo stop ai con­corsi aperti agli immi­grati e la sop­pres­sione di due leggi invise ai fasci­sti, la legge Mer­lin e soprat­tutto la legge Man­cino con il reato di isti­ga­zione all’odio raz­ziale, etnico e religioso.

A finire nell’orbita della Lega è anche Forza nuova, attra­verso un per­corso diverso. Il par­tito di Roberto Fiore è in forte dif­fi­coltà. Tutti gli obiet­tivi pre­fis­sati sono stati man­cati, anche in modo cla­mo­roso, dalle poli­ti­che del feb­braio 2013 (0,26%) alla non pre­sen­ta­zione alle euro­pee di mag­gio data l’incapacità di rac­co­gliere le firme. L’idea di con­ten­dere da destra, in par­ti­co­lare sui temi dell’immigrazione e dell’uscita dall’euro, con­sensi alla Lega, si è risolta in una déba­cle. Da qui un’emorragia, ancora in corso, spe­cie al nord, di qua­dri e mili­tanti pro­prio verso Sal­vini, con la chiu­sura spesso di sezioni sto­ri­che. Non indif­fe­renti, in que­sto sce­na­rio, anche l’accumularsi di debiti e le accuse a Fiore di gestione ver­ti­ci­stica. Per tutti l’approdo si sta sostan­ziando nell’adesione all’associazione Patriae, costi­tuita da un ex espo­nente de La Destra, Alberto Arri­ghi, finan­ziata dalla stessa Lega, la cui fun­zione, al momento, sem­bre­rebbe pro­prio quella di ospi­tare sin­goli mili­tanti e realtà col­let­tive pro­ve­nienti dal neo­fa­sci­smo in crisi.

Il sostan­ziale fal­li­mento di chi pen­sava di poter tra­pian­tare in Ita­lia espe­rienze come Alba dorata o Job­bik si sta nei fatti risol­vendo guar­dando alla “nuova” Lega. Anche alcuni vec­chi “arnesi” sem­bre­reb­bero inte­res­sati. Non a caso due tra i prin­ci­pali pro­ta­go­ni­sti della stra­te­gia della ten­sione, Ste­fano Delle Chiaie, l’ex capo di Avan­guar­dia nazio­nale, e Mario Mer­lino, noto pro­vo­ca­tore, non­ché esperto in infil­tra­zioni, nel ten­tare di rie­di­tare, pur solo in forma asso­cia­tiva, la vec­chia sigla di An, hanno prov­ve­duto a omag­giare osten­ta­ta­mente il “vec­chio came­rata” Borghezio.

Un pano­rama nuovo, quello che si sta deli­neando, desti­nato a inci­dere in pro­fon­dità nell’estrema destra. La prima veri­fica sarà il 18 otto­bre quando a Milano sfi­le­ranno in un cor­teo nazio­nale, pro­mosso dalla Lega «Con­tro gli immi­grati», tanto i leghi­sti quanto tutte le prin­ci­pali sigle del neofascismo.

5 settembre 2014

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Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Settembre 2014 16:55

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