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PER NON DIMENTICARE

Come dall’eversione nera si è arrivati alla Mafia Capitale

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http://www.inventati.org/cortocircuito/wp-content/uploads/2014/12/IMG-2531.jpg

Foto di Luca Massaro.

tratto da http://www.vice.com/it/

Nel dicembre del 1987 quasi tutti i capi storici della Banda della Magliana sono morti oppure in carcere. Massimo Carminati, invece, è sostanzialmente un uomo libero —nonostante la militanza nei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), i comprovati rapporti con la Banda e diversi procedimenti penali in corso. Una mattina viene avvistato dagli agenti in servizio sotto casa di un magistrato sulla Cassia, a Roma. Dentro al palazzo dove abita il giudice, racconta il giornalista Ugo Maria Tassinari in Fascisteria, c’è “la ditta di un amico.” La polizia, che “sospetta che gli uffici servano a coprire un traffico di droga,” comincia a indagare. Gli inquirenti temono sia in corso “un tentativo di riaggregare la banda.”

Proseguendo nelle indagini spuntano altri nomi, inclusi Ettore Maragnoli (tra i primi membri della Magliana) e un anonimo “malavitoso in rapporti con i servizi segreti.” Ci sono dunque quelli che Tassinari definisce gli ingredienti della vecchia banda,” ma manca quell’”impasto di vecchia malavita e nuova criminalità finanziaria capace di trasformare alcune batterie di banditi in una straordinaria holding criminale.”

A distanza di parecchi anni da quel controllo casuale sulla Cassia, l’inchiesta su Mafia Capitale che sta rivoltando la politica romana avrebbe dimostrato che la l’holding criminale è diventata una realtà in grado di pilotare appalti, decidere nomine in Campidoglio, mangiarsi risorse pubbliche e assoggettare al suo controllo intere zone della Capitale.

Nella sconfinata ordinanza di custodia cautelare che ha portato agli arresti 37 persone (gli indagati sono più di cento, tra i quali spiccano Gianni Alemanno e politici di vari schieramenti), il gruppo capeggiato da Carminati viene descritto come “il punto d’arrivo di organizzazioni che hanno preso le mosse dall’eversione nera, anche nei suoi collegamenti con apparati istituzionali, che si sono evolute, in alcune loro componenti, nel fenomeno criminale della Banda della Magliana, definitivamente trasformate in Mafia Capitale.”

Lo stesso Carminati ha descritto l’organizzazione con l’ormai famosa teoria del “mondo di mezzo”—ossia un mondo, come scrive il gip Flavia Costantini, in cui “si realizzano sinergie criminali e si compongono equilibri illeciti tra il mondo di sopra, fatto di colletti bianchi, imprenditoria e istituzioni, e il mondo di sotto, fatto di batterie di rapinatori, trafficanti di droga, gruppi che operano illecitamente con l’uso delle armi.”
Le carte dell’inchiesta delineano uno scenario in cui ex terroristi si siedono tranquillamente a tavola con politici e imprenditori, poliziotti che fanno soffiate al Cecato e ascoltano ammirati le sue storie di malavita, ex camerati che per questioni di soldi si minacciano tra loro con frasi come “mo o famo strilla’ come un’aquila sgozzata,” dipendenti comunali che nascondono le mazzette in buste intestate del Comune e cooperative rosse che gestiscono l’accoglienza dei rifugiati e i campi rom e si accordano sottobanco con i politici di centrodestra per sfruttare un business che “rende più del traffico di droga.”

L’attuale groviglio di criminalità e affari che controllerebbe la Capitale, come ricostruito dai carabinieri dei Ros, ha la sua origine negli anni di piombo. Per cercare di capire come dallo “spontaneismo armato” si sia potuti passare alla criminalità organizzata abbiamo sentito Guido Caldiron, giornalista esperto di estremismo politico e autore di molti saggi sul tema, compreso l’ultimo libro Estrema Destra. Chi sono oggi i nuovi fascisti?

“Al di là degli elementi strettamente giudiziari,” inizia Caldiron, questa inchiesta è una “fotografia di un ambiente tendenzialmente legato all’alta borghesia,” in cui i “rampolli della Roma Bene alla fine degli anni Settanta passano dalle sezioni dell’MSI a una clandestinità molto particolare”—quella dei NAR, appunto, che non avrà mai la compattezza di una vera organizzazione.

“Il gruppo romano dei NAR era per molti versi un gruppo di sbandati, ma sbandati di ceto molto alto, quindi con protezioni e coperture,” prosegue Caldiron. E infatti, molto spesso i camerati si rinfacciano tra loro che i soldi delle rapine, in teoria recuperati per organizzare la clandestinità, vengano spesi in cene, viaggi, macchine di lusso o droga—un comportamento non adatto a dei “soldati politici” in guerra contro lo Stato.

Lo stesso Carminati—che in certe intercettazioni appare come un boss di vecchio stampo che si rifiuta di fare soldi con la droga—si lamenta più volte con i suoi interlocutori per l’accostamento al traffico di stupefacenti: “Finché mi dicono che sono il re di Roma mi sta pure bene, come l’imperatore Adriano, però sugli stupefacenti non transigo”. Naturalmente non è solo “l’etica” a muovere er Cecato. “Le carte ci dicono,” puntualizza Caldiron, “che la droga entra in questa inchiesta in connessione con la mafia; sono gli altri ‘Re di Roma‘ legati al traffico di droga, perché nella divisione delle competenze rispetto alla gestione della criminalità il gruppo di Carminati fa altro.”

Tornando al ritratto di famiglia del neofascismo romano, se da un lato ci sono i combattenti-guerrieri—personaggi sanguinari come Valerio e Cristiano Fioravanti, Alessandro Alibrandi e lo stesso Carminati (che non a caso, come emerge dalle conversazioni registrate dai carabinieri, considera quelli della Magliana una “banda di accattoni e straccioni”)—dall’altro ci sono “figure che continuano a fare politica normale o semplicemente continuano le carriere alle quali il loro ceto li ha predestinati.”


Il covo di Cristiano Fioravanti (NAR) dopo il suo arresto nel 1980. Via.

“In qualche modo si rinsalda,” spiega Caldiron, “un legame che è quello che l’inchiesta di Pignatone rende esplicito: rapporti e sodalizi che prima ancora che criminali sono amicali, parentali. Questo ambiente romano, prima che una suggestione giornalistica è una realtà.”

A ben vedere, però, un simile ambiente era stato “sdoganato” da parecchio tempo. “L’elemento chiave è il novembre del 1993, perché lì si vede che, con la macchina organizzativa per la candidatura di Gianfranco Fini a sindaco di Roma, magicamente riemergono tutti—da quello che ha il baretto a Prati a quello che ha la concessionaria sulla Cassia. Si riconnettono alla comunità.”

Questa “consorteria,” insomma, “ha luogo di crescere e maturare dentro uno spazio ventennale. Quelli che non possono essere piazzati da nessuna parte perché hanno un carnet giudiziario troppo pesante vengono usati per attività collaterali, per fare quello che non si può far fare a nessun altro. Altri invece vengono proprio assunti.”

La riemersione raggiunge l’apice tra il 2008 e il 2013 con la giunta Alemanno e soprattutto con Fascistopoli, che Caldiron definisce “il capitolo che precede ‘Mondo di mezzo’.” Lo scandalo delle assunzioni “nere” segna “l’arrivo all’amministrazione della città di persone con cui si possono vantare dei rapporti precostituiti, come Riccardo Mancini [amministratore delegato di Eur S.p.A.].” L’era Alemanno, in un certo senso, segna la conquista della città—dopo cinquant’anni di marginalità politica—di “tutte le generazioni neofasciste”.

“Dentro all’amministrazione ci sono almeno tre generazioni,” spiega Caldiron. L’intero album di famiglia del neofascismo: “Ci sono i coetanei di Alemanno e Mancini che provengono da gruppi come Avanguardia Nazionale, Terza Posizione, che dopo vent’anni si ritrovano tutti in Alleanza Nazionale. Poi c’è quella di tipi come Stefano Andrini, con cui c’è uno scarto di 10 anni, che arrivano alla politica col fenomeno dei cosiddetti naziskin; e infine c’è la generazione di Antonio Lucarelli [ex di Forza Nuova e capo segreteria di Alemanno], coinvolta in affari e vicende su cui si sta ancora indagando, come la questione dei Punti Verde.” E nella giunta Alemanno c’è stato spazio per tutti—non solo per i vecchi camerati.


Alemanno durante una manifestazione del Fronte della Gioventù. Via.

Uno degli “organi apicali” di Mafia Capitale è infatti Salvatore Buzzi, un ex detenuto che ha fondato la Cooperativa 29 Giugno ed è da sempre legato al mondo della sinistra. È proprio grazie a lui che i “fasciomafiosi” (come li definisce il giornalista Lirio Abbate) fanno il salto di qualità. “La presenza di Buzzi,” afferma Caldiron, “apre la possibilità di un intervento su quelli che sono alcuni pezzi dell’amministrazione capitolina e dei servizi che l’amministrazione eroga a vario titolo.”

Il sodalizio tra i “nemici di sempre” (tra gli arresti per Mafia Capitale figura anche Emanuela Bugitti, ex brigatista che lavora nella cooperativa di Buzzi) è inconsueto solo a prima vista. Perché la politica, come chiarisce Caldiron, qui non c’entra nulla: “Il vincolo criminale con Buzzi non nasce da un incontro di persone che provengono, in effetti, da culture politiche diverse, ma semplicemente come elemento d’interesse. Vengono fatte delle campagne acquisti nei confronti di esponenti del centrosinistra che invece di reagire come ci si attenderebbe si mettono d’accordo per spartirsi la torta. Non è una struttura rossobruna, ma un’organizzazione nera che attrae pezzi della politica del centrosinistra.”

Secondo Caldiron, insomma, l’incontro fra Carminati e Buzzi deriverebbe dal fatto che “quest’ultimo non rispondeva ad alcuna logica politica, ad alcun interesse riguardo la tematica della marginalità sociale alla quale lavorava,” perché in fondo la loro unica intenzione era quella di fare profitto (e, visti i bilanci della cooperativa, ci riusciva egregiamente). Il problema, piuttosto, “è che qualcuno di quelli sopra di lui, invece di pensare che Buzzi era un bravo manager che portava tanti soldini in cassa, avrebbe dovuto capire che a Roma le cose non erano proprio in regola.”

E che qualcosa non tornasse, dice il giornalista, era evidente anche in altre due vicende recenti che fanno da “precedente” a Mafia Capitale: “lo scandalo Finmeccanica con le sue infinite inchieste e la vicenda di Gennaro Mokbel, che peraltro è imparentata con la prima”. Indagini dove vengono fuori nomi legati all’estrema destra, a cominciare dal Cecato. “Ma lo sai perché Massimo è intoccabile?” domanda Buzzi in una telefonata intercettata. “Perché era lui che portava i soldi per Finmeccanica! Bustoni di soldi! A tutti li ha portati Massimo!”

Nei documenti giudiziari è citato anche un importante personaggio, già indagato per Finmeccanica, che conosceva bene Carminati. “Sono ipotesi tutte da dimostrare”, specifica Caldiron, ma si tratterebbe di una persona che “viene dalla destra giovanile e che, figlio degli ambienti della buona borghesia italiana, ha continuato a fare i suoi studi di giurisprudenza e sarebbe poi arrivato, pare per il tramite della DC, dentro Finmeccanica”. Un percorso simile a quello di Lorenzo Cola, collezionista di cimeli nazisti e “superconsulente” dell’azienda, arrestato nel 2010. Carminati non ha grande stima di lui, perché il faccendiere si sarebbe “buttato pentito”: “Sto cesso”, “sto schifoso”, “sto nazista ribattuto” si sfoga er Cecato nel suo “ufficio” al distributore Eni in Corso Francia.
A una settimana dall’esplosione del caso, le conseguenze politiche (su cui aleggia lo spettro dello scioglimento per mafia della capitale d’Italia) sono ancora imprevedibili. L’inchiesta, infatti, non è ancora finita—anzi, l’impressione è di assistere alle battute iniziali di un qualcosa di molto più grande.

Il “Mondo di mezzo” può essere considerato l’ultimo capitolo in ordine cronologico di quarant’anni di storia della fascisteria romana—l’ultima avventura degli “esuli in patria” che dalla strada sono arrivati direttamente nelle stanze del potere, corrodendo dall’interno quel sistema che molti anni fa non erano riusciti ad abbattere con la lotta armata.

Il tutto, naturalmente, senza mai perdere quello “spirito tribale” che unisce i vecchi camerati, e soprattutto senza dimenticare il vecchio adagio del filosofo tedesco Ernst Jünger : “Meglio delinquenti che borghesi.”

11 dicembre 2014

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Piazza Fontana: la funzione del fascismo eversivo, una lezione ancora attuale

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Piazza Fontana: la funzione del fascismo eversivo, una lezione ancora attuale

Da contropiano.org

Una pagina nera di storia non ancora conclusa, anzi, di estrema attualità, quella scritta il 12 dicembre 1969. Non è la prima volta che a Bologna veniva presentato il dossier di Contropiano su "Piazza Fontana. Una strage lunga quarant'anni". Ieri, la Campagna Noi Restiamo ha organizzato un dibattito all’Università, con Francesco Piccioni, sul significato politico di quella strage, dopo ormai 45 anni. Una iniziativa che abbiamo voluto appunto intitolare “La funzione del fascismo eversivo. appunti di storia di una lezione ancora attuale".

Per "appunti di storia" si intende l'importanza della memoria, per non dimenticare le responsabilità politiche che stanno dietro a quell'attentato. La ricerca di una verità storica è quello che possiamo fare quando la verità giuridica viene sistematicamente negata in questo paese attraverso i segreti di Stato, gli omissis, i depistaggi. Ed è per questo che la ricostruzione storica diventa strumento politico di riappropriazione di verità e identità di classe.

Quella di ieri è stata una serata di dibattito e confronto, tra chi quella storia l’ha vissuta e chi l’ha solo sentita raccontare.

La colpevole falsità della vulgata del "doppio Stato" o dei "servizi deviati", sostenuta anche dalla sinistra istituzionale di allora, ma anche da quella di oggi. Non una parola è stata pronunciata da chi poteva fare un minimo di chiarezza su quella vicenda, ed è stato praticamente nullo il risultato della desecretazione degli archivi di Stato decisa dal governo, in merito alla strage di Piazza Fontana. Il governo Renzi si è vantato di aver tolto il segreto di Stato sulle stragi di quegli anni, ma nulla tra i documenti messi a disposizione chiarisce le posizioni e le responsabilità dei veri colpevoli. Oggi come ieri, in Italia occorre fare i conti col fascismo e con i suoi malsani intrecci con le istituzioni dello Stato e la criminalità organizzata. “Chiunque voglia cambiare il mondo, va reso cosciente di ciò con cui si ha a che fare”, dice Piccioni, e la storia di Piazza Fontana rende esplicito quanto possa essere pericoloso, subdolo e infame il nemico da combattere.

La lezione ancora attuale è quella della pericolosità di riflussi fascisti che, mancando il fascismo storicamente di una teoria organica, possono essere tirati fuori dal cappello a piacimento quando possono servire al loro vero e unico scopo: l'aggressione anche violenta contro la classe lavoratrice e le istanze di cambiamento sociale. Proprio in questi mesi vediamo una Lega Nord ristrutturarsi intorno al concetto di Nazione e stringere rapporti tossici con i fascisti dichiarati di Casa Pound e di altri gruppuscoli. Dall’altra parte il Pd renziano, che pure si descrive come baluardo contro i movimenti xenofobi e di estrema destra, propone in realtà la chiusura degli spazi democratici, sviluppa il ritorno all’idea di una economia corporativista, lavora alla sottomissione dei  lavoratori alle logiche del precariato a vita e della disoccupazione in nome dell’unico bene comune riconosciuto dal governo e dalla classe dirigente nella sua interezza: il dogma dell’appartenenza all’Unione Europea, “grande comunità di destino che ci renderà piu uguali” (e piu sudditi delle sue politiche imperialiste).

Video: Intervista a Francesco Piccioni

Leggi anche: Italia. Una strage lunga quaranta anni 
 
12 dicembre 2014
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Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Dicembre 2014 14:26

Il mondo di mezzo è lercio. Ma il mondo “di sopra”?

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Il mondo di mezzo è lercio. Ma il mondo “di sopra”?

Foto Pizzi - da Dagospia - Un'immagine che vale un immaginario, ma che non ha alcun rapporto con l'inchiesta romana

Sergio Cararo - tratto da http://contropiano.org

I magistrati che hanno avviato la clamorosa inchiesta sull’intreccio tra malavita, politica e affari nella Capitale, hanno chiamato questa operazione “Mondo di mezzo”. La denominazione è stata mutuata dall’intercettazione di un boss della fascio-malavita che così definiva la propria “posizione di rendita”. Ci sono quelli che stanno sopra e quelli che stanno sotto, nel mondo di mezzo ci sono quelli chiamati a fare il lavoro sporco a favore del “mondo di sopra” a tutto discapito di quelli di sotto. Sintesi perfetta, ancorché involontaria, del ruolo storico dei fascisti: braccio armato dei padroni (un secolo fa i latifondisti e poi gli industriali, oggi palazzinari e finanzieri).

A fare questo lavoro sporco, come abbiamo denunciato e documentato in questi quattro anni su Contropiano, c’è un’area grigia fatta da malavitosi e fascisti, mazzieri e pistoleri, soldati e boss che interagiscono con “la politica”, il mondo delle imprese – cooperative, industriali, finanziarie o di servizi – o le aziende municipalizzate per ottenerne benefici economici in cambio di fette di consenso politico, gestione dei “problemi” non sempre risolvibili a rigor di legge, ecc. Con le spicce quando serve, oliando con i soldi funzionari, dirigenti, assessori o sindaci quando è possibile; e in modo totalmente trasversale con la destra (dove ci sono vecchi amici e camerati), con la "sinistra" (dove identità e dignità politiche sono state soppiantate da figure mediocri ma rampanti).

Il mondo di mezzo appare dunque lercio per autodefinizione, soprattutto quando è fatto da personaggi (fascisti o meno che siano) che animano i pogrom contro immigrati e rom nelle periferie e poi si scopre che ci campano sopra, gestendo il “business dell’accoglienza”. “Si guadagna di più con gli immigrati che con il traffico di droga”, dice in un'intercettazione uno degli arrestati, a modo suo un boss dell’”assistenza sociale”, nuova e purulenta piaga coincidente con aziende e cooperative del “terzo settore”, l’unico beneficiario – privato - dello smantellamento del welfare e dei servizi sociali pubblici. Quello a cui Renzi vorrebbe affidare tutto in nome di una sussidiarietà alla rovescia, tanto per intendersi; eliminando lo Stato a favore dei “mezzani”.

Ma questo è ancora soltanto il mondo di mezzo.

Dalla conferenza stampa della Procura di Roma la sensazione è che sia ancora poca roba. Manca infatti il convitato di pietra: il mondo di sopra, quello citato esplicitamente da Carminati come il “committente” della sua personalissima “intermediazione non convenzionale”. Diciamola così:è possibile un'indagine a Roma sull’intreccio tra malavita, affari, politica, amministrazioni locali, aziende del terzo settore, che non incontra mai i palazzinari? Può tenere fuori il nucleo centrale di quella borghesia romana atipica che su rendita fondiaria e cemento ha fondato fortune e imperi economici che fanno ancora il bello e il cattivo tempo nella Capitale? Si può evitare di vedere quelle cene o feste di compleanno in cui trovi insieme assessori di destra o “di sinistra”, consiglieri regionali-provinciali-comunali “ambidestri” e costruttori vecchi e nuovi, magari imbronciati tra loro e bisognosi di un "aiutino", un terreno da rendere edificabile, uno scambio? E si può evitare di dare un’occhiata al piano regolatore della Giunta Veltroni o alle varianti urbanistiche di Alemanno e Polverini, in parte riprese anche da Zingaretti, che hanno gettato sul territorio milioni di metri cubi di cemento, tirando su palazzi senza servizi che oggi rimangono vuoti in attesa di tornare utili per qualche “emergenza” o una banale “sanatoria”?

Ci permettiamo di suggerire alla Procura di Roma un "allargamento di vedute" nelle inchieste sul malaffare a Roma, nel rapporto tra costruttori, politica, malavita e amministrazioni locali.

Ad esempio: la vicenda dei Piani di Zona per l’edilizia convenzionata, esplosa di recente anche sul piano giudiziario, o dei fondi Sgr sulle case degli enti previdenziali, allargherebbe sicuramente l’orizzonte dal mondo di mezzo al mondo di sopra.

Sarebbe utile buttare un occhio sulla vicenda dei Punti Verde Qualità, delle cui opportunità di business si parla esplicitamente in una telefonata tra l’imprenditore “nero” Mokbel e il boss della malavita del litorale, Fasciani.

Sarebbe interessantissimo non lasciar andare in prescrizione le indagini sui biglietti dell’Atac clonati, distribuiti parallelamente a quelli ufficiali, che hanno fruttato 68 milioni di euro ai “fortunati” beneficiari (bipartisan, naturalmente), invece che alle casse di una azienda municipalizzata di trasporto oggi alle prese con un deficit stellare.

Sarebbe auspicabile dare un’occhiata da vicino ai concessionari e proprietari della “Las Vegas” di case del gioco d’azzardo legalizzato, delle palazzine gonfie di slot machine, dei casinò all’amatriciana, sorti come funghi nelle ex fabbriche e capannoni della Tiburtina Valley, della Prenestina, ecc.

Sarebbe opportuno incrociare le indagini con la Corte dei Conti per sapere perché, se il Ministero dei Beni Culturali decreta che l’aggio dei concessionari privati nelle attività di gestione dei beni archeologico-culturali non deve superare il 30%, ben il 68% del valore di ogni biglietto per il Colosseo o altri musei riempie le casse di società private invece di quelle pubbliche.

Sarebbe sensato anche verificare la correttezza del progetto per l'Autostrada Roma-Latina (già prenotata in “concessione” ai privati) e la cui gara di assegnazione dei lavori vede i grandi del mondo di sopra asfaltare i piccoli del mondo di sotto.

Infine, ma non per importanza, sarebbe opportuno andare a vedere un po’ più da vicino il mondo delle cooperative, in cui sono prosperati specularmente precarietà per chi ci lavora, arricchimenti personali degli amministratori e degrado dei servizi sociali offerti al posto dei servizi pubblici.

Ci sarebbe dunque tanto, tanto materiale per esplorare da dentro anche il "mondo di sopra". Per i magistrati si pone però un problema. Il governo, ad esempio, ha varato due decreti - Il Decreto Lupi sulla casa e il Decreto Sblocca Italia - che consegnano nella mani del "mondo di sopra" tutte le carte da giocare, impippandosene dei “lacci e lacciuoli” previsti dalla legge. Su entrambi incombe l'indignazione popolare. E sul secondo anche le preoccupazioni dell'Autorità Anticorruzione, visti i varchi che offre al riciclaggio di denaro.

Ma se queste sono le leggi, questa diventa la legalità formale. E se queste sono le regole, siamo ormai di fronte e dentro un sistema, una governance della politica, dell'economia e della società. Diventa allora troppo facile dare in pasto all'opinione pubblica il solo mondo di mezzo salvaguardando però il Mondo di sopra.

Questo mondo di sopra si presenta ormai come “nè di destra, né di sinistra”, è contemporaneamente fascista e sedicente antifascista (come disse un lungimirante Pasolini). E’ il mondo degli interessi materiali di quelli che vivono, appunto, nel mondo di sopra e che – per gestire i sempre conflittuali rapporti tra il proprio mondo e “quelli di sotto” - hanno arruolato da sempre un lerciaio di mercenari, mazzieri e mercanti per “mantenere le distanze”. Anche a Roma.

5 dicembre 2014

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Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Dicembre 2014 23:57

Roma. Arresti e indagati eccellenti nel blitz contro la fascio-malavita connection

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Roma. Arresti e indagati eccellenti nel blitz contro la fascio-malavita connection

tratto da http://contropiano.org

I numeri e la notizia sono clamorose ma non sorprendenti per chi conosce la 'politica' nella capitale. Ben ventotto persone sono state arrestate questa mattina a Roma nell'ambito di un'inchiesta sulla attività di gruppi criminali nella Capitale (in particolare della 'ndrangheta calabrese ma anche camorra), denominata operazione "Mondo di mezzo".
Sorprende molto relativamente che tra gli arrestati ci siano anche l'ex amministratore delegato dell'Ente Eur, il noto fascista Riccardo Mancini, l'ex amministratore delegato dell'Ama Franco Panzironi (uomo di destra e di Alemanno), c'è poi - se non è un caso di ominimia con un avvocato romano - anche Fabio Gaudenzi un fascista rimasto ferito durante una rapina alla banca di via Isacco Newton nel 1994, ed infine c'è l'ex “nero” della Banda della Magliana Massimo Carminati che controlla le attività criminali nella zona centro-nord della Capitale nel quadro del “patto a quattro” tra i diversi clan della malavita organizzata. Non sappiamo quanto sorprenderci che tra gli arresti figuri anche Luca Odevaine che fu Capo di Gabinetto di Veltroni quando era sindaco di Roma. Il fatto che sia stato arrestato e non solo indagato lo colloca tra le persone sulle quali sarebbero state rilevati indizi più gravi.
Indagati ma non arrestati anche Luca Gramazio (il capogruppo in Regione per Forza Italia), Eugenio Patanè, consigliere regionale Pd e Mirko Coratti (Pd), presidente dell’Assemblea capitolina.

Sorprende molto relativamente poi che tra i 37 indagati nell'inchiesta della Procura di Roma ci sia anche l'ex sindaco di Roma, ex Ministro dell'Agricoltura ed esponente di Fratelli d'Italia, Gianni Alemanno.
All'ex sindaco - prima Msi, poi An, poi transitato nei contenitori berlusconiani e approdato recentemente alla creatura di Giorgia Meloni - i giudici contestano il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli inquirenti hanno proceduto anche alla perquisizione dell'abitazione di Alemanno mentre altre perquisizioni sono state realizzate negli uffici della Regione Lazio e del Comune dove le giunte della destra “de panza e de governo” sono state al potere negli ultimi anni.
Secondo i magistrati si è in presenza di una vera holding criminale che spaziava dalla corruzione, per aggiudicarsi appalti, all'estorsione, all'usura e al riciclaggio. Un sodalizio radicato a Roma in cui una funzione centrale ruota intorno all’ex Nar ed ex Banda della Magliana Massimo Carminati. Oltre ai 28 arrestati, come scrivevamo, sono indagate altre 37 persone, alle quali la Procura di Roma contesta i reati di associazione di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati.   

La Guardia di Finanza starebbe inoltre eseguendo un decreto di sequestro di beni riconducibili agli indagati, emesso dal tribunale di Roma, per un valore di circa 200 milioni di euro. Da alcune fonti emerge che l’indagine era in corso da anni (dal 2010), durante i quali sono stati accumulati riscontri e documenti che hanno fatto scattare il blitz di questa mattina, un'operazione che sembra confermare clamorosamente le denunce e le inchieste di questi tre anni portate avanti anche del nostro giornale sulle strette connessioni tra fascisti, malavita e gruppi mafiosi a Roma. Connessioni che hanno goduto anche di facilitazioni bipartizan durante le giunte guidate dal centro-sinistra, quando i costruttori, palazzinari e affaristi di ogni risma hanno avuto mano libera sulla Capitale.

2 dicembre 2014

Vedi le inchieste di questi anni su Contropiano:

Arresti per mafia e corruzione. Ancora una volta spunta un fascista

Fascisti e malavita. Nuove conferme

Il lavoro sporco dei fascisti del terzo millennio

Piste nere nella guerra di mala

Fascisti de panza e de governo

Doppio mal di pancia nella fascisteria

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Ultimo aggiornamento Martedì 02 Dicembre 2014 19:41

1 dicembre 1999: 15 anni fa la rivolta a Seattle

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seattle 1999tratto da http://www.infoaut.org

Tra la fine di Novembre e l'inizio di Dicembre del 1999 si doveva svolgere a Seattle il WTO Millennium Summit, farsa autocelebrativa del neoliberismo più becero; da subito raggiunsero la città decine di migliaia di persone con il dichiarato obbiettivo di non far svolgere il vertice.

L'apparato repressivo messo in piedi per l'occasione era impressionante, migliaia di poliziotti in tenuta antisommossa supportati dai mezzi blindati della guardia nazionale; inoltre era stata imposto il divieto assoluto di entrare nella zona dove si sarebbe svolto il summit ed era stata vietata la vendita in tutto lo stato di Washington di maschere antigas.

La mattina del 30 novembre i manifestanti, partiti con due cortei contemporaneamente da nord e da sud della zona rossa, riuscirono a circondarla impedendo ai delegati di raggiungere la zona del summit. Così facendo, riuscirono a tagliare in due lo schieramento della polizia che in parte era schierata all'interno della zona rossa tagliandoli fuori dalla linea dei rifornimenti.

Durante i cortei partirono diverse azioni volte a sanzionare i simboli del capitalismo: furono distrutte banche, sedi di multinazionali, negozi di lusso.

La polizia, per cercare di rompere i blocchi, attaccò i manifestanti con cariche, gas lacrimogeno e spray urticante in diversi punti della città non riuscendo comunque, se non in parte, a disperdere l'accerchiamento della zona rossa.

L'episodio più grave si svolse la sera del 30 Novembre nel quartiere di Capitol Hill, dove la polizia caricò con proiettili di gomma e granate stordenti scatenando poi la caccia all'uomo.

Gli scontri durarono anche il giorno succesivo fino a quando la polizia riuscì a rompere il blocco dei manifestanti da sud permettendo ai delegati di arrivare al centro conferenze dove si doveva svolgere il summit.

Il bilancio degli scontri fu di oltre 600 arresti e centinaia di feriti tra i manifestanti.

Le giornate di Seattle vengono generalmente riconosciute come quelle che diedero il via al ciclo di mobilitazioni contro i vertici internazionali.

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