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PER NON DIMENTICARE

Agosto 1983: il campeggio antinucleare di Comiso

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31 luglio 1983: il campeggio antinucleare di Comiso- parte prima

comiso assembleatratto da http://www.infoaut.org

All'inizio degli anni ottanta Comiso, un comune del ragusano, in Sicilia, conosce uno straordinario ciclo di lotte contro il nucleare ed in particolare contro l'installazione dei missili Cruise (armi dotate di testate atomiche) all'interno della base Nato che sorge nelle vicinanze della cittadina.
È a partire dal 31 luglio del 1983, con l'arrivo di tanti/e compagni/e del coordinamento nazionale antinucleare e antimperialista al campeggio dell'IMAC (international meeeting against cruise), già installato dall'inizio del mese nella vicinanze della base militare, che la lotta conosce i suoi momenti più intensi, che ci fanno guardare a quelle giornate, a quella battaglia vincente, come ad un bagaglio di esperienze per le lotte a venire sui temi della difesa dei territori e dei beni comuni.

Sin dalle prime giornate i compagni e le compagne presenti al campeggio lavorano affinchè l'assemblea diventi il luogo decisionale, il mezzo d'espressione di un movimento popolare e di massa, che parta dal basso, rifiutando ogni delega, per mettere in campo varie e significative iniziative contro la base missilistica.

Si moltiplicano i volantinaggi e i presidi informativi in tutta la cittadina di Comiso e nel territorio circostante, si inaugura una mensa popolare all'interno del campeggio, nella serata del 2 agosto si tiene una partecipata assemblea generale, nella quale tante persone trovano lo spazio per confrontarsi sia sulla situazione politica generale che sull'organizzazione della tre giorni di blocco dei lavori della base militare, fissati dal 6 all'8 agosto.

I momenti di confronto si moltiplicano e con essi il livello del dibattito cresce: il discorso dai missili della base di Comiso si allarga a quello della militarizzazione dei territori e al ruolo che svolge la Nato in questi processi, si trova l'esigenza di collegarsi ad altre esperienze di lotta, si riconosce l'importanza di creare un fronte più ampio tra gli operai e i cittadini che vivono nel territorio per portare avanti la battaglia nel modo più partecipato e forte possibile, scardinando la logica della delega e rifiutando i cappello politico che il PCI vorrebbe mettere sul movimento.

Il successo delle assemblee così come quello delle varie iniziative di volantinaggio e contro-informazione costituisco i primi e fondamentali passaggi che porteranno a far diventare quello di Comiso un movimento reale e che accomunano quella lotta a tanti altri movimenti popolari che in quegli anni ed ancora oggi continuano a lottare e a vincere contro il nucleare e per la difesa dei territori.

4 agosto 1983: il campeggio antinucleare di Comiso- parte seconda

A partire dal 4 agosto 1983 il campeggio antinuclere di Comiso conosce le giornate di lotta più importanti e di più intensa conflittualità contro l'installazione dei missili Cruise (armi dotate di testate nucleari) nella base Nato dell'ex-aereoporto di Magliocco.

Già nella mattinata del 4 agosto vengono arrestati sei militanti antimilitaristi, che erano riusciti ad introdursi all'interno della base Nato attraverso un buco della recinzione.

Da subito la solidarietà da parte di tutto il campeggio è massima e, durante l'assemblea della sera, rifiutando ogni tentativo di dissociazione, si redige un comunicato di solidarietà con gli arrestati (il cui numero, insieme alle altre quattro persone arrestate per lo stesso motivo a marzo e scarcerate solo a luglio, sale ora a dieci), chiedendone l'immediata scarcerazione.

Durante la partecipata assemblea, però, anche molte altre discussioni vengono affrontate in preparazione dell'assemblea organizzata per il giorno seguente nella piazza principale di Comiso. Il cinque agosto, infatti, sin dalla mattina, si moltiplicano in tutta la città i presidi e i volantinaggi che invitano all'assemblea del pomeriggio, la gente esce interessata dalle case, si ferma a chiedere informazione e a discutere con chi porta l'esperienza del campeggio. Ci sono tutti i presupposti per una buona riuscita della manifestazione e, infatti, alle 18 piazza Fonte Diana è gremita di persone. L'occasione si rivela assai efficace per poter comunicare con gli abitanti di Comiso ed invitare, chi di loro non l'avesse già fatto, a partecipare alla vita del campeggio e soprattutto alla tre giorni di blocco dei lavori della base militare che sarebbe partita il giorno seguente.

Il 6 agosto la sveglia del campeggio viene data per autoparlante alle quattro e mezza e tutti si avviano alla base del Magliocco. Inizia così il primo giorno di blocco dei lavori della base militare: vengono presidiate le diverse entrate, striscioni contro la Nato e la militarizzazione del territorio vengono affissi lungo il perimetro delle recinzioni, la strada principale che conduce all'entrata viene completamente bloccata, e, dopo un lungo fronteggiamento, agli automezzi della celere arrivati per dare il cambio e portare rifornimenti all'interno della base non rimane che passare da una strada sterrata per entrare ed uscire.

Nel tardo pomeriggio i vari blocchi vengono smobilitati per tornare al campeggio, dandosi appuntamento davanti ai cancelli per il giorno seguente. Il sette agosto però oltre a continuare i blocchi portati avanti il giorno precedente, si decide di organizzare anche una manifestazione per il Nicaragua, un corteo che vedrà la partecipazione di numerose persone, la cui volontà , esprimendo la propria solidarietà al popolo nicaraguegno, è quella di allacciare la mobilitazione antinucleare di Comiso con le tante altre lotte in Italia e nel mondo.

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Usa-Cuba, aver ragione da cinquant’anni

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Il 20 luglio riaperte le ambasciate di Cuba e Stati uniti, sventola la bandiera cubana a Washington. La gioia dell’ambasciatore che gettò la spugna per ultimo. E che dal ’61 ripete: l’embargo è una sciocchezza

cuba 26 7Roberto Zanini, tratto da Il Manifesto del 23 lug 15

Nel 1961, Wayne S. Smith aveva 29 anni, era terzo segre­ta­rio dell’ambasciata ame­ri­cana a Cuba e sotto le fine­stre del suo uffi­cio all’Avana sfi­la­vano i bar­bu­dos scesi dalla Sierra Mae­stra. Poi tutto finì: amba­sciata chiusa, per­so­nale infi­lato in un ferry e rim­pa­triato, l’inizio di una guerra nella guerra che sarebbe durata più di mezzo secolo. Fatta di feroci san­zioni eco­no­mi­che, atti di ter­ro­ri­smo, vio­lenti con­flitti poli­tici e ancor più vio­lente ope­ra­zioni coperte, per recu­pe­rare quello che la dot­trina Mon­roe defi­niva “il cor­tile di casa”.

E per oltre mezzo secolo, Wayne Smith si è occu­pato dell’Avana: da diplo­ma­tico, da acca­de­mico, da intel­let­tuale, in ogni caso da voce osti­nata e con­tra­ria. Lo hanno snob­bato per anni, iso­lato a pre­di­care con­tro l’embargo, costretto a lasciare il dipar­ti­mento di stato, “tanto Cuba cede”, “tanto Fidel Castro non dura”. Il 20 luglio 2015 è stato il giorno della sua rivin­cita: ria­perte le amba­sciate neg­kli Stati Uniti e a Cuba, sven­tola la ban­diera cubana a Washing­ton e i media all’improvviso lo cer­cano e lo citano, da Time alla Cnn, dal Miami Heraldai talk show radio­fo­nici. Fino al mani­fe­sto.

Nel 1961, quando l’ambasciata ame­ri­cana venne chiusa, ave­vate idea che sarebbe durata più di mezzo secolo?

No, asso­lu­ta­mente no, pen­sa­vamo un paio d’anni, mas­simo tre.

Era l’opinione comune o la sua?

Beh, due o tre anni, anch’io la pen­savo così. Credo che nes­suno, ma pro­prio nes­suno, si sarebbe aspet­tato che que­sta cosa durasse più di cinquant’anni.

Le rela­zioni Usa-Cuba sono par­tite dal punto più basso. Ma nel 1977 Jimmy Car­ter fece un ten­ta­tivo, spe­dendo all’Avana pro­prio lei. Che cosa suc­cesse allora?

Car­ter voleva dav­vero miglio­rare le rela­zioni con Cuba, ini­ziare un dia­logo, e aprì una sezione di inte­ressi all’Avana. All’inizio io ero il secondo, nel 1979 diven­tai il capo. Car­ter era cer­ta­mente inte­res­sato al dia­logo, voleva aprire una rela­zione, ma altri nella sua ammi­ni­stra­zione non lo erano per niente.

Chi?

Zbi­gniew Brze­zin­ski, il con­si­gliere della Casa Bianca per la sicu­rezza nazio­nale. Sem­pli­ce­mente non era inte­res­sato al dia­logo con Cuba, e i cubani non ave­vano alcuna inten­zione di sgan­ciarsi dall’Africa, che era una delle con­di­zioni poste (erano in Angola, in Nami­bia, com­bat­te­vano con­tro il Suda­frica raz­zi­sta, ndr). Quel dia­logo non è andato dav­vero da nes­suna parte, poi venne eletto pre­si­dente Ronald Rea­gan, che non aveva la minima inten­zione di miglio­rare le rela­zioni con Cuba, anzi. Da quel momento, per anni e anni, la poli­tica ame­ri­cana fu di cer­care di iso­lare Cuba, non di cer­care il dialogo.

Non ha avuto molto suc­cesso, que­sta poli­tica: a finire iso­lati sono stati gli Usa.

Pro­prio a causa del rifiuto di impe­gnarsi con Cuba io ho lasciato il dipar­ti­mento di stato. Con l’Avana ave­vamo serie dif­fe­renze, natu­ral­mente, ma pen­savo che il dia­logo fosse meglio dell’embargo con­ti­nuato. Così lasciai il ser­vi­zio estero, diven­tai pro­fes­sore, mi unii al Cen­tre for inter­na­tio­nal policy e dal 1982, per anni e anni — quanti! — ho cer­cato di pro­muo­vere una poli­tica più sen­si­bile nei con­fronti di Cuba. Fino al 2014, sotto la pre­si­denza Obama. Obama ha visto i van­taggi nell’impegno con Cuba, nel cer­care il dia­logo, e alla fine abbiamo mosso un passo, gra­zie agli dei.

Molto alla fine, è il caso di dire.

Adesso abbiamo legami diplo­ma­tici, l’inizio di un rap­porto. Mi lasci dire che c’è ancora tan­tis­simo da fare: l’embargo è ancora in piedi e può essere rimosso solo dal con­gresso, cosa che pren­derà molto tempo, e non solo, abbiamo ancora la base navale di Guan­ta­namo, abbiamo il con­flitto per le compensazioni…

Le com­pen­sa­zioni, cioè le riven­di­ca­zioni di chi venne espro­priato dalla rivo­lu­zione, e i danni pro­vo­cati dall’embargo: sulla carta sono decine di miliardi di dol­lari, sono un osta­colo serio?

Le riven­di­ca­zioni sono lì da anni e sono un tema com­pli­ca­tis­simo, voglio dire che abbiamo ogni sorta di pro­blemi ma almeno abbiamo comin­ciato a par­larne, ad affron­tare gli argo­menti. Ed è un un grande passo avanti.

In que­sti giorni lei è citato da Time, Cnn, Miami Herald e un’altra sfilza di media: com’è la rivin­cita dopo cinquant’anni?

Lo devo pro­prio dire: fa molto, molto pia­cere. Dopo tutti que­sti anni e que­sti pre­si­denti, alla fine stiamo facendo ciò che pre­di­cavo di fare da mezzo secolo.

Per i pre­si­denti repub­bli­cani si capi­sce, ma Bill Clin­ton? Per­ché un lea­der demo­cra­tico non ha fatto nulla su que­sto argomento?

Per­ché Cuba era un’isoletta e noi una grande potenza, alla fine si sarebbe arresa e avrebbe fatto quel che vole­vamo noi. E hanno atteso, atteso e atteso… ma Cuba non cedeva, e tutti sta­bi­li­vano rela­zioni tranne noi. La ragione prin­ci­pale dell’impegno al dia­logo di Obama è che Cuba era diven­tata un’enorme fonte di imba­razzo. Quelli iso­lati era­vamo noi: nel 2014 ogni paese in Ame­rica ormai aveva rela­zioni com­mer­ciali con Cuba, noi era­vamo il solo paese a non averne. Qual­siasi sum­mit sarebbe stato tal­mente imba­raz­zante che Obama ha detto ok, via al dia­logo. Gra­zie agli dei.

All’inizio, dopo l’anatema ame­ri­cano, solo il Mes­sico aveva man­te­nuto legami con L’Avana.

Il Mes­sico l’abbiamo indi­cato noi. Ave­vamo biso­gno di un paese che avesse una linea di comu­ni­ca­zione con Cuba e ci siamo appog­giati al Mes­sico, per anni e anni.

Cosa pensa di Raul Castro? Obama è Obama, ma Raul? Gri­gio buro­cr­tae, “fra­tello di” o vero uomo di stato?

Raul Castro è più prag­ma­tico del fra­tello, un pre­si­dente più pra­tico. Ma nel 2018 i Castro dovreb­bero lasciare il potere, almeno è quel che hanno detto.

Qual­che spe­ranza di vedere l’embargo rimosso entro quella data?

Non credo, serve tempo. E il con­gresso è con­trol­lato dai repubblicani.

Cuba diventa una que­stione di poli­tica interna?

E’ così.

La comu­nità cubana di Miami? Un tempo era poten­tis­sima, e molto disin­volta nell’uso del potere, del denaro, per­sino del ter­rore. Quanto conta oggi?

I son­daggi indi­cano che oggi la mag­gio­ranza dei cubano-americani di Miami è a favore dell’impegno con Cuba. Qual­che anno fa era il con­tra­rio, ma oggi è così. E molti cubani ame­ri­cani hanno comin­ciato a viag­giare a Cuba, che è un’ottima cosa.

Gli Stati Uniti gio­cano dav­vero pulito, o c’è il rischio di qual­che colpo di coda sul sen­tiero della nor­ma­liz­za­zione dei rap­porti? I pro­blemi di poli­tica interna pos­sono supe­rare il tema dell’equilibriointernazionale?

Cer­ta­mente c’è un dato: è dif­fi­cile per il pre­si­dente muo­versi in avanti e miglio­rare le rela­zioni con Cuba, il con­gresso è da con­si­de­rare e molti depu­tati sono tutt’altro che entu­sia­sti dell’argomento. Ma il primo grande passo è stato fatto.

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Conoscerli per isolarli: i fascisti de “La Foresta Che Avanza”

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La-Foresta-Che-Avanza

La Foresta che avanza è l’associazione ecologista di Casa Pound Italia, noto movimento neofascista italiano.

tratto da http://antispefa.noblogs.org/conoscerli-per-isolarli-la-foresta-che-avanza/

Il loro programma ha come primo punto l’essere “contro l’industria della carne” precisando che vogliono “una esistenza e una morte più umana per gli  animali che contribuiscono con la loro vita alla nostra alimentazione.” Non nascondono affatto la loro visione antropocentrica e quindi gerarchica.

Il secondo punto riguarda la lotta alla vivisezione. Questa battaglia, similmente a tutti gli altri gruppi di destra, è  intrapresa soprattutto per motivi scientifici in quanto le metodologie che prevedono la “sperimentazione animale, non creano solamente sofferenza indicibili agli animali, bensì causano gravi danni e ritardi allo sviluppo medico-scientifico“. A tal proposito ricordiamo il Presidio nazionale contro Harlan fatto a Pordenone il 23 Marzo 2013 e una conferenza il 28 giungo 2014 a Terni con ospiti un esponente della sezione locale e molto collaborativa dell’ENPA e il professor Bruno Fedi, un medico attivo nella lotta alla pratica antiscientifica della vivisezione, tra i soci fondatori dal Movimento Antispecista e co-autore del Manifesto per un’etica interspecifica. Noi ci chiediamo come si possa essere antispecisti e dare il proprio contributo alle iniziative neofasciste…
L’altro relatore è Marco Mamone Capria, curatore degli ultimi libri di Ruesch, La medicina smascherata e La figlia dell’imperatrice.

Al terzo punto del loro programma si trova la lotta contro lo sfruttamento degli animali a fine ludico “soprattutto nella lotta contro i circhi” chiedendo “che  le amministrazioni comunali siano sensibili a tale problematica  impedendo nei loro comuni la sosta di questi carrozzoni della  sofferenza“. Riguardo alle innumerevoli sagre e feste, religiose o meno che siano, non se ne occupano, si sa mai che si vada ad intaccare il bacino di voti di Casa Pound.

Organizzano iniziative di pulizia dei giardini o per la richiesta di aree verdi per i cani, anche accanto a esponenti locali di associazioni nazionali come ENPA e OIPA.

striscione

Nello scorso maggio, a Torino, a seguito della denuncia degli esponenti locali dell’ENPA contro gli abitanti di un campo rom accusati di aver devastato e distrutto sale e macchinari di un canile, hanno utilizzato questo pretesto animalista per rinfocolare la campagna di odio contro rom e immigrati, attraverso manifesti comparsi in tutta la città.

Un argomento che dà loro visibilità sono le iniziative contro il randagismo e in favore degli animali da affezione, come la partecipazione alla manifestazione del 3 Ottobre 2013 contro la legge sul randagismo rumena, organizzata da PAE, Memento Naturae e Roma for animals o le giornate di ‘veterinario gratuito’ istituite in alcuni comuni italiani.

Anche riguardo alla tutela ambientale, purtroppo la visibilità di questo gruppo fascista non è più limitata alla festa dell’Albero, voluta da Arnaldo Mussolini e da loro celebrata annualmente, ma cercano di infiltrarsi in molte altre lotte, come quella che si sta volgendo in questi giorni a Retorbido, nel pavese, contro la costruzione di un inceneritore per pneumatici, oppure a Velletri contro una nuova discarica o raccogliendo firme a protezione degli ulivi del Salento.

 casa pound

NOTA SU CASA POUND ITALIA

CPI si definisce come una associazione che si propone di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito. CPI nasce a Roma a metà degli anni ’90, per lo più forte solo nella capitale, grazie al gruppo degli ZetaZeroAlfa di Gianluca Iannone, mentore del movimento.
Attraverso il loro simbolo vogliono recuperare la storia in una loro nuova visione. La tartaruga, indicante longevità e corazzata, rimanda alla formazione a testugo dell’esercito Romano che “dimostrò la sua grandezza conquistando il mondo allora conosciuto, dimostrando che la forza quando scaturita da un ordine verticale e da un principio gerarchico è destinata a dominare le barbarie.” La base ottogonale e le frecce riportano al numero 8 che indica l’infinito che per loro si lega al credo in Dio e, quindi, alla sua potenza.
Nel 2002 occupano il primo stabile ONC (occupazione non conforme) e nel 2003 prendono la prima OSA (occupazione a scopo abitativo). Loro campagne sono: il Mutuo Sociale, riservato agli italiani, Tempo di essere madri in difesa della figura della madre italiana e all’interno della famiglia tradizionale, e Ferma Equitalia. Si contraddistinguono per le azioni eclatanti che colpiscono i media, lo “squadrismo mediatico”, le celebrazioni dei caduti della Repubblica sociale di Salò o dei luoghi dove son stati sepolti, per i tentativi in giro per l’Italia di aprire sedi con rispettive aggressioni armate ai danni di coloro che provano ad impedirlo e ultimamanete contro l’immigrazione. E’ ormai chiara la prossimità con la Lega Nord, dopo ottobre 2014 nella manifestazione a Milano contro l’immigrazione. “Il progetto di Salvini ci interessa. Vogliamo essere gli alfieri della linea politica di Salvini”, dice il vicepresidente di Casa Pound Simone Di Stefano alla rivista l’Espresso.
sovranita-prima-gli-italiani

Casa Pound, insieme ad altri soggetti per lo più fuoriusciti da formazioni politiche come Fratelli d’Italia (a Milano si è trasferita da loro armi e bagagli Roberta Capotosti) ha costituito l’associazione Sovranità, con il simbolo delle tre spighe di grano di mussoliniana memoria. Il programma si basa sulla declinazione del concetto di sovranità nazionale proponendo una sorta di autarchia nel campo energetico e monetario. Alle ultime amministrative del 2015 alcuni esponenti di Casa Pound si sono presentati, infatti, sotto le insegne di Sovranità nelle liste di Salvini.
Attualmente conta quasi un centinaio di sezioni sul territorio italiano, bar, pub e librerie, un gruppo di intervento medico, Il Circuito gruppo di combattimento, La Salamandra gruppo di protezione civile, Sol.Id. gruppo di solidarietà identitaria (che sta facendo una campagna in favore della Siria di Assad portata avanti con gli hammerskin di Lealtà Azione), un gruppo di motociclisti, l’associazione escursionistica La Muvra con diversi gruppi regionali, la web radio Radiobandieranera con redazioni anche all’estero, la web tv Tortugawebtv, il sindacato BLU. Alla fine del febbraio 2010 è stato inaugurato un gruppo di paracadutismo sportivo Istinto Rapace che ricorda Tarricone, e a marzo un gruppo di immersioni subacquee Diavoli di Mare. Questi fascisti del III millennio abbinano il vitalismo squadrista alla comunicazione innovativa, scendono in piazza e amano Che Guevara, per loro un ritorno di fiamma dagli anni ’60.
Il loro gruppo di studenti è Blocco Studentesco, con collettivi in molte città (con pochi membri, tranne che a Roma dove sono numerosi) che si richiamano al primissimo fascismo: quello degli Arditi e del futurismo, di D’Annunzio e del vitalismo squadrista, ma poi sono modernissimi sul terreno della comunicazione nell’idea trasversale del fare politica per campagne e obiettivi.

24 luglio 2015

Fonti:

www.laforestacheavanza.org
it-it.facebook.com/laforestacheavanza
www.casapounditalia.org
antispefa.noblogs.org/files/2014/07/CPI_e_lo_sport_2014.pdf
espresso.repubblica.it/attualita/2014/12/05/news/fronte-nazionale-salvini-cosi-l-altro-matteo-diventa-il-le-pen-italiano-1.191032?refresh_ce
www.movimentoantispecista.org/chi-siamo
www.umbriajournal.com/arte-e-cultura/eventi/foresta-avanza-presenta-vivisezione-falsa-scienza-115303
www.laforestacheavanza.org/2013/10/manifestazione-contro-il-massacro-dei.html

da antispefa.noblogs.org

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Ultimo aggiornamento Sabato 01 Agosto 2015 15:11

La stagione delle stragi. Quella base militare di Verona...

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La stagione delle stragi. Quella base militare di Verona...Sergio Cararo - tratto da http://contropiano.org

La sentenza sulla strage di piazza della Loggia a Brescia, riapre un capitolo della storia recente del nostro paese che, almeno sul piano della verità storica e politica, merita di essere riportato alla luce in moltissimi dei suoi aspetti attinenti alla storia negata, a quegli anni che devono essere in ogni modo o rimossi o maledetti.

Il 17 dicembre 1981 un commando delle Brigate Rosse sequestrava clamorosamente un generale statunitense della base militare Ftase di Verona. Venne liberato il 28 gennaio 1982 da un gruppo operativo dei Nocs (corpi speciali della Polizia). Per raggiungere questo obiettivo non furono risparmiate torture ai militanti delle Br – sia uomini che donne - arrestati prima e dopo il sequestro. Il caso esplose nei mesi successivi e portò all'arresto di un giornalista de L'Espresso, Buffa, che aveva reso pubblici i casi di tortura.

Un anno e mezzo prima, c'era stata la strage con la bomba nella stazione di Bologna nell'agosto del 1980. Non fu l'ultima, perchè tre anni dopo – dicembre 1984 – ci fu quella del treno 904. Insomma la stragione delle stragi di stato ancora non aveva esaurito le sue code velenose e sanguinose.

Nessuno, all'epoca come oggi, si è mai posto la domanda del perchè l'obiettivo di quell'azione fosse un generale statunitense della base Ftase di Verona. Si trattava di una operazione complessa e rischiosa sia per le caratteristiche del bersaglio sia per il contesto politico dell'epoca. Insomma tirarsi addosso non solo la reazione degli apparati repressivi italiani ma anche quelli statunitensi – nel quadro della seconda guerra fredda - significava alzare il tiro ben al di là di quanto fosse avvenuto fino ad allora nel paese. Un comandante della base militare Ftase di Verona, non poteva non sapere che cosa avessero combinato i suoi uomini nei dieci/dodici anni precedenti.

Verona è il comando delle forze terrestri Usa e Nato. In quella fase storica, Verona era il perno del comando degli operativi militari statunitensi e Nato nella frontiera del Nordest, quella di confine con la cortina di ferro dei paesi del Patto di Varsavia, anche se il “nemico” alle frontiere era la Repubblica Federale Jugoslava che con quel patto aveva rotto già dalla fine degli anni Quaranta.

Ma Verona era e resta molte cose. Era e resta il “cuore nero” di questo paese. Non solo perchè era la capitale della Repubblica fascista di Salò ma perchè anche nei decenni successivi è dalle strutture operative in questa città – e nel Triveneto in particolare – che la collaborazione tra fascisti, servizi segreti italiani e statunitensi, carabinieri e forze armate statunitensi produrrà la stagione delle stragi.

Ce lo confermano l'inchiesta del giudice Salvini sulla strage di Piazza Fontana ed ora anche la sentenza sulla strage di Brescia.

Le indagini hanno portato direttamente alla pista degli “amerikani” nel nostro paese come nucleo ideatore della stagione delle stragi e questi agenti statunitensi, almeno quelli emersi dalle indagini, erano tutti in servizio alla base militare Ftase di Verona. Il quadro che ne emerge chiama direttamente in causa nella strategia delle stragi i servizi segreti militari USA (non la Cia), soprattutto quelli di stanza nella base del comando FTASE di Verona, i quali attraverso i loro agenti italiani (Digilio, Minetto, Soffiatti) agivano in modo coordinato con le cellule neofasciste di Ordine Nuovo e con gli apparati dello stato italiano nella “guerra sul fronte interno” contro i comunisti, i sindacati e i settori della DC recalcitranti a trasformare la “guerra fredda in guerra civile”. L’americano supervisore della rete degli uomini neri ha un nome e un cognome: Joseph Luongo ed è l’agente che cooptò nella guerra di bassa intensità anche alcuni criminali nazisti come Karl Hass (con cui Luongo si fa fotografare insieme in un matrimonio). Gli “uomini neri” cioè gli autori delle stragi non erano più di venticinque/trenta persone organizzate su cinque cellule collocate una a Milano e quattro nel Nordest. Ma il perno del sistema operativo era proprio a Verona, lì dove tutto è cominciato ed è difficile dire che sia tutto finito. La morte biologica o l'età avanzata di molti protagonisti non consente oggi di mettere tutte le caselle al suo posto e ricavarne una verità anche giudiziaria che renda giustizia su quanto accaduto nel nostro paese negli anni Settanta, ma che almeno si abbia il coraggio di affrontare la verità storica e politica, senza pagine rimosse o “maledette” che impediscano alle nuove generazioni di comprendere pienamente cosa e perchè è accaduto. In Italia si è combattuta per anni una guerra di bassa intensità che ha fatto molte vittime, ha dispensato secoli di galera per alcuni (i militanti dei gruppi rivoluzionari della sinistra) ma coperture e carriere per altri (i fascisti e gli uomini degli apparati). Un doppio standard che andrebbe ammesso e demolito, almeno dal punto di vista della ricostruzione storica.

23 luglio 2015

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Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Luglio 2015 17:10

La rissa in famiglia: i rapporti perversi tra Casapound e Polizia in via del Casale di San Nicola

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tratto da http://www.militant-blog.org

Il dirigente di piazza degli scontri di via del Casale di San Nicola, Adriano Lauro (nella foto a destra in camicia bianca), è un nome che potrebbe dire poco ai compagni più giovani. Per chi invece ha vissuto le tragiche giornate di Genova, questo nome è impresso indelebile nella memoria collettiva di una giornata, quella del 20 luglio 2001: “Bastardo! Lo hai ucciso tu, lo hai ucciso! Bastardo! Tu l’hai ucciso, col tuo sasso, pezzo di merda! Col tuo sasso l’hai ucciso! Prendetelo!”, gridava l’allora giovane vicequestore Adriano ad un manifestante in piazza Alimonda. Una piazza ormai svuotata di gente e in cui giaceva in una pozza di sangue, non coperto e attorniato da agenti di Polizia il corpo senza vita di Carlo. E quel grido, l’estremo insulto alla morte di Carlo Giuliani, è rimasto negli occhi e nelle orecchie di quella generazione, uno dei simboli di quelle drammatiche giornate. Ne ha fatta di strada Adriano Lauro, fino a diventare alto dirigente di Polizia. Ne ha fatta di strada anche il figlio (evitiamo di riportare il nome visto che il personaggio si sarebbe ritirato dalla vita politica), militante di Casapound almeno fino al 2013.

Ecco che venerdì i loro destini si sono incrociati. Non è il primo né l’unico caso di rapporti familiari perversi tra Casapound e apparati dello Stato. Ma certo, contribuisce in maniera decisiva a spiegare l’irrituale clemenza attuata dai reparti della celere agli ordini di Lauro proprio in via del Casale di San Nicola. Reparti sprovvisti di manganelli, per non dire dei lacrimogeni e di tutto il necessaire che in genere contraddistingue la repressione di piazza nei confronti delle manifestazioni di sinistra. Reparti guidati da un dirigente che si giustificava con i manifestanti del proprio dovere di resistere all’assalto al pullman di rifugiati politici, e che ai suoi blandi ordini rispondeva un reparto ancora meno voglioso di sgomberare l’assembramento. Scene incredibili e che hanno fatto il giro della rete lasciando stupefatti anche i più solerti difensori dell’ordine pubblico. Come dicevamo sabato, una vicenda interna allo stesso ceto sociale, che condivide gli stessi valori e lo stesso voto politico. Da oggi, possiamo dire tranquillamente, una simulazione di conflitto tra familiari, una simpatica sceneggiata in famiglia. Ora si spiega il significato del motto “assaltando rideremo”. Per forza, se dall’altra parte ci sono i tuoi genitori, la serenità d’animo è sempre un incentivo in più per le proprie marachelle.

20 luglio 2015

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Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Luglio 2015 13:21

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